
TOPONOMASTICA
Vie e vicinati di Villacidro
12)
SU KRAMU
Alle falde del monte Cuccureddu su cui, tra la fine del 1500 e i primi del 1600, fu eretta la chiesa dedicata a Nostra Signora del Carmelo, si estende su bixinau de su Cramu.
La Chiesa, essendo stata più volte soggetta a ristrutturazione,
non conserva tracce della struttura originaria, l'unico reperto di un certo
pregio è la statua della Madonna risalente al 1700.
I Villacidresi hanno sempre avuto grande devozione per la Madonna del Carmine,
la cui festa cade il 16 Luglio, tale festività
era considerata così importante che il giorno ci si asteneva dal lavoro,
a tale proposito è rimasto il seguente detto:
Su sèxi fiàda dì nodìda
Ca no si trantzìada
Su pillòni de su nìu.
che rimarca come anche gli uccelli riposassero per onorare la solennità della festa.
Sa festa de su Cramu dura sino all'ultima domenica di Luglio e si conclude con una processione solenne; durante questi quindici giorni sono tipici i venti del Carmine che, puntualmente soffiano da maestrale, e che, vista la loro costanza, venivano aspettati per "abentuài su trìgu e su lòri". Si racconta che i "messàius", all'approssimarsi della festa, mandassero i loro figli alla croce di Seddanus a "scocài su bèntu"; essi non appena si sollevava il maestrale, avevano il compito di avvisare la popolazione che si affrettava verso le aie a ventilare il grano e i cereali.
Il monte Cuccureddu, la cui cima più elevata è sa Punta de sa Bandiera, era un tempo ricoperto da floride leccete che, fornendo un ottimo combustibile per gli usi domestici, per la fonderia e per la ferrovia, furono orribilmente devastate.
Nel 1887, essendo Sindaco Giovanbattista
Cadoni e vicesindaco Giuseppe Pinna Curreli, si affidò il
rimboschimento del monte all'agronomo Raffaele Pischedda il quale optò
per l'impianto di una pineta il cui legno poco pregiato non avrebbe fatto gola
ad eventuali predatori.
Ebbe ragione, ancora oggi possiamo godere l'ombra e l'aria balsamica della pineta
del Carmine che il Pischedda ideò contemporaneamente a quella di Monte
Urpinu a Cagliari.
Non
lontano dalla Chiesa, dietro un deposito d'acqua ormai in disuso, c'era "sa
màta de s'impìcu", un leccio sui cui rami venivano
impiccati i malfattori.
Nel 1855 furono eseguite le ultime condanne a morte; questi i nomi dei 3 che
furono giustiziati lo stesso giorno:
Antonio Efisio Porta di 19 anni, reo di grassazione ed omicidio.
Giustiziato alle 8 del mattino, fu accompagnato alla sepoltura dalla Confraternita
delle Anime.
Efisio Luigi Saiu di 39 anni, reo di grassazione ed omicidio.Giustiziato alle ore 8,45, fu accompagnato alla sepoltura dalla Confraternita di Sant'Efisio.
Giuseppe Antonio Pittau di 28 anni, reo di grassazione ed omicidio. Giustiziato alle ore 9, fu accompagnato alla sepoltura dalla Confraternita del Rosario.
Prima di tale data furono eseguite molteplici condanne a morte, a circa 10 anni prima risale, evento piuttosto insolito, l'impiccagione di una donna.
Durante la seconda guerra mondiale,
nella pineta venne stanziato il campo italiano di un reggimento di fanteria
e di una brigata di mitraglieri e la Chiesa venne utilizzata come ospedale da
campo.
Le tende del campo giungevano sino a "su cùcuru
de s'impìcu" l'odierna via della Libertà, dove all'interno
di molte case furono scavati nel sabbione i rifugi antibombardamento, che sprofondavano
per alcuni metri sotto il livello stradale.
Tali rifugi oggi sono adibiti a cantina.