Villacidro - Informazioni
TOPONOMASTICA
Vie e vicinati di Villacidro

Piazza Zampillo15) SU BRUGU

Via Eleonora d'Arborea anticamente era chiamata Via de Su Brùgu, nome che ci riporta all'antico borgo che si estendeva oltre le mura del castello dei Brondo.
Oggi la zona è poco popolata ma, nel passato brulicava di vita; molti proprietari terrieri di Bixinàu de Sùsu (Lussu, Cirronis) avevano qui la loro dimora, lo testimoniano ancora le case dagli ampi portoni e dalle vaste cantine ai cui locali seminterrati si accedeva tramite porte piccole e basse; il vino, eccedente la provvista familiare, veniva venduto presso il domicilio ed era pubblicizzato tramite una bandierina nera o bianca appesa sulla porta.

Nella casa Lussu è ben conservato il loggiato in cui venivano ricoverati i buoi ed i cavalli.
Poco più avanti troviamo la casa Cirronis che si estende per buona parte del vicinato e, unica in tutto il paese, presenta due grandi portoni di legno.

Anche il notaio Francesco Curreli aveva l'ufficio in questa strada confinante col vicinato di Chiesa.

Piazza ZampilloLe strade del borgo acciottolate conducono verso la Chiesa e Piazza Zampillo, costruita nel 1893, su cui si affacciano le signorili case dei Cogotti e dei Cadoni ed il Monte Granatico.
Sino al 1954 nella fontana, al posto della statua della Madonna, stava un grande masso da cui zampillava alta l'acqua ed ai lati della vasca l'acqua potabile sgorgava dai rubinetti.
Il perimetro della fontana era contornato da un anello in granito che formava uno scalino, ora interrato a causa del sollevamento del piano stradale.
Intorno alla Piazza c'erano paracarri in granito che consentivano l'accesso ai soli pedoni e panchine, anch'esse in granito, che furono sostituite da sedili di ferro intorno agli anni 1935-40.

Su questa piazza si affaccia il Monte Granatico, costruzione risalente agli anni dell'episcopato di Monsignor Pilo.
L'Istituto sorse per venire incontro alle esigenze dei contadini poveri che, nei periodi di carestia, pagate le decime alla Chiesa ed allo Stato, erano costretti ad acquistare il grano da semente a prezzo d'usura dai grandi proprietari.
Il Monte Granatico era amministrato dalla Confraternita del Rosario: il grano veniva accumulato a "s'incùngia" e ridistribuito a prezzi amministrati nel periodo della semina.