
TOPONOMASTICA
Vie e vicinati di Villacidro
16)
PARROCCHIA O CRESIA
Questo vicinato deve il suo nome alla chiesa di Santa Barbara che, fino al 1946, era l'unica parrocchia del paese, ancora oggi gli anziani, riferendosi a questa Chiesa, la chiamano Parrocchia o Crèsia Mànna.
Sulla piazza prospiciente il sagrato (unico caso in Sardegna)
si affacciano altre due Chiese:
Oratorio della Madonna delle anime del Purgatorio e
Madonna del Rosario.
Piazza Frontera costituiva il centro della vita pubblica e Piazza di Chiesa rappresentava il fulcro della vita religiosa.
In origine un'antica cappelletta, costruita tra l'VIII e il IX secolo, soddisfaceva ai bisogni spirituali del villaggio sorto nelle vicinanze, ma di questa struttura non rimane traccia.
La parte più antica, ancora conservata, è la volta dell'altare maggiore che risale alla seconda metà del XVI secolo.
Una caratteristica della Chiesa di Santa Barbara, di San Sisinnio
e di San Pietro, è quella di essere "orientate", vale a dire,
costruite in modo tale da costringere il celebrante ed i fedeli a guardare verso
oriente, simbolo del sole che sorge e della Resurrezione di Cristo.
Questa tradizione, comune nel cattolicesimo sino al 1300 circa, perdura ancora
oggi nelle confessioni ortodosse.
Intorno alla Chiesa si estendeva il cimitero
che si congiungeva a quello della chiesetta di Sant'Efisio,
in cui venivano sepolti i popolani; i notabili, invece, erano tumulati all'interno,
sotto il pavimento della Chiesa o lungo le navate.
Nonostante l'editto napoleonico di Saint Cloud, si continuò a seppellire
nel sagrato sino al 15 Agosto 1842; in tale data venne sepolta Giacinta Anni.
All'interno della Chiesa, nella zona del presbiterio, sono sepolti il vescovo Aymerich e il vescovo Paradiso.
Fino al 1700 la Chiesa era piccola e bassa, con la volta gotica e gli altari di legno che, sostituiti da sontuosi altari di marmo, sono stati utilizzati nella vicina Chiesa delle Anime il cui altare è costituito da pezzi scelti fra quelli recuperati nella Chiesa maggiore.
L'Oratorio delle Anime era sede dell'omonima Confraternita, un'associazione laica che, fondata nel 1721 presso la Chiesa del convento dei mercedari, fu spostata nel 1724 in questa chiesetta.
Le
Confraternite, che espletavano anche compiti a carattere sociale e umanitario,
erano tre:
le Anime, il Rosario, Sant'Efisio.
Per assolvere i loro compiti amministravano beni mobili ed immobili
di cui tenevano la contabilità in appositi registri;
le Anime tra gli altri scopi si prefiggeva di seppellire
gli indigenti ed i condannati a morte;
il Rosario amministrava le risorse del monte granatico
(era la Confraternita più ricca cui appartenevano molti notabili);
sant'Efisio collaborava con i sacerdoti nell'insegnamento
del catechismo, il che contribuiva a diffondere un minimo di alfabetizzazione
tra il popolo.
All'interno della chiesetta delle Anime,
il cui pavimento, piuttosto sconnesso, è quello originale di arragiòlla
sarda, viene conservato, in un'urna risalente al 1839, un Cristo
del 1600.
Ha gli arti superiori snodati all'ascella e al gomito e, cosa poco usuale, presenta
i piedi non accavallati, ma separati, il che fa pensare che anche gli arti inferiori
fossero, in origine, snodati.
Ancora oggi questa statua, da poco restaurata, è usata per la cerimonia
de "su scravamèntu".
Nella sacrestia si possono ammirare quattro delle sette
gonne indossate dalla Madonna dell'Incontro, fra cui la più antica
e famosa è quella rossa in orbace, l'abito festivo delle villacidresi;
caratteristica comune a questi indumenti è "su
potellìtu" un inserto di stoffa che, secondo la taglia di
chi la indossava, poteva essere utilizzato o meno, il che permetteva di confezionare
abiti di taglia unica indossabili da grasse e magre, senza distinzione.
La gonna era riccamente grinzita in vita e quella della festa poteva essere
guarnita in diversi modi: con tre trine dorate, con una balza di seta a fiori
o con tre strisce di velluto blu.
Sempre in sacrestia si conservano gli abiti indossati dai figuranti durante la cerimonia de su "scravamèntu", la mistica rappresentazione del Venerdì Santo, in cui Giuseppe d'Arimatea e Niccodemo, assistiti da San Giovanni evangelista e dalla Maddalena, di fronte a due Giudei e a tanti bambini, vestiti da angioletti, depongono Cristo dalla croce.
Nell'altra chiesetta, quella della Madonna del Rosario, sede dell'omonima Confraternita fondata a cavallo tra il secolo XVI e XVII, è stato allestito il Museo di arte sacra; vi si possono ammirare artistici arredi argentei; ex voto; le catenelle di San Sisinnio che ricordano i suoi miracoli più noti ed antiche statue lignee, fra le quali primeggiano quelle di sant'Antioco e della Madonna della Mercede, la quale ha una caratteristica particolare: è una statua "a cannùga", solo la parte superiore è massiccia ed artisticamente intagliata, mentre la parte inferiore ha la forma di una crinolina che viene nascosta sotto abiti sontuosi.
La chiesetta di sant'Efisio, sede dell'omonima confraternita fondata nel 1798, di cui rimane solo un pezzo del muro originale, fu inglobata nella Chiesa di Santa Barbara per ricavarne la canonica.