
TOPONOMASTICA
Vie e vicinati di Villacidro
2) SAN SEBASTIANO
Questo
vicinato, comprendente l'attuale Via S.Sebastiano e confinante con Via Vittorio
Emanuele, Via Pineta e Via Carlo Alberto, prende nome da una chiesa dedicata
a San Sebastiano che sorgeva all'inizio dell'omonima via, tra i numeri civici
21 e 25. Essa fu edificata intorno al 1656, dopo la peste che imperversò
tra il 1652 e il 1656, per sciogliere un voto fatto dai villacidresi per scampare
alla terribile epidemia.
San Sebastiano, a cui era dedicata una grande devozione, si festeggiava due volte l'anno: il 20 gennaio e il 20 febbraio, quest'ultima solennità veniva organizzata dai pastori.
Della chiesa non rimangono resti, essa venne demolita durante
il ventennio fascista, perché il convento, che faceva parte del complesso
ecclesiale, già da tempo era stato abbandonato dai frati conventuali.
In una fotografia, gentilmente mostrataci dalla dottoressa Daniela Piras, quasi
addossata alla casa di un suo parente, il primo caseggiato condominiale sorto
a Villacidro, appare una chiesetta con il tetto a due spioventi e con un piccolo
portale ad ogiva.
La statua lignea del santo forse è quella che oggi viene conservata al
Museo; san Sebastiano appare sofferente, legato ad un tronco spoglio; si tramanda
che, durante la festività in suo onore, questo tronco venisse adornato
con dei rami di leccio, diversamente nei paesi vicini era abituale utilizzare
rami d'arancio. La statua presenta dei fori all'altezza del braccio destro e
del torace, essi ospitavano delle frecce d'argento che sono state trafugate.
Il signor Ignazio Aru la cui casa è edificata sul terreno in cui sorgeva la chiesetta, ricorda che, in quella che oggi è la sua cantina, c'era una serie di tre doppi archi e una pavimentazione in cotto sardo (arragiòlla) e sul fondo, a sinistra rispetto all'ingresso, c'era una piccola nicchia. Le dimensioni della cappella erano le seguenti: larghezza 4 metri; lunghezza 10,50 metri; altezza 2,30 metri.
Unico ricordo della vecchia costruzione sono alcuni mattoni pieni
tolti dagli stipiti della porticina sormontata da un architrave in ginepro.