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TOPONOMASTICA
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Frontera14) FRONTERA

Al culmine de "su Còdhu de is ollàstus", (odierna Via Roma), su bixinàu de Frontèra rappresentava il confine, la zona di frontiera, tra Bixinàu de Sùsu e Bixinàu de Bàsciu; si estendeva intorno ad uno spiazzo, "su Cùcuru de is ollàstus" verso cui confluivano diverse strade (via san Sisinnio, via Roma, sa Cabàda de s'arrìu, che metteva in comunicazione la piazza con il Lavatoio) ed era il cuore del paese.
Alla stregua dell'agorà greca o del foro romano in pratza de Frontera si svolgeva l'attività pubblica del paese: era sovrastata dal Municipio e dalla caserma dei Carabinieri, sotto i quali, nelle grandi logge, c'era il mercato ortofrutticolo e delle carni;
poco più in basso, nella "Cabàda de Frontèra" vennero aperte quattro loggette, adibite alla vendita dei pesci.
In tempi più recenti davano sulla piazza l'ufficio postale, la farmacia e le case dei notabili del paese.

Sempre in questa piazza venivano determinati i pesi, le misure ed i prezzi cui tutti si dovevano attenere; se ne ritrova testimonianza in un registro amministrativo dell'anno 1831 della Confraternita delle Anime in cui si legge che furono venduti 14 imbuti di grano ad un prezzo, 5 lire e 5 soldi, "conforme a quello corrente nella pubblica piazza di Frontera".

FronteraLe occasioni più importanti di mercato erano due: ad Agosto, durante la festa di San Sisinnio, si commerciava "s'arràmini" proveniente da Isili; a Dicembre, per Santa Barbara, c'era il mercato de "su strèxiu de fènu"
La piazza era frequentata soprattutto dagli uomini ed era oggetto di rispetto, infatti, al pari della piazza antistante la Chiesa di santa Barbara, non veniva attraversata dai carri che allungavano il proprio tragitto passando per Via Convento.

Intorno alla fine del 1800 risale la costruzione di parte di un muraglione di contenimento che venne ultimato durante il periodo fascista.
Sino all'apertura di Via Repubblica e alla costruzione del parco pubblico, Piazza Frontera costituiva la meta delle passeggiate domenicali della gioventù che, al pari dei giovani descritti da Leopardi ne "Il passero solitario", mira ed è mirata e in cor s'allegra.

Il 23 Maggio 1953 la piazza fu teatro di un tragico fatto di sangue: fu commesso il classico delitto d'onore, un duplice omicidio, ai danni di due fratelli.
La vicenda suscitò un eco così clamoroso, nel paese e nei dintorni, da destare l'estro di un cantastorie che pose in rima l'accaduto.

Su bintitres de Maiu data incancellabili
Is undixi e binti ora registrada
De chini dipintu t'iad miserabili
Femmina coraggiosa ti ses vendicada.
Impugnau hasi un'arma tascabili
Eroicamenti dd has adoperada
Su compitu tu fud indispensabili
Cussu sa culpa si dda procurada.
In pubblica strada dopp omicidiu
Scandalu e fastidiu has fattu cessai.

Certamente non fu per caso che l'omicidio avvenisse proprio in quella piazza alle 11 della domenica mattina, fu, per così dire, il modo di riscattare il "disonore" davanti a tutta la comunità.

Oggi Piazza Frontera ritorna al suo antico splendore e prestigio la domenica di Pasqua, in occasione della processione de "S'Incòntru", cerimonia d'origine spagnola risalente al XVII secolo.
La statua della Madonna si avvicina alla piazza provenendo da Via Garibaldi, quella di Cristo risorto giunge da Via Roma, s'incontrano, dopo aver osservato un preciso cerimoniale fatto di soste ed inchini, al centro della piazza Frontera ed assieme, tra spari di mortaretti e fanfare, vengono accompagnati dalla folla in processione alla Chiesa parrocchiale.