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Is cogas LE STREGHE

 

 
Le Streghe

 

A Villacidro, le streghe non erano propriamente quei personaggi che la letteratura ci ha tramandato: vecchiette che volano a cavallo di una scopa, che abitano in laboratori pieni di pentole fumiganti di pozioni magiche per pratiche magiche.

strega con scopa

Nei racconti popolari erano personaggi che incutevano timore, esseri malvagi e demoniaci che succhiavano il sangue ai neonati, uccidevano senza pietà; impersonavano il male in terra.
Anche se venivano chiamate COGAS (STREGHE) potevano essere maschi o femmine

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strega

"Parit sa coga de santu Sisinni!" (Sembra la strega di s. Sisinnio),
diceva la gente per indicare una donna molto brutta o dall'animo malvagio.

Coga è usato ancora oggi in senso dispregiativo.

 

mani di strega Alla nascita si riconoscevano per un piccolo pezzo di coda.
Spesso avevano l'aspetto di persone normali e conducevano una vita normale; questo le rendeva difficilmente riconoscibili, anche perché i loro lunghi vestiti nascondevano l'eventuale coda.
Qualcuno diceva che esternamente si distinguevano dai comuni mortali per le unghie molto lunghe; ma nessuno poteva giurarci.
Avrebbero potuto essere individuate subito per i loro grandi poteri, ma quelli li mostravano di notte, segretamente, senza farli vedere ad alcuno.


strega nel fiume Le madri facevano di tutto per evitare che il nascituro diventasse strega, allora, come comandava la tradizione, mettevano un treppiede per il fuoco (trèbini) sotto il letto della partoriente.

Si racconta anche il rituale che permetteva loro di diventare un altro essere.
Cominciavano col recitare alcune formule magiche conosciute solo a loro, si ungevano le giunture delle ossa con del lardo sciolto sulla fiamma, invocavano l’aiuto di Satana perché ne facilitasse la metamorfosi.
Si potevano trasformare in qualsiasi animale: mosche, uccelli notturni, soprattutto nel barbagianni (sa stria); ma anche in gatti, cani, in campagna prendevano l'aspetto di serpente.
In questo modo potevano passare inosservate agli umani e andare di casa in casa, preferibilmente col favore delle tenebre, e compiere i malefatti.


Agivano quasi sempre di notte, trasformate in gatto entravano nelle case attraverso le fessure delle finestre, in mosca dal buco della serratura o da ogni più piccolo pertugio. Allora si diceva che andavano a COGAI
La gente aveva paura, sprangava porte e finestre, allontanavano i gatti senza padrone, tappavano il buco della serratura e ogni altro foro, facevano preghiere di scongiuro.
Ma esse riuscivano sempre a penetrare nelle case e colpivano le loro vittime nel sonno, quando erano indifese e incoscienti.

pipistrello

 

Prendevano un po' tutti, ma avevano una predilezione per i bambini, che soffocavano o succhiavano loro il sangue.
Erano una sorta di streghe-vampiro, particolarmente attratte dal sangue umano, soprattutto da quello dei neonati non ancora battezzati.
Al calare delle tenebre sentivano sempre più impellente la brama del sangue, allora le giunture delle ossa cominciavano a trasformarsi, cambiavano sembianza e andavano in cerca delle loro vittime.

Facevano queste cose anche perché invidiose di tutte le donne che avevano figli.

Is cogas molto spesso si trasformavano anche in mosche o mosconi, si posavano sulle persone, iniettavano i loro veleni mortali. Per questo motivo a Villacidro tutti rispettavano i ragni, essi proteggevano dalle mosche-demoni.

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ANTIDOTI

La povera gente si difendeva come poteva, prima di tutto rivolgendosi a Dio con le preghiere.
Si conoscevano pure dei rimedi più specifici.

Per evitare che le streghe penetrassero nelle case di notte, prima di andare a letto, le famiglie mettevano un treppiedi per il fuoco (trèbini), una seggiola (scannu) o una scopa rivolti verso l'alto.

Bisognava stare attenti a non prendere la seggiola per l'estremità dello schienale e farla ruotare su un piede, produceva l'effetto opposto: attirava immediatamente le streghe.

trebini 1    trebini 2

Trèbini, treppiedi in ferro usati come base 
per cucinare sul fuoco con le pentole o per abbrustolire il pane.

 

Molti le tenevano lontano mediante i BREBUS (antiche preghiere segrete e magiche tramandate da generazioni) che cacciavano il demonio.

Tutti, nei momenti di difficoltà, ricorrevano a S. Sisinnio, il santo villacidrese protettore contro il demonio e i suoi rappresentanti terreni.
A testimonianza della sua potenza ricordavano che durante la festa del santo, la prima domenica di agosto, presso la chiesetta erano assenti mosche e mosconi.

VAI A chiesa di S. Sisinnio

Chiesa campestre dedicata a S. Sisinnio.

Secondo la tradizione, dopo la nascita di un bambino, il padre doveva esporre l'immagine del Santo in ogni porta della casa per impedire l'ingresso delle streghe.

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Il sig. Aldo C. Marturano, studioso e divulgatore di Medioevo Russo, ci invia un interessante contributo su STREGHE in quel lontano paese, che volentieri pubblichiamo.


Anche in Russia esistevano le streghe e gli stregoni, ma erano molto più apprezzate che in Europa Occidentale nel Medioevo e non furono perseguitate.

 

Esistettero le streghe russe come tali oppure erano delle vere sacerdotesse della Luna e della Notte nei loro sabba condannate ad un rango inferiore dispregiativo affibbiato loro dalla propaganda della Chiesa Russa già a partire dal X sec.?
Molto si è scritto in Occidente su questi argomenti: streghe e magia! E’ difficile perciò prescindere dalle conclusioni a cui si è giunti in ambito occidentale, non applicandole anche alle Terre Russe...

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Si dicevano molte cose sulle “streghe” nelle Terre Russe, ma per la stragrande maggioranza non erano negative. Quando poi, con l’avvento del Cristianesimo e la diffusione delle famiglie mononucleari, il numero delle vedove abbandonate e solitarie che rimanevano ad invecchiare in un’izbà isolata si accrebbe, molte byline raccontano come queste “nonne” (bàbusc’ki) fossero delle streghe e come potessero ammaliare il viandante che veniva da esse attirato per aver con lui un incontro sessuale. Un sicuro indizio della loro presenza era quando la notte di Kupala queste vecchie venivano a “rubare” della brace per riaccendere il fuoco nella propria pec’ka… un peccato imperdonabile!

Si diceva ancora che le “streghe” di solito si circondassero di tanti inservienti sotto forma di animali talvolta spregevoli, quali rane, rospi specialmente o gatti. Questi servi erano sapientemente addestrati e mandati in giro nella notte di Kupala per svuotare, le cantine dei vicini, succhiando loro il latte e la panna acida (smetana) che poi rigurgitavano per dar modo alla loro padrona di preparare il proprio pasto! Un segno dell’accostarsi di una ved’ma era l’improvviso scomparire del latte nella vacca, nella notte fatidica di Kupala. Un altro segno era come queste donne sedevano a causa… della loro coda!
Come si va da una strega per chiedere aiuto o cure? E costei come fa una diagnosi? Ecco come:
Osserva il colore della pelle delle guance, il movimento degli occhi (!), l’eventuale anoressia, i gonfiori sul corpo, la natura della tosse e soprattutto l’alito… Inoltre grande importanza si dà agli ultimi sogni del paziente perché in essi l’“invasore” di solito si fa riconoscere!

Le nostre streghe (o znaharki che fossero) sapevano che le malattie che potevano colpire il corpo umano (ossia gli spiriti “femminili cattivi” che potevano penetrarlo) erano dodici altre streghe chiamate Febbri o Tremori e la loro residenza era la palude, i laghi, le radure oscure ossia, in altre parole, la foresta!
Per ogni spirito “febbrile” c’era una pianta curativa apposita …
Prima di ogni intervento farmacologico però c’erano gli scongiuri coi quali si poteva tentare di ricacciare le donne scarmigliate nella “loro” capanna tenebrosa fra gli alberi e lasciare libero il malato. Accenniamo al fatto che queste donne scarmigliate erano conosciute dagli Slavi meridionali col nome di vily…
Che poi l’uso delle pozioni, del decotto e della bevanda che la znaharka preparava potesse essere il più diverso e persino il più pericoloso, non ricadeva nelle sue responsabilità, ma nell’uso che la gente ne faceva a sua insaputa o non seguendo i riti prescritti! Rarissimamente infatti nei racconti popolari una donna del popolo, che vive ed è ben nota nel villaggio come znaharka, possa essere eliminata fisicamente per aver sbagliato una cura. Tutt’al più la si batterà in pubblico o la si esporrà al ludibrio di tutti costringendola a fuggire via per relegarsi in un’izbà piantata su una zampa di gallina nella foresta acquisendo la mala nomea di Baba jagà…

Lista dei nomi degli spiriti maligni femminili apportatrici di febbri secondo F.S. Kapiza, 1999
Treseja Avvarjuscia Hrapuscia
Otpeja Puhleja Zhjolteja
Gladeja Aveja Nemeja
Gluheja Karkuscia Ciumà (la peste)

Una sola malattia però era sicuramente provocata da fatture di streghe malefiche:
La consunzione! Male assolutamente inguaribile, ammenocché non si riuscisse ad eliminare la fattura “rimandandola” alla donna che l’aveva fatta! Non siamo riusciti a capire di che malattia si trattasse, ma essa doveva essere niente altro che il vaiolo assimilato alla peste (ciumà) di cui si avvertiva di non baciare mai in viso colui o colei che ne fosse colpito!
Una fattura maligna immediata e efficace era invece il malocchio contro il quale occorreva prendere sempre tantissime precauzioni. Ad esempio, il malocchio è pericoloso per i bimbi perché può condizionare tutta la loro vita. E allora?
Diffidare di quelle persone che fanno loro complimenti e cercano di attirarli con dolci e giocattoli e munire i figli sempre di un pezzo di ferro consacrato da portare addosso. Tuttavia il bimbo ha una speciale sensibilità per l’aura che una strega o uno stregone emanano e, appena questi si avvicinano, istintivamente si rifugia dietro la gonna della madre! Diffidare quindi di quelle donne sconosciute che guardano con insistenza i vostri arnesi di lavoro, l’izbà, gli alberi che avete piantato nel giardino. Diffidare di chi è zoppo o strabico, etc.
Come faranno le donne a scoprire nella foresta le piante più curiose che poi propongono per curare i vari malanni dei propri congiunti? Ormai lo sappiamo: adescano e convincono le forze impure della foresta con le loro arti seduttive!
Il più notevole vivente per stranezza, ma ottimo per la sua efficacia curativa, che le donne riuscivano a trovare è di certo il fungo detto ciagà (Inonotus obliquus sp.). Non solo è il più longevo fungo che si conosca – si sviluppa e cresce per circa 15 anni – ma è anche il più grosso, visto che riesce a raggiungere il peso di 5 kg e più! E’ inutile però cercarlo nei nostri boschi giacchè la ciagà cresce sulla corteccia della Betulla (se lo trovaste sul Tiglio e sull’Olmo, sappiate che questi individui sono giudicati inefficaci) formando degli strani ed enormi tumori orizzontali di color gialliccio-brunastro. Una volta che una donna ne abbia scoperto uno, deve tenere il segreto per sé poiché se lo propala, la ciagà sparisce o si disfa. La ciagà una specie di panacea per qualsiasi tipo di ferita o tumore esterno (trattamento omeopatico) e, siccome ne basta qualche grammo per farne una miscela efficace, per anni si può (e si deve) sfruttare sempre lo stesso fungo. E’ chiaro che col passar del tempo il fungo invecchia e diventa sempre più compatto e più duro, ma allora lo si può ancora usare per intagliarvi amuleti contro… gli spiriti delle febbri!

E che dire della polvere dei palchi di corna delle alci o degli escrementi delle capre o quelli del maiale, animali entrambi sacri? Questi ultimi prodotti, raccolti sui campi sempre dalle donne, seccati sulla pec’ka e ridotti in polvere erano considerati utilissimi farmaci…

Forse l’unico contributo veramente maschile a questa farmacopea medievale “russa” era il fegato fresco dei grandi pesci di fiume che serviva non solo come boccone prelibato, ma anche come medicamento per gli occhi infiammati dalla congiuntivite.

Dai libri di medicina (lecebniki) medievali russi
(raccolti da V.V. Korpacev, 1989)

ll cervello del gallo ferma la diarrea.
Strofinandosi il palato col cervello di porco aiuta a tenere i denti più sani.
Il polmone di porco soffritto e mangiato a digiuno impedisce di prendere la sbornia.
Nella testa del porco vicino alle orecchie vi sono degli ossicini che seccati e triturati aiutano nel mal caduco.
La membrana interna dello stomaco di gallina, seccata e macinata in polvere agisce da diuretico, migliora la digestione nello stomaco e ferma la diarrea.

E non solo i medicamenti vegetali o animali si trovano nella foresta! Anche la famosa Acqua Acidula che sgorgava da una sorgente probabilmente identificabile oggi nel villaggio di Izhiza vicino al laghetto del Valdai (regione a sud di Novgorod-la-grande), era in definitiva un “prodotto della foresta” e la si raccomandava esclusivamente a scopi terapeutici o per cuocere pozioni (chi riusciva a procurarsene!) magiche e si diceva che qualsiasi audace appena caduto in uno scontro poteva ritornare in vita bevendone. Aggiungiamo che le stesse proprietà furono attribuite successivamente alla fonte di Narzan’ nella regione di Stavropol’ visto che gli Osseti dell’Anticaucaso attribuivano a quest’acqua effetti miracolosi, sempre sottolineando che tutta la Pianura Russa è ricca di acque minerali acidule.

E qui ci fermiamo pur raccomandando al nostro lettore di leggersi il bellissimo racconto fiction di A. Pusc’kin, Ruslan e Ljudmila in cui un vecchio sciamano finnico (il mago Fin) fa rivivere l’eroe del racconto, Ruslan, proprio con l’acqua viva di una fonte magica per la gioia di Ljudmila oppure la storia (stavolta vera!) del principe (XV sec.) di Murom, Pjotr, che ammalatosi di una fastidiosa dermatite trovò sollievo e rimedio presso Fevronija, figlia di un raccoglitore di mjod, nella vicina Rjazan’. Questa gli preparò un unguento a base di miele. Ritornato a Murom e finito l’unguento, la dermatite ritornò e Pjotr non trovò altro modo di curarsi, se non sposando la sua giovane znaharka!

Aldo C. Marturano

E' possibile scaricare QUI l'intero contributo

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