Villacidro - Informazioni
TOPONOMASTICA
Vie e vicinati di Villacidro

1948 - Chiesa di S. Antonio in occasione della processione per  S. Isidoro21) SANT'ANTONI

Questo vicinato, il più esteso di Bixinàu de bàsciu, prendeva nome dalla chiesa in onore di Sant'Antonio da Padova.
Su bixinàu de Sant'Antoni si espandeva lungo l'odierna via Sassari, via Sant'Antonio, e comprendeva anche alcune case, situate dietro la chiesa, vicino a "sa Còra de Sant'Antòni", un canale che tutt'ora costeggia longitudinalmente il vicinato.
Durante il secondo conflitto mondiale furono scavati, lungo gli argini del canale, numerosi rifugi che costituivano un riparo, a dire il vero, molto precario contro le incursioni aeree; moltissime persone vi si accalcavano quando la sirena annunciava il pericolo di bombardamenti.

Una scorciatoia, ancora esistente, ma non del tutto praticabile, "s ùturu de sa mòngia", metteva in comunicazione sa còra con il vicinato di Lacunèdhas, odierna via Garibaldi.

La zona, eccetto la casa di tzia Rosa Sciarru, era disabitata e veniva adibita a porcilaia (s'acòrru de is pròcus).

1948 - Chiesa di S. Antonio in occasione della processione per  S. IsidoroLungo la strada che da "su Còdhu de is ollàstus", odierna Via Roma, proseguiva poco oltre la chiesa, si ergevano le tipiche case rurali, con molte stanze padronali e per la servitù, con ampi cortili adatti a ricoverare animali ed attrezzature, il letamaio in cui veniva fatto "maturare" il concime prodotto dai rifiuti organici.

Nelle vicinanze della chiesa c'era una fontanella pubblica, che erogava acqua potabile, una bettola, alcune botteghe di generi alimentari ed artigiane (su ferrèri, su maìstu de lìnna, su maìstu de càrru, su sedhèri), il caseificio dei Santa Cruz, nobili di Mandas, che avevano alle loro dipendenze casari fatti giungere appositamente dal continente per la loro maestria.
Molti erano fabbri come tziu Trudu, tziu Pinna, tziu Nonnis; essi costruivano le falci di ferro, zoccoli per asini e cavalli, attrezzi per gli aratri e le parti di ferro necessarie ai carri; lavoravano in stretto contatto con i falegnami.
In tempi più recenti si ricorda uno dei primi fotografi, tzìu Antoni Procu, detto Cocollànu, il quale aveva una sua tecnica fotografica molto particolare: la foto formato tessera veniva eseguita infilando il cliente in una botte; la foto romantica, contornata da un cuore, si otteneva mettendo intorno al viso un collare rigido d'asino.