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Villacidro -

L'AEROPORTO DI TRUNCONI 1

1939-43

 

L'AEROPORTO DI TRUNCONI 2

1943

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VILLACIDRO: UN PO' DI STORIA

A cura di Ignazio Fanni

 L'AEROPORTO DI TRUNCONI - S'ACQUA COTTA

Polemiche sul bombardamento di Gonnos.

Il Comune di Gonnosfanadiga rifiuta la medaglia di bronzo per la strage del 17.2.1943?

Fu una strage voluta o un tragico incidente?

PRESTO!
Nel prossimo aggiornamento

CLAMOROSO!!!

Riporteremo le testimonianze degli americani che bombardarono Gonnos
e
il rapporto della missione del 310° Gruppo Bombardieri

 

Alla fine del 1939 in Sardegna, oltre Elmas che era una base aerea moderna ed attrezzata, esistevano altri tre aeroporti militari meno importanti: Alghero-Fertilia, Monserrato (riservato agli aerei da caccia) e il piccolo e scarsamente dotato campo di Olbia.

Pochi mesi prima dell'inizio delle ostilità vennero allestiti alcuni campi di aviazione detti "campi di manovra".
Tra questi i più importanti erano senz'altro Villacidro (Trunconi) e Decimomannu. Vennero allestiti anche altri campi minori come Milis, Capoterra, Case Zeppara ecc.

 

IL CAMPO DI TRUNCONI

Villacidro venne utilizzata una buona parte della pianura esistente nella zona di Trunconi. Il campo si estendeva da Funtana Stadi a Pimpisu e a alla Fattoria del Re, e da qui sino a S'Acqua Cotta.
Facevano parte del campo anche le aree laterali decentrate dove gli aerei potevano essere ricoverati. In seguito queste aree furono dotate di muri in pietra (i famosi paraschegge) che sarebbero dovuti servire a proteggere gli aerei dalle bombe a frammentazione, più note come spezzoni.
Era senz'altro il più vasto campo di aviazione in Sardegna durante la II guerra mondiale, tanto che una rivista specializzata dell'epoca ("Le vie dell' aria") ebbe a definirlo: "un campo che ha le dimensioni dell'orizzonte".
Furono tagliate le siepi, eliminata la scarsa vegetazione, riempite le depressione e le buche, eliminati i canali e spianati i dossi: il risultato fu un'enorme pista a disposizione dei velivoli.
Purtroppo, però, durante l'estate, il vento e gli stessi aerei sollevavano nugoli di polvere e d'inverno la pioggia scioglieva il terreno argilloso creando non poche difficoltà agli aerei soprattutto durante la fase di decollo.
Gli addetti alla manutenzione erano costretti ad operare all'aperto o al massimo sotto ripari di fortuna. Il carburante veniva pompato a mano e le bombe caricate a braccia. Ai bordi del campo era stato allestito un punto ristoro, protetto da alcuni teli tesi tra pali di legno, dove gli avieri potevano rifocillarsi con panini e bibite.

Nel giugno 1940, erano presenti in Sardegna un centinaio di bombardieri, una trentina di ricognitori e una quarantina di caccia.
A Villacidro aveva sede il comando della X Brigata Aerea Marte, composta da due stormi da bombardamento l'8° che stazionava al campo di Trunconi e il 32° di stanza a Decimomannu.
Il comando della "MARTE" si trovava a Pimpisu dove c'erano anche gli alloggi ufficiali. Comandante della Marte era il generale Cagna, che morì proprio nel 1940.
Comandante dell'8° Stormo era il colonnello Ferrante. La cantoniera di S'Acqua cotta fu adibita a comando del reparto, ma lo spazio era tanto ristretto che le apparecchiature radio furono sistemate dentro il forno del pane. Lo stormo ebbe il battesimo del fuoco il 15 giugno del 1940 con un attacco contro la Corsica.
La Brigata MARTE fu sciolta il 10 dicembre del 1940 e i due stormi (l'8° e il 32°) passarono alle dirette dipendenze del Comando Aeronautico Sardegna.

 

L'ARRIVO DEI TEDESCHI

Nella primavera del 1941 arrivarono i primi aerei tedeschi.
In genere i tedeschi arrivavano da Comiso, in Sicilia, e usavano lo scalo villacidrese per rifornirsi di carburante e di bombe prima delle incursioni sulle navi inglesi che provenivano da Gibilterra dirette a Malta.
Scaricato sul nemico il loro carico di bombe facevano ancora rifornimento di carburante a Villacidro e tornavano a Comiso.

 

L'OPERAZIONE CANARINO

Il 12 agosto del 1942 dal campo di Trunconi partì il primo aereo telecomandato della storia dell'aviazione.
L'aereo venne trasferito in gran segreto dal centro sperimentale di Guidonia (vicino Roma) e dopo un collaudo che ebbe esito positivo fu tentata un'operazione contro la flotta inglese.
Purtroppo a causa di un condensatore difettoso fu perso il contatto radio con il velivolo e l'aereo senza pilota andò a schiantarsi in Algeria contro le montagne del Piccolo Atlante. Invano i francesi cercarono i resti dell'equipaggio tra i rottami dell'aereo.
L'aereo, un trimotore S 79 destinato alla demolizione, per essere più visibile dall' operatore che doveva radioguidarlo da una notevole distanaza (circa 4.000 m) venne verniciato in giallo e per questo motivo venne battezzato "Il Canarino" e per questo motivo tutta l'operazione prese, appunto, il nome di "Operazione Canarino".
Le apparecchiature di radiocomando erano state messe a punto dal colonnello Ferdinando Raffaelli coadiuvato dai due tecnici: l'ingegner Leandro Cerini e il maggiore Emilio Montuschi. Il velivolo, armato con due bombe da 1.000 chili, venne portato in quota dal maresciallo pilota Francesco Badii.
Sistemati i comandi secondo i parametri prestabiliti, il pilota si lanciò col paracadute e l'aereo venne radiocomandato dal colonnello Raffaelli che su un trimotore Cant Z 1007 seguiva il "Canarino" a debita distanza. Arrivato in vista dell'isolotto tunisino di La Galite, nelle cui vicinanze ormai si trovava anche la flotta inglese (era infatti in corso la più grande battaglia aereonavale del Mediterraneo durante la seconda guerra mondiale) l'apparecchio iniziò a non ubbidire più ai radiocomandi e invece di schiantarsi su una nave inglese, proseguì la sua rotta sino alle montagne algerine.
Ritornati a Guidonia, il colonnello Raffaelli e gli altri due tecnici proseguirono le loro ricerche e a metà del 1943 altri due aerei erano ormai pronti per essere usati.
Sopravvenne però l'armistizio dell'8 settembre e il progetto venne definitivamente abbandonato.
Secondo Emilio Nuscis, che in quel periodo lavorava all'aeroporto di Villacidro, prove per la messa a punto di apparecchiature per il radiocomando di aerei "kamikaze" vennero eseguite con successo anche dai tecnici radio dell' aeroporto di Trunconi.


L'ANTIAEREA

Fu proprio nel 1943 che Trunconi, con l'arrivo in forze dei tedeschi, assunse un ruolo di grande importanza.
I soldati e gli ufficiali tedeschi avevano occupato in paese i vari edifici pubblici e sistemato alcune tende nel piazzale della croce di Seddanus. In località Mardexi (dove ora sorge l'Hotel ESIT) costruirono una palazzina in mattoni rossi dove furono istallate le apparecchiature radio e gli aerofoni. In pratica gli aerofoni erano dei grossi imbuti che captavano con un certo anticipo il rombo degli aeroplani in avvicinamento.
All'interno di questi imbuti erano sistemati dei microfoni che inviavano a degli amplificatori i rumori captati. Gli aerofoni erano direttamente collegati alle batterie antiaeree del campo di Trunconi e a quelle sistemate nella strada per S. Gavino.
Le prime erano destinate a contrastare gli aerei che venivano dalla pianura, le seconde quelli che venivano da dietro le montagne. Prima di lasciare Villacidro, i tedeschi fecero saltare in aria la palazzina. Allora si disse che alcuni ufficiali tedeschi non abbandonarono l'edificio e preferirono saltare in aria con esso.
Il comando germanico era ubicato nella Fattoria del Re. L'interprete ufficiale tra il comando italiano e quello tedesco era il professor Romeo Sanguin. Il Circolo ufficiali dell'aviazione era in via Roma in casa della signorina Margherita Costa.

 

I TEDESCHI A VILLACIDRO

Si racconta che una mattina i soldati tedeschi evacuarono Villacidro, lasciando incustodita al Campo di Trunconi, un'ingente quantità di cibo e di vestiario.
La notizia si sparse subito in paese e i villacidresi si diedero da fare per "trasferire" quanto più possibile nelle loro case. Dopo qualche giorno i Tedeschi tornarono e fecero un rastrellamento che permise loro di recuperare gran parte dei beni trafugati.
I soldati tedeschi non amavano socializzare più del dovuto con i villacidresi, tuttavia alcuni studenti che parlavano inglese o tedesco si recavano all'accampamento di Seddanus. Scambiavano qualche parola e ogni tanto veniva loro offerto del caffè .
Tra i soldati tedeschi c'era un ragazzo altoatesino che parlava benissimo l'italiano.
Dicevano fosse una spia.
Alcuni studenti universitari del paese "fraternizzarono" con dei soldati tedeschi e quasi quotidianamente si incontravano con essi per discutere del più e del meno, questo almeno sino al 25 luglio del 1943 quando i tedeschi incominciarono a guardare gli italiani con maggiore diffidenza.
A proposito del 25 luglio, vale la pena riportare una testimonianza della dottoressa M. Antonietta Fanni allora tredicenne.
Uscendo di casa verso le 14.30 trovò alcuni soldati tedeschi seduti sul marciapiede (allora esistente in via Asproni angolo via Roma) che discutevano animatamente. Incuriosita dalla vivacità della discussione, anche senza capire cosa dicessero si fermò un attimo ad osservarli e fu a quel punto che uno di essi si accorse di lei e urlò: "Finito Benito, capito?, finito Benito".
Subito, rientrata a casa, riferì l'accaduto.
Pur non essendo stata ancora diffusa la notizia della caduta del fascismo, fu comunque chiaro che qualche cosa di importate doveva essere accaduta. Fu tenuta la radio accesa tutta la sera ma invano. Il primo a dare la notizia fu l'immancabile colonnello Stevens alle 21,30 dai microfoni di Radio Londra.
L'EIAR, la RAI di allora, solo alle 22,45 interruppe i programmi e l'annunciatore Arista annunziò: "Attenzione, attenzione! Sua Maestà il re e imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato presentate da Sua Eccellenza il cavaliere Benito Mussolini e ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro e Segretario di Stato, Sua Eccellenza il cavaliere, Maresciallo d'Italia, Pietro Badoglio".

 

IL BOMBARDAMENTO DI GONNOSFANADIGA

Per la sua posizione a ridosso delle montagne, il campo di Trunconi non era di facile individuazione e quindi veniva usato per dare rifugio notturno anche ad aerei di altri campi.
Nel mentre, i tedeschi iniziarono a costruire campi d'aviazione fantasma dove venivano sistemati finti aerei per ingannare il nemico. Il gioco fu possibile sino a quando le incursioni aeree venivano effettuate dagli inglesi che preferivano bombardare di notte alla luce dei bengala.
Con l'entrata in campo degli americani, la strategia cambiò radicalmente in quanto i comandi USA preferivano bombardare di giorno da altissima quota.
Il 17 febbraio del 1943 i comandi americani decisero di bombardare gli aeroporti di Elmas e Villacidro (obiettivo secondario il campo di Decimomannu).
Su Villacidro si diressero due formazioni di bombardieri medi. Una costituita da 12 Mitchell B 25 del 310° Bombing Group e l'altra da 17 Mauraders del 17° Bombing Group.
I Mitchell provenienti da Ovest sorpassarono il Monte Linas e scambiarono il rettilineo di Gonnosfanadiga per il campo di Villacidro e tre aerei del gruppo lasciarono cadere il loro micidiale carico di spezzoni sul paese, sei aerei sganciarono fuori dal paese e gli altri tre sul campo di Decimo.
Sul rapporto di missione al rientro alla loro base, gli avieri americani scrissero: "Osservati incendi nell'area dei baraccamenti a SE dell'aerodromo."
Anche La storia ufficiale dell'Aviazione americana (W. Craven - J. Cate, vol. II pag. 153) a proposito di questa incursione riporta:
"I bombardieri medi divisero il carico di spezzoni tra i baraccamenti di Villacidro e gli aerei parcheggiati a Decimomannu".
Non trova così conferma la leggenda metropolitana che ancora circola a Gonnos: Un tale del paese costretto ad emigrare negli Stati Uniti si volle vendicare dei suoi concittadini ed arruolatosi nell' aviazione americana organizzò questo raid terroristico sul suo paese dove, tra gli altri, viveva ancora anche sua madre.

Se proprio non si vuole credere alla tesi del tragico errore non resta che pensare ad un momento di sadica pazzia di tre piloti che, invece di distruggere gli aerei che bombardavano i loro commilitoni, preferirono "sprecare" il loro carico di bombe per dilaniare dei poveri civili inermi.

Dei 17 velivoli del 17° BG, due furono costretti a ritornare subito alla base per avaria, gli altri 15 proseguirono per Villacidro, dove individuarono 60 aerei da trasporto ma, a causa delle nuvole, riuscirono a sganciare solo qualche bomba e quindi proseguirono per Decimomannu dove portarono a termine la loro missione distruggendo vari aerei al suolo.
Due bombardieri entrarono in collisione tra Samassi e Nuraminis. Gli uomini dei due equipaggi riuscirono a salvarsi con il paracadute e furono fatti prigionieri.
Dai loro piani di volo si ebbe conferma che l'obiettivo primario era Villacidro e quello di ripiego Decimomannu.
Però su Trunconi, quel giorno, non caddero molte bombe. La maggior parte venne sganciata sull' abitato di Gonnos e sul campo di Decimo.

Il bombardamento di Gonnosfanadiga - Approfondimento

 

I BOMBARDAMENTI DI TRUNCONI

Gli Americani tornarono su Trunconi il 31 marzo 1943, e questa volta i bombardieri riuscirono a portare a termine il loro lavoro.
L'obiettivo fu centrato in pieno: i danni furono ingenti e perirono 3 avieri italiani e 8 tedeschi.
Nei campi di grano vicini all'aerodromo alcuni civili erano intenti ad estirpare le erbacce: tre (Vincenzo Podda, Francesco Cauli e Francesca Anni) perirono all'istante.
Tra i feriti possiamo ricordare Raimonda Vacca, che ci rimise una gamba, e il padre che se la cavò più a buon mercato.

Il 27 aprile ci fu un'altra terribile incursione: furono danneggiati una decina di aerei (soprattutto tedeschi) e tra gli avieri italo-tedeschi si contarono 16 morti e 56 feriti.

L'8 settembre 1943 italiani e tedeschi da alleati, improvvisamente, si ritrovarono nemici.
In Sardegna, molto saggiamente, il generale Basso garantì una ritirata indisturbata agli ex alleati a patto che non venissero attaccate le popolazioni sarde e i soldati italiani.
Salvo qualche incidente l'accordo fu rispettato e i tedeschi poterono imbarcarsi indisturbati da Palau per la Corsica.
Prima di lasciare i vari campi distrussero le attrezzature militari che non potevano portarsi dietro e le piste degli aeroporti. In molti posti abbandonarono intatte ingenti quantità di alimenti e di oggetti non militari.

A Villacidro, come racconta mons. Tomasi :
"Alle 2,30 del mattino successivo all'8 settembre, cinque detonazioni provenienti dagli accampamenti di Villacidro, fecero tremare le case, facendo balzare dai letti tutta la nostra popolazione; i tedeschi avevano fatto saltare il deposito di munizioni e avevano distrutto il campo di volo".

In seguito, il campo di Trunconi fu occupato dagli americani del 17° Bombing Group che vi stazionarono per circa un anno.
Finita la guerra, piano piano, le istallazioni militari sono state smantellate e gli unici ruderi che ci ricordano quel tragico periodo sono alcuni "paraschegge" che hanno resistito agli assalti del tempo e dei contadini.

La foto n. 3 è tratta da Almanacco di Cagliari '90;
Le foto n. 5 e n. 7, n. 8 da: The Thunderbird goes to war - 34 th Bombardment squadron
A Diary of the 34th Bombardement Squadron In World War II
edited, Compiled and Published by O.K.EARL
Printed by Braun-Brumfield, Inc. Ann Arbor, MI - August, 1991.
La foto n. 6 è tratta da: La portaerei del Mediterraneo, M. Coni - F. Serra, Della Torre, 1982

 

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