
TOPONOMASTICA
Vie e vicinati di Villacidro
11) CUNVENTU
Si
estende intorno all'attuale piazza Municipio, anticamente denominata pràtza
de Cunvèntu, e via Convento e prende nome dal convento
dei Padri Mercedari, con annessa la Chiesa dell'Annunziata,
fondata su questo colle tra il 1627 e il 1640, mentre era arcivescovo
di Cagliari Ambrogio Machin, anch'esso padre mercedario.
Ai frati mercedari si deve l'istituzione della scuola elementare, da cui prende
nome la vicina Via Scuole.
Il convento fu chiuso nel 1858, quando ancora vi
dimoravano tre sacerdoti e tre laici, per un'ordinanza di Vittorio Emanuele
II, re di Sardegna, la quale decretava la confisca dei beni ecclesiastici e
il loro utilizzo per finanziare le guerre d'indipendenza, pertanto l'abolizione
del conventino di Villacidro comportò il raggruppamento dei religiosi
a Cagliari nel convento di Bonaria.
Questo fatto fu interpretato da molti come una cacciata dei frati da Villacidro e da ciò sorsero molte leggende sulla "maledizione" che grava da allora sui villacidresi e che li porterebbe a frequenti suicidi per impiccagione (la fune ricorderebbe il cordone del saio dei frati).
In data 31 gennaio 1862, il Comune di Villacidro acquistò per 15.000 lire l'ex convento e la chiesetta dell'Annunziata; fu fatto l'accordo con l'Amministrazione della Cassa Ecclesiastica di tenere la chiesa aperta e di celebrarvi le sacre funzioni.
In questa chiesetta, che continuò ad essere molto frequentata, si officiava la messa di mezzogiorno, nei giorni festivi, e le solennità dedicate a Nostra Signora della Mercede, Sant' Antonio del fuoco, San Pietro Nolasco.
Nel 1874 il Convento fu demolito quasi completamente per far posto al Municipio ed alla scuola elementare.
Intorno agli anni 1929-1930, per la sistemazione della piazza antistante il Municipio e per l'ampliamento dello stesso, venne inoltrata la richiesta all'Autorità Ecclesiastica di poter demolire la chiesa, dietro il pagamento di un congruo risarcimento.
La pratica fu conclusa in breve e si giunse a tale accordo: il
compenso in denaro, stabilito in lire 20.000, fu consegnato al parroco di Santa
Barbara, canonico Giuseppe Diana, che utilizzò tale somma per lavori
di restauro e decorazione della Chiesa parrocchiale; gli
oggetti sacri furono consegnati ai Padri Mercedari di Cagliari che, tuttavia,
regalarono alla parrocchia la statua della Beata Vergine della Mercede.