Cuccureddu due anni dopo







a cura di Naturambiente



M. 0503-cuccureddu

Punta 0503-cuccureddu, quota 467, e la vicina Punta Cuccuru Frissa, quota 571, situate a Sud-Ovest di Villacidro, sovrastano l’abitato e non sfuggono allo sguardo dell’osservatore.



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Ogni volta che solleviamo lo sguardo verso “0503-cuccureddu” inevitabilmente ci vengono in mente i consecutivi incendi del 2003-2004 e dei gravissimi danni causati al bosco, all’ambiente e al paesaggio.

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Per l’ennesima volta, ho visitato queste località e ho pensato fosse una buona iniziativa mostrare alcune foto che evidenziano i danni causati dai due gravissimi incendi.

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Ho pensato fosse una buona iniziativa per due ragioni:
1. questi due episodi non devono essere dimenticati, devono essere un monito per evitare che si ripetano;
2. far conoscere all’opinione pubblica lo scenario catastrofico che si presenta ai nostri occhi una volta giunti sul luogo del disastro, proprio per il fatto che molte persone non hanno avuto questa opportunità.

 

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E’ evidente che i danni alla pineta, all’ambiente e al paesaggio sono immensi anche perché la compagine boschiva era costituita prevalentemente da Pino domestico e Pino d’aleppo, e si sa che le conifere non hanno facoltà pollonifera, cioè il potere di emettere polloni e quindi di riprodursi a seguito di un taglio o di un incendio.

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Invece, laddove erano presenti le latifoglie, la macchia mediterranea con prevalenza di leccio, come questo che vediamo nella foto, sono in fase di ripresa ma i tempi sono piuttosto lunghi. Come in questo caso alcuni lecci, se non particolarmente danneggiati, germogliano dai rami ancora vitali, altri invece emettono nuovi polloni dalla ceppaia.

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Aree prive di vegetazione arborea e arbustiva poiché distrutta dal passaggio del fuoco. Ora la natura ha bisogno dell’uomo, con i rimboschimenti, per dare vita a questi sterili suoli.

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Alberi morti e monconi di Pino domestico dovranno essere asportati per dare spazio alle nuove piante di leccio o alle essenze della macchia mediterranea presenti in diversi punti.

 

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Così come si intravede accanto a questo tronco bruciato, anche il semplice cisto ha un’importanza determinante per la protezione del suolo e dei nuovi virgulti che tentano di riprendersi dopo il passaggio del fuoco.

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Dopo l’incendio del 2004 la ripresa delle latifoglie timidamente si intravede, in questo caso vediamo un leccio, ma come si può notare ì tempi di crescita sono lunghissimi. Se non intervengono ulteriori fattori antropici avversi, incendi e pascolo, occorrono 50-70 anni per formarsi un bosco.

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Anche l’Erica arborea, essenza tipica della macchia mediterranea, se non troppo danneggiata dal passaggio dell’incendio, ha facoltà di riprendersi. Ecco come si presenta al passaggio del secondo incendio. Anche la macchia, benché resistente al fuoco, così come il leccio e la sughera, dopo due-tre-quattro incendi, non gode più di questa facoltà e la ceppaia muore.

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La sughera è indubbiamente la pianta più resistente al fuoco. Grazie alla sua corteccia spessa e protettiva che è il sughero, la pianta si riprende più velocemente del leccio e della macchia mediterranea. Ma sappiamo che a 0503-cuccureddu la sughera è presente solo sporadicamente perché la specie predominante è il Pino domestico consociato al Pino d’aleppo e ad alcuni lembi di macchia mediterranea e leccio.

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Dopo il primo incendio del 2003 qualche giovanissimo leccio, benché danneggiato, come dimostra la foto, ha tentato di riprendersi, ma il secondo incendio del 2004 ha condannato definitivamente a morte queste giovani latifoglie.

 

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Che i giovanissimi lecci stessero tentando di riprendersi lo dimostrano le foglie dei rami ancora vitali germogliate nella primavera 2004, ma il secondo incendio dell’estate 2004 ha distrutto questa vitalità.

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La ripresa di un bosco dopo un incendio è un processo biologico lunghissimo. Al passaggio del fuoco molte ceppaie muoiono, altre meno danneggiate si riprendono ma molto lentamente, così come i nuovi virgulti del leccio che vediamo nella foto dell’età di due anni.

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Cadavere di un giovanissimo leccio distrutto dall’incendio del 1998 che percorse una striscia di bosco sul versante Nord sotto la Punta Cuccuru Frissa ancora ben evidente . Nella foto si intravedono i nuovi polloni emessi dalla ceppaia alti appena 50-60 cm.

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Ecco un altro giovanissimo leccio distrutto dall’incendio del 1998. E’ un’ulteriore dimostrazione che l’incendio è solo distruttivo, infatti i nuovi polloni emessi dalla ceppaia, a distanza di 8 anni, non hanno ancora l’altezza di un metro. Per vedere questo leccio alto circa 6-8 metri e con un fusto del diametro di circa 50-60 cm occorreranno 50-70 anni, ma solo se non interverranno ulteriori incendi.


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