
TOPONOMASTICA
Vie e vicinati di Villacidro
27) SA FUNDERIA
Vicinato extraurbano, sorto nei pressi del ponte sul fiume Leni, che accoglieva le maestranze della Reale Fonderia, attivata nel 1743, dal console svedese Carlo Gustavo Mandel che ottenne il permesso di sfruttare le miniere sarde per 30 anni alle seguenti condizioni:
Costruire la Fonderia che avrebbe fuso i minerali provenienti anche dalle miniere di Montevecchio, Masua, Montenarba, Acqua Cotta;
Conferire allo Stato una percentuale dei prodotti d'oro, d'argento, rame stagno, ferro e piombo. Anzichè in minerali si poteva pagare in denaro a prezzo di mercato;
Estrarre obbligatoriamente 5.000 cantari di galena
La Fonderia funzionò, sotto la direzione di Mandel, sino al 1759; le case d'abitazione accoglievano tutta la forza lavoratrice: fonditori, forgiatori, carpentieri, manovali, scavatori e grigliatori.
I principali soci finanziatori di Mandel, Gabriele Lopez e suo nipote Isacco,
pur di religione ebraica, ottennero dal Re, Carlo
Emanuele III di Savoia, di potersi stabilire a Villacidro per accudire ai propri
affari; a questo periodo risale la costituzione del ghetto
in su "Còdhu de su Samùcu".
Alla sua morte, Mandel lasciò l'amministrazione delle miniere al dottor
Antonio Vincenzo d'Olmedilla che le gestì egregiamente sino al 1762,
anno del suo esonero dall'incarico in favore dell'ingegner Belly che, per conto
dello Stato, sovrintese alle miniere e alla Fonderia sino al 1783.
Quest'ultima gestione fu disastrosa: gli operai erano scontenti; le miniere
funzionavano male e la Fonderia spesso era inattiva per la mancanza di minerali
o di combustibile.
Fu in questi anni che i condannati ai lavori forzati furono mandati a lavorare nelle miniere di Monteponi e, per rifornire di combustibile la Fonderia si tagliarono boschi secolari ad Arbus, Gonnosfanadiga, Vallermosa, Siliqua e Villacidro.
Nel 1806 la Fonderia ormai in rovina fu data in concessione, dietro il pagamento di 1000 lire l'anno, al conte de Vagas Edoardo Romeo che, rendendosi conto ben presto del pessimo affare, nel 1809 rinunciò alla concessione.
Nel 1887 il cagliaritano Giovanni Battista Fois impiantò, poco distante dalla vecchia Fonderia, uno stabilimento azionato a forza idraulica per la fusione del rame e la fabbricazione di "satàinas e cadhàxius" che lo stesso Fois vendeva nel suo negozio sito a Cagliari in Via Vittorio Emanuele. Lo stabilimento funzionò circa 20 anni.