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VILLACIDRO: UN PO' DI STORIA

A cura di Ignazio Fanni
potecariu

 L'AEROPORTO DI TRUNCONI - S'ACQUA COTTA II
1943 - 21 maggio

BOMBARDAMENTO SU TRUNCONI


Il giorno che perdemmo il "Question Mark"
di Frank B. Dean, 380° Squadrone

Frank Dean in un'immagione del 1942Il rituale del vigilare il ritorno dei nostri B-25 dalla missione era iniziato molto prima che la formazione dei 22 aeroplani apparisse come una serie di minuscoli punti neri all'orizzonte.

Occhi ansiosi scrutavano la formazione per vedere se nei suoi ranghi ci fossero dei vuoti che avrebbero indicato che qualche nostro aereo non aveva fatto ritorno.

Ray Conrad, Leon George e io ci accorgemmo, prima di ogni altro commilitone, che mancava un nostro aeroplano.

Non appena scoprimmo uno spazio vuoto di fianco all'ala destra del Capt. Cometh, capimmo che era il Lt. McCormick e il suo equipaggio.
E con questa consapevolezza sopraggiunse quella vecchia familiare sensazione: artigli della paura che graffiano le tue budella unita a quel disgustoso senso di ansietà che quasi ti provoca le lacrime, ti ostruisce la gola e ti opprime il respiro e che ti fa dire :
Signore fa che non sia vero, mentre il desiderio cerca di costringere il cervello a non credere a ciò che gli occhi stavano vedendo.

Obiettivo Sardegna
C'erano due vuoti nella formazione, ma noi eravamo interessati solo in quello che appariva nella sezione dei dodici aeroplani del nostro 380° Squadrone, dove prima il "QUESTION MARK" stava accoccolato nella sua posizione con il Lt. Cromartie per formare lo stormo "A" del Capt. Cometh.
L'obiettivo era l'aerodromo nemico di Villacidro, Sardegna.

La missione del 310° Bomb Group era incominciata con la solita preparazione. Anche se si trattava di una missione serale, Conrad, George, a io ci eravamo alzati presto, avevamo controllato il vano bombe dove grappoli di bombe a frammentazione da 20 libbre pendevano dalle rastrelliere, avevamo ispezionato, fatto i test pre-decollo e reso il nostro aereo pronto per il volo.

I mitraglieri di bordo erano arrivati, avevano stivato i loro paracadute, controllato le loro armi e munizioni prima di prendere i loro posti e chiacchierare in attesa dell'arrivo degli altri componenti l'equipaggio.

Gli ufficiali e i gli addetti alle bombe si erano soffermati al quartier generale per essere ragguagliati sull'obiettivo, l'avvicinamento, la quota, il tempo, la dislocazione della contraerea, le vie di fuga e altri dati pertinenti la missione.

Durante i collaudi pre-volo, dandoci da fare intorno all'aereo avevamo fatto quattro chiacchiere con il Lt. McCormick, ottenendo informazioni sull'obiettivo e la missione, mentre lui ci poneva delle domande circa l'aeroplano.

Il Lt. Norman Toenjes aveva preso posto nel sedile del Co-Pilota per fare i dovuti controlli. il T/Sgt. Dave Richarrdson si era trascinato attraverso il tunnel di metallo sino alla postazione degli addetti alle bombe nel naso di plexiglas dell'apparecchio.

Il S/Sgt. Frank Oliver si era arrampicato attraverso il boccaporto posteriore per fare tutti ciò che deve essere fatto da un Radio Mitragliere per controllare il suo equipaggiamento. Il S/Sg. Antony ("Tony" per gli amici) Leanza lo aveva imitato infilandosi nella torretta superiore per eseguire i controlli finali alle mitragliatrici.
In tempo per il decollo previsto per le tre del pomeriggio, i motori avevano iniziato a fischiare, tossendo fuori il solito fumo bluastro, sino a stabilizzarsi con il familiare suono che i motori Wright "Cyclone", sempre fanno attraverso i corti tubi di scappamento.

Quindi, agitando le mani facemmo all'equipaggio in partenza il nostro saluto finale, che esprimeva la segreta ansia che avevamo per quegli uomini che consideravamo "Nostri". Loro ricambiarono con un mezzo saluto, completando l'altra metà del cerchio che legava loro, l'aereo e noi in un tutt'uno.

Eravamo rimasti a osservare come gli aeroplani avevano rullato sulla pista, avevano sollevato i loro nasi e si erano arrampicati prima in gruppi di tre e poi in gruppi di sei.

Quindi avevano girato in cerchio sul campo fin quando tutti e ventiquattro furono in formazione.

Infine si diressero a Nord-Est verso l'isola di Sardegna, dove gli Italiani avevano rinforzato la loro Regia Aeronauticia (sic) con altri MC.202 e Messerschmitt Bf 109G. Ci auguravamo di riuscire a distruggerli al suolo.

La scorta dei P-38
Noi dell'equipaggio di terra, eravamo stati ad osservare fino a che la formazione si era trasformata in tanti puntini neri all'orizzonte e poi era sparita. Avevamo iniziato a scrutare il cielo molto prima del loro ritorno programmato intorno alle 18 .00.

I bombardieri con i loro P-38 di scorta avevano sorvolato la terra, e poi a bassa quota sulle acque blu del Mediterraneo sino a quando la costa sud-occidentale della Sardegna non apparve come una sagoma scura e indistinta all'orizzonte.
A quel punto, i bombardieri si strinsero ancora di più nella loro formazione e si arrampicarono su sino a 9.000 piedi di altezza che era la quota stabilita per il bombardamento. I caccia di scorta con due code [i P-38 avevano due code, ndr], si sistemarono in posizione di difesa secondo i parametri della formazione.

Un po'di attenzione fu dedicata anche alla geografia, dal momento che gli aerei americani avrebbero dovuto, una volta raggiunta la costa, volare in territorio nemico.
I mitraglieri e i piloti dei caccia ansiosamente scrutavano il cielo nel caso comparissero i caccia con la croce nera o con i tre fasci inseriti in un cerchio.
I piloti dei bombardieri dividevano la loro attenzione tra il rimanere in stretta formazione e l'attenta osservazione del cielo davanti al parabrezza.
Lo sguardo dei secondi piloti scrutava la terra e il cielo per prevenire eventuali pericoli.
A terra, molto lontano, era suonato l'allarme. Il nemico non ci teneva a essere colto nel sonno. I piloti della caccia velocemente si introdussero nelle cabine dei loro chiazzati monomotori, e nello stesso momento gli addetti alla contraerea freneticamente si preparavano a un furibondo contrattacco.

I nostri arrivarono in vista dell'obiettivo. Gli equipaggi individuarono il fiume, le colline, le piste di atterraggio e quelle di rullaggio.
Dieci o dodici grandi aeroplani erano parcheggiati a nord-est in un angolo dell'aeroporto. Al di là della strada erano sparpagliati molti bombardieri e grandi aerei da trasporto.

Contraerea molto precisa
Intenso, pesante, preciso il fuoco della contraerea faceva sbocciare i suoi fiori in mezzo alla formazione dei bombardieri e contemporaneamente i caccia dell'Asse si fronteggiavano in un feroce combattimento aereo con i P-38 Americani.

Fuoco e fumo dalla contraerea, duelli aerei e strisce rosse dei traccianti, attraverso l'interfono dell'aereo urla concitate per segnalare la posizione dei caccia nemici, aperti i portelloni del vano bombe, pioggia di spezzoni dal ventre dei bombardieri verde oliva, dita bianche sotto guanti di pelle che azionavano leve e pulsanti, proiettili d'acciaio che trafiggevano corazze di alluminio o carne umana, fumo, paura, preghiere, imprecazioni, labbra secche, battiti di cuori e un crescendo di rimbombi nella fabbrica del torrente di bombe.

Novemila piedi sotto un soldato sudato, nella sua verde uniforme sdrucita, sbatté un proiettile di acciaio nella culatta fumante del suo cannone antiaereo non appena fu localizzata la rotta e la quota della formazione all'inizio di quella pioggia di bombe.

Un bombardiere alla sinistra di un flight di tre aerei, quasi in miniatura per l'enorme distanza, fu inquadrato dai congegni di mira e ... fuoco!... il proiettile iniziò la corsa verso il suo bersaglio.

La punta del proiettile forò il sottile rivestimento di alluminio e quindi la parete di gomma del serbatoio alare del bombardiere con due timoni di coda e un punto interrogativo (question mark) dipinto sul muso.

La spoletta innescò una vampata e in un lampo il fuoco ebbe buon gioco all'interno di un serbatoio pieno di vapori e di benzina avio a 100 ottani.

Quello che un istante prima era stato un bombardiere B-25 in un bombardamento di routine si staccò dalla formazione e precipitò avvolto da rosse lingue di fuoco.

Il QUESTION MARK svanì in una palla rossa di fuoco, bordata di nero che esplodendo divorò uomini e macchina e scagliò pezzi di frammenti fiammeggianti che si portavano dietro una scia di fumo incendiario, quasi a gettare un ponte giù in basso verso la campagna sarda.

Queste strisce di fuoco che attraversavano il cielo come comete galoppanti indicavano la pira funeraria degli uomini che avevamo conosciuto.

Amici scrutavano ansiosamente i rottami fiammeggianti nella speranza di vedere qualche paracadute.
Labbra pronunciavano imprecazioni, preghiere, parole di esortazione: "venite fuori, presto!" . Furono contati quattro paracadute, ma l'aereo del Lt. Beachum stava precipitando al suolo ed era impossibile capire chi fossero coloro che avevano trovato la salvezza appesi sotto i bianchi ombrelli aperti.

1943 21 maggio - Villacidro - B25 USA "Question Mark" nel momento in cui è abbattuto sui cieli di TrunconiIl S/Sgt. Paul Kessler spostandosi velocemente all'interno dell'aereo del Lt. Shutt puntò la sua macchina fotografica verso quella fiammeggiante palla di fuoco e congelò un piccolo frammento di storia nell'emulsione di una pellicola.

Non c'era tempo per occuparsi dei sopravvissuti, perché i colpi della contraerea e i caccia nemici non davano pace agli aerei della formazione. Tre caccia dal muso aguzzo si lanciarono all'attacco di tre bombardieri. Due furono costretti a ritirarsi e uno fu abbattuto.

Il resto della formazione si diresse verso il mare e la sua base a Bertaux, mentre i caccia nemici continuavano a tentare di colpire, nonostante la copertura dei P-38, i B-25 che venivano incalzati verso la costa.

Gli aeroplani volavano sul mare per fare ritorno a casa. La sola chiara evidenza di quella morte repentina in quel pomeriggio di Maggio erano quei due vuoti nella formazione, che una volta erano riempiti dagli aerei di McCormick e Beachum.

Foto 1, cortesia di Frank Dean,

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