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Quindicinale
di attualità, politica, sport
gazzettamc@tiscalinet.it
E' in edicola il n. 19 del 9 Novembre 2001 della Gazzetta del Medio Campidano
Politica e dintorni
Ed
anche il Cavaliere Berlusconi ora tira a campare
Questo articolo
è dedicato agli elettori che hanno votato centrodestra,ai cittadini che
scegliendo Berlusconi speravano di cambiare la politica.La campagna scintillante
del Cavaliere ci aveva promesso di tutto: poche leggi ben fatte nei primi 100
giorni,la fine di rituali esasperanti della partitocrazia, l'efficienza amministrativa,
meno tasse per tutti, una finanziaria tutta rose e fiori. Possiamo adesso trarre
un primo bilancio:le leggi ci sono, si, ma riguardano i processi del Presidente
del Consiglio (rogatorie) o i suoi interessi economici (donazioni dei grandi ricchi).La
partitocrazia è viva e vegeta più che mai, e non c'è poltrona
che non richieda, per essere assegnata, la solita sceneggiata dei veti incrociati:
guardare per credere la crisi alla Regione.
L'efficienza amministrativa meglio
dimenticarsela: per ora abbiamo solo la politica delle spoglie nei ministeri.Le
tasse sono rimaste com'erano. La finanziaria è quella che è. Mettiamoci
le gaffes in politica estera,le divisioni dell'esecutivo su problemi strategici
come la partecipazione all'aereo europeo e avremo il quadro già visto di
una Italietta di seconda fila, che Bush tiene da parte e i leaders europei fuori
dai loro vertici di guerra. Infatti i sondaggi (lo ammette lo stesso Berlusconi)
sono in calo di due-tre punti. Naturalmente questo non vuol dire ancora che sia
finita la luna di miele tra il Cavaliere ed i suoi elettori.Per sua fortuna il
centrosinistra sta anche peggio, se possibile, lacerato dalla guerra tra pacifisti
e interventisti, con una leadership (Rutelli) evanescente e il maggior partito
della coalizione, i Ds, in cerca disperata di identità.Ma non c'è
dubbio che il centrodestra stia sperimentando le difficoltà di governare
dopo aver seminato promesse elettorali in tutte le direzioni. Governare, infatti,
vuol dire prima di tutto scegliere. Dietro Berlusconi c'è un blocco sociale
composito, fortemente contraddittorio: ci sono i grandi capitali e c'è
la povera gente ammaliata dai programmi Mediaset; ci sono i ceti rampanti della
new economy, quelli che giocano in borsa e vivono di computer e cellulari, e le
immense corporazioni del pubblico impiego, timorose di perdere i propri eterni
privilegi di inamovibilità; c'è il Nord che fino a ieri era leghista
ed ora crede ciecamente nel verbo di Arcore e c'è il Sud depresso e clientelare,
in cerca di protezioni dopo il declino del regime democristiano. C'è tutto,
insomma, e allo stesso tempo il contrario di tutto. Avendo promesso abilmente
a tutti il massimo, Berlusconi deve pur dare qualche risposta alle attese, ma
è stretto dai vincoli europei e dalle condizioni reali dell'economia. Ossessionato
dai sondaggi (conosciuto il piccolo calo di questi giorni ha subito convocato
riunioni su riunioni), non può scontentare nessuno. Perciò ha scelto
la via più comoda: stare fermo. Siamo dunque,se si fa eccezione per le
leggi personali del premier (i provvedimenti, diciamo così,per se stesso
e i suoi cari) all'immobilismo più totale. Essendo le prime pagine occupate
dalla guerra, l'inerzia del Governo si vede ancora poco,ma basta scorgere le cronache
parlamentari e la raccolta della Gazzetta Ufficiale per rendersene conto. I processi
di cambiamento innescati nella passata legislatura sono tutti inesorabilmente
al palo: ferme le privatizzazioni (Prodi, nel primo periodo del suo governo, ne
impostò e ne realizzò di decisive); ferma la riforma della amministrazione
(Bassanini forse era iperattivo, ma Frattini non si sa cosa stia facendo); fermissime
le politiche culturali (inesistente Urbani, inutilmente loquace Sgarbi); immobile
la devolution voluta da Bossi e ferma la stessa attuazione della riforma federalista
del centrosinistra, pure confermata dal recente referendum. Così un governo
che doveva muovere mari e monti cambiando volto all'Italia fa la politica dei
tanti governicchi del nostro dopoguerra: tira a campare.
[ articolo pubblicato su La Nuova Sardegna di Sabato 3 novembre.Ringraziamo per la gentile concessione il Prof.Guido Melis ed il Vice direttore de La Nuova Fiorentino Pironti ]
La storia si ripresenta con tutti i suoi errori
Un
amico mi ripete continuamente che in certe occasioni bisogna comportarsi come
i giunchi. Non so la frase provenga dall'antica saggezza cinese, ma sta di fatto
che il giunco, quando si scatenano le forze della natura, si piega all'acqua e
al vento senza opporre alcuna resistenza per venire su, appena torna il sereno,
rigoglioso e dritto più di prima. Tutto ciò che si oppone invece
rischia di essere travolto, sradicato e trascinato a valle , persino la robusta
quercia.
Forse il mio amico ha ragione, il rischio di chi si oppone è
sempre quello di essere sradicati e trascinati come fuscelli nel fiume in piena.
Oggi ad esempio, assistiamo impotenti agli eventi che ci conducono inesorabilmente
alla esaltazione della guerra come strumento di pace. Scopriamo all'improvviso
che dal profondo dell'animo dei civilissimi occidentali (e non solo) riemergono
antichi istinti. Tutti parlano di guerra con estrema disinvoltura ed ecco che
riappaiono i vecchi fantasmi guerrafondai, pronti a marciare per alimentare aspirazioni
che non sono certo di tutti. Non sappiamo se la storia la facciano gli uomini
(molto pochi in verità) o se sia la storia a fare gli uomini, sta di fatto
che sino a qualche mese fa sarebbe stato impensabile che il governo italiano sgomitasse
tanto per occupare un posto in primo piano al tavolo da gioco, puntando mille
ragazzi come posta sul prestigio internazionale. La cosa non è nuova, lo
fece Cavour in Crimea, e altri prima e dopo di lui .
Capita così che
la storia si ripresenta con tutti i suoi errori e con tutti i suoi orrori. Corsi
e ricorsi della storia, sostengono alcuni, quasi a giustificare l'incapacità
di fermarla, ignorando tutti gli insegnamenti che la storia stessa ci ha voluto
indicare.
Il primo novembre, nel cimitero di San Michele a Cagliari, c'è
stata la commemorazione delle vittime dei bombardamenti sulla città. Uomini,
donne, bambini , sepolti a centinaia in una fossa comune vicino ad un monumento,
l'albero della vita, eretto perché nessuno dimenticasse. Sul lato opposto
del cimitero centinaia di croci bianche, sotto l'abbraccio del tricolore, a ricordare
il sacrificio di tanti giovani soldati mandati a morire per la patria, e al centro,
alcune lapidi ricordano altri civili uccisi dalle bombe, vittime della strage
e di Gonnosfanadiga.
Tutto ciò avvenne solo pochi decenni fa, quando
la violenta piena della propaganda, dell'illusione, della faciloneria, portò
l'Italia e la Sardegna in guerra. Una guerra contro un nemico che poi divenne
alleato , pensate un po'!
Fu una avventura salutata da entusiasmo e grande
fiducia ma ridimensionata e smorzata appena la guerra mostrò il suo vero
volto di morte e di distruzione, Le bombe caddero sulla gente, sulle case e seminarono
il terrore. Pochi giorni dopo quella commemorazione, il 4 novembre, festa della
forze armate, l'Italia dichiara guerra ai Talebani Non più come operatoti
di pace, cosa che ci aveva sempre fatto piacere, ma come portatori di morte e
di terrore. Questa volta il popolo non esulta, non riempie le piazze, ma tace.
Travolto dalle immagini e dalle parole che i mass-media quotidianamente ci propinano
in diretta, quasi fossimo davanti ad un video games. Una ipnosi collettiva. Che
fare, essere giunchi o essere querce? Il mio amico non mi ha suggerito alternative,
neanche il presidente Busch. Lui è stato perentorio, con noi o contro di
noi. L'Italia , come il resto delle nazioni, anche quelle islamiche, non ha potuto
fare a meno di schierarsi, dietro le minacce per nulla velate. E questo non può
che essere un segnale negativo. Un'Italia irriconoscibile, solitamente abile come
mediatrice, che giustamente aveva indicato altre strade per punire i terroristi.
Evidentemente non si poteva fare altro. Gli americani, si sa, hanno un modo diverso
di pensare e alla loro forza bisogna piegarsi come giunchi. Mi si lasci però
la libertà di esprimere un piccolo pensiero, sono fiero di essere un italiano.
Adriano Marci
Primo Piano
SERRENTI
Intervista a Luca Becciu neo segretario della federazione Ds Medio Campidano
Non
continuerò la gestione Marrocu
Una
conduzione con differenti priorità comporta diversi programmi di lavoro
Serrenti. Partito dei
Ds. Federazione del Medio Campidano. Sala del 2°piano di una struttura tipo
sezione Pci anni '50 con annesso bar e bigliardini al piano terra.
Luca
Becciu, neo segretario federale, ci accoglie dietro una scrivania essenziale quanto
austera.
A fianco un sofisticato sistema informatico (computer ultima generazione,
stampante modello office jet della Hp ). Becciu risponde alle domande con il supporto
di una continua produzione di dati, schemi, tabelle, che escono dalla stampante
e da un sistema di archiviazione informatica che pare contenere tutti i temi ed
i dati della politica territoriale.
Vuole presentarsi?
Ho 30 anni, sono ingegnere e mi occupo anche di formazione
professionale, sono in politica dal 1990 data della mia prima candidatura alle
comunali del mio paese, lista Pci e indipendenti.
Attualmente sono in giunta
con incarico assessoriale.
Quale
mozione congressuale ha votato?
Quella di Fassino.
Si
sente il Segretario di una mozione o…?
No, lo spirito della mia elezione è
certamente unitario. Verso la mozione Berlinguer sento molta sintonia, ma mi riconosco
maggiormente nella mozione Fassino per una maggiore puntualità e completezza
nell'analisi progettuale più vicina alla mia esperienza di amministratore.
Tra
le mozioni del Congresso Ds vi sono anche scelte che il popolo di sinistra difficilmente
può condividere: nella mozione Morando non si riconosce più la centralità
politica al tema del lavoro.
Se seguo un ragionamento generale anch'io non
riconosco più tale centralità, ma devo anche dire che il tema lavoro
è più che centrale tra la nostra gente e le nostre famiglie; per
noi è ancora il problema dei problemi. Direi: il lavoro nonostante tutto.
Per questo valore dobbiamo lavorare come partito, sindacato ed organizzazioni
di massa.
Sempre
richiamando le mozioni, in alcuni passi si critica aspramente il carrierismo personale
anche nella vita politica dei Ds.
Il personalismo può essere positivo
se riferito ad una giusta ambizione personale, lo giudico invece negativo è
quindi da combattere se risponde solo alla logica perversa di alcuni, di pochi
a discapito degli interessi generali.
Parliamo
della Federazione: caratteristiche principali?
La nostra Federazione abbraccia
42 comuni ed una popolazione di oltre 120 mila abitanti. Gli iscritti Ds sono
1412 (le donne rappresentano il 16 per cento ) come dato riferito alla base congressuale;
il risultato finale del tesseramento di fine anno ritengo supererà abbondantemente
tale numero.
La
provincia del Medio Campidano è dietro l'angolo?
La provincia c'è!
È già una realtà. A noi tutti il compito di "aprire
la porta".
Come
giudica su questo tema la recente polemica di alcuni consiglieri provinciali Ds?
Normale dialettica tra compagni. Sia chiaro, alcune obiezioni di carattere economico
e organizzativo le condivido. Gli attuali consiglieri provinciali devono tenere
conto del mandato popolare che comporta cinque anni di governo: questo è
un tema, o se si vuole una obiezione, che va vista con attenzione.
Rapporti
con le unità di base che, anche in questo territorio, sembrano scomparse.
No, non ritengo siano scomparse e per convincersene basta vedere i dati del tesseramento.Colgo
comunque l'occasione per ringraziare il loro lavoro e la loro preziosa capacità
organizzativa anche in questa recente fase congressuale.
I
dati statistici rappresentano solo numeri o la realtà della partecipazione
politica?
No le unità di base ritengo siano operative nel territorio.
Rapporti
tra le amministrazioni comunali e tra i sindaci del centro sinistra (a maggioranza
Ds) ;a volte emergono eccessivi individualismi fonte di litigiosità in
famiglia?
Credo che l'individualismo sia connaturato con il sistema dell'elezione
diretta del sindaco. Ritengo comunque che gli aspetti positivi siano superiori
a quelli negativi.
Rapporti
con gli alleati dell'ulivo? Il Ppi è presente? O viene offuscato, come
qualcuno dice dalla "prepotenza" dei Ds?
Il Ppi è presente
nel territorio anche se in alcune realtà manca una loro struttura organizzata.
Sembra che molti dei loro dirigenti locali si stiano muovendo per costruire una
federazione del medio campidano: lo ritengo un fatto positivo.
I
Ds hanno occupato il potere nel territorio?
No. Credo che il mio partito e
gli amministratori del centrosinistra abbiano occupato i vari posti di comando
ed i ruoli di governo sulla base delle scelte effettuate dai cittadini nella competizione
elettorale.
Pensa
che possa esistere oggi una questione morale anche in questo territorio?
Il
mio personale percorso mi fa dire di no. Certamente non esiste in modo specifico
ma una analisi attenta può farci capire che gli elettori ed i cittadini
certamente pongono i termini di un maggiore recupero della fiducia nella politica
e quindi anche della morale nella politica.
Dov'è
il potere reale in questo territorio?
Sicuramente nei partiti, nelle amministrazioni
pubbliche e nelle entità sovracomunali. Da parte mia lavoro anche in funzione
di un potere che ritorni in gran parte al popolo.
Parliamo
dei programmi di lavoro.
Devo ancora riunire la Direzione Federale, ma certamente
i programmi partiranno dal dibattito congressuale che è stato molto ricco
e significativo, con mille spunti e mille idee.
Si
muoverà comunque nel segno della continuità della gestione Marrocu?
No. Non ci sarà continuità perché quella gestione era rivolta
prioritariamente a fondare la Federazione. Le priorità ora cambiano, quindi
cambia l'impostazione dei programmi di lavoro.
Tornando
al congresso, come si colloca tra le due anime che avevano espresso due differenti
candidati segretari?
In sintonia con entrambe.
Si
sente ostaggio dei due schieramenti o il punto più alto della mediazione
congressuale?
La mia candidatura la ritengo il punto di sintesi più
forte delle altre candidature in campo.
È
stato eletto all'unanimità?
No. Ci sono stati due voti di astensione:
uno era il mio, non potevo certo votarmi!
Questa
sostanziale unanimità è sinonimo di nuova unità? O semplicemente
il segnale di uno stato di attesa, di armistizio delle due anime?
Può
essere.
Dica
qualcosa di sinistra al suo popolo
Forza paris!
Riscopre
il sardismo, oggi è anche di moda
Credo che in Sardegna chiunque non
può prescindere dai valori della sardità.
In
questi ultimi anni la politica nella sinistra ha assunto molto spesso il volto
cinico del confronto fratricida (a volte spietato).
Abbiamo delle regole
statutarie che tutelano i nostri valori. Spesso il non rispetto di queste regole
ha comportato tante defezioni.
Tante
vittime illustri e tanti attivisti e militanti ,preziose risorse umane perse alla
politica; orfani per loro scelta o perché "epurati": tenderà
una mano per ricomporre le fratture esistenti?
Il problema è sempre
quello non dello scontro tra compagni ma del rispetto delle regole, il dibattito
politico deve comunque rispondere, da parte di tutti, al rispetto del nostro Regolamento.
In
politica conta di più il confronto dialettico, non la mera censura, frutto
del rispetto formale di norme regolamentari. Faciamo un esempio: l'attuale Sindaco
di Sanluri deve rimanere ancora fuori della porta?
Ripeto che nel confronto
aperto e dialettico occorre partire dalla condivisione delle regole del nostro
partito. Non escludo la possibilità di verificare quale cammino si possa
riprendere insieme. Peraltro gradirei che fosse chiaro che le nostre riunioni
sono sempre a porte aperte. (l.l. - s. m.)
Cronache comunali
GUSPINI
Premiati gli anziani che hanno partecipato al corso di alfabetizzazione
Non
è mai troppo tardi
Gli ospiti della casa di riposo saranno protagonisti
al Costanzo Show
Secondo gli ultimi studi condotti dentro il pianeta anziani
risulta che i così definiti "Capelli grigi" sono sempre più
vitali e battaglieri, faticano ad adattarsi al nuovo ma hanno energie e risorse
che intendono ancora mettere a buon profitto attraverso iniziative a loro confacenti.
E una conferma in tal senso ci viene anche dalla Casa degli anziani di Guspini,
dove cinque dei ventisei ospiti hanno ricevuto un attestato di partecipazione
per aver frequentato e superato un corso di alfabetizzazione. Sono quattro uomini
e una donna: Efisio Ferraris (64 anni), Pasquale Floris (55 anni), Delio Pinna
(74), Luigi Vargiu (78) e Giuseppa Porceddu (69). Nel corso della cerimonia, organizzata
dalla cooperativa La Clessidra, dal personale e dal direttore della Casa di riposo
Martino Contu, in collaborazione con l'assessore comunale ai servizi sociali Rossella
Pinna, i cinque arzilli scolari, promossi a pieni voti, con una punta di orgoglio
hanno esternato tutta la loro soddisfazione per il traguardo raggiunto e si sono
dichiarati entusiasti di proseguire questo cammino con la frequenza del secondo
corso, le cui lezioni avranno inizio in questo mese.
Seguendo il loro esempio,
altri si sono dichiarati interessati a frequentare il corso e cinque hanno già
dato la loro disponibilità: Laura Floris (66 anni), Amelia Schirru (79),
Piero Floris (60), Maria Usai (78) e Maria Steri (80).
Quattro donne e un
uomo, che portano il totale a dieci con una parità di sessi.
E l'avventura
proseguirà con dieci superimpegnati nonni, settant'anni l'età media,
testimoni di una terza età che può avere ancora qualcosa da imparare,
ma soprattutto da insegnare.
Antonietta Nolli
GUSPINI
Prosegue
l'attività della Facoltà di Architettura Bambina
Gli architetti
bambini
La Banca del Tempo incontra l'architetto Giancarlo Allen
Mentre
continuano le proteste per l'abbattimento della casa sull'albero, la Banca del
Tempo prosegue nella sua inarrestabile marcia.
Martedì 30 ottobre è
giunto a Guspini il celebre architetto Giancarlo Allen. Un importante personaggio,
conosciuto in Italia e all'estero, docente universitario presso la facoltà
di architettura del Politecnico di Milano, direttore della rivista "Architettura
Naturale" e presidente dell'ANAB (Associazione Nazionale di Bioarchitettura),
che ha lo scopo di diffondere e consolidare la cultura del progetto compatibile
con gli equilibri ambientali.
Giancarlo Allen è correntista ad honorem
della Banca del Tempo di Guspini, assieme ad altri suoi colleghi dell'Anab, ed
è anche Tutor del progetto "Torta in terra" della Facoltà
di Architettura Bambina di Guspini.
L'incontro, alla presenza del sindaco
Agus, si proponeva di far conoscere ancora meglio le opportunità costruttive,
le valenze ludiche e di invenzione creativa che possono offrire i materiali naturali
locali, come la nostra "terra cruda" depositaria di tante memorie.
In questo momento, nella facoltà di "Architettura Bambina" sono
in corso quattro originali laboratori: "Torta di Musica", paesaggi sonori:
direttore artistico e referente Marcello Floris; "Torta di Parole",
paesaggi libidinosi : ideatore e referente Corrado Leoni; "Torta di Culture",
paesaggi di riti e sapori delle tradizioni femminili del mondo: coordinatrice
e referente Maria Onidi; "Torta di Feste e Saperi Bambini", paesaggi
della famiglia e dei vicinati e nei negozi di Guspini con la collaborazione dei
commercianti: animatrice e referente Francesca Diana.
Fino ad oggi si sono
concretizzati 420 sogni dei bambini e dei cittadini, coinvolgendo gli allievi
del corso di regia diretto da Sofia Vicenzetto. I sogni realizzati sono stati
documentati anche con la collaborazione di registi italiani e stranieri come Marc
Rilke, della televisione tedesca.
Anche la Facoltà di Architettura
Bambina ha potuto prendere corpo grazie alle risorse del primo premio delle "Città
sostenibili delle bambine e dei bambini" - edizione 2000 -, vinto dalla stessa
Banca del Tempo di Guspini.
Evaristo Puxeddu
LUNAMATRONA
Sarà finanziato dal progetto integrato territoriale
Nasce il borgo
artigiano
Nel programma del comune: rivitalizzare il centro storico
Il
Pit (Progetto Integrato Territoriale) di Lunamatrona prevede la nascita del borgo
artigiano per rivitalizzare il centro storico ed avviare il recupero dei mestieri
antichi ed in via di estinzione.
L'intento dell'Amministrazione Comunale è
dichiaratamente quello di ripopolare il cuore del paese con i rumori degli attrezzi
della cultura artigiana e contadina, riscoprendo le antiche arti della lavorazione
del legno,del ferro ed anche il vetro.Tra l'altro il progetto consentirà
di recuperare vecchie e fatiscenti abitazioni di gloriose origini ma, inevitabilmente,
decadute dal tempo e dall'incuria degli uomini. Ristrutturazioni, riconversioni
delle tipologie originarie, nuove destinazioni d'uso saranno le parole d'ordine
dei lunamatronesi non appena il Comitato di Verifica dei Pit ed il Centro di Programmazione
della Regione avranno emesso la loro motivata decisione sul Pit presentato.Si
spera, ovviamente, che venga approvato e finanziato per consentire una forte ripresa
progettuale ed economica con decine di finanziamenti privati e la rivitalizzazione
di tutto il laborioso centro agricolo.
Il sindaco G.Battista Orrù ci
ha rilasciato una breve intervista:
Sindaco, può dirci di che cosa
si tratta?
"Abbiamo voluto avviare il pieno recupero di due ampi comparti
del nostro centro storico".
Quindi su entrambe le aree si svilupperanno
attività artigiane?
"No, solamente nella prima dove risanamento
deve significare anche il recupero a fini produttivi, con la nascita di circa
10/12 piccole imprese artigiane ".
Con quali produzioni?
"Prioritariamente
si svilupperanno attività dell'artigianato artistico, ma anche del manufatturiero
tradizionale".
Le iniziative imprenditoriali sono tutte nuove attività?
"In gran parte si recupereranno attività già in essere; per
altre si avvierà un bando specifico cui potranno partecipare giovani imprenditori".
E per quanto riguarda il secondo comparto, cosa prevedete?
"Attività
di tipo museale con una particolare specializzazione verso le attività
artigiane, quelle che con gli anni sono in parte scomparse o, comunque, si sono
trasformate grazie alla innovazione tecnologica".
Appare evidente che
l'Amministrazione Comunale intende dare vita ad un circuito culturale e produttivo
imperniato sulle risorse locali e sulle tradizionali attività artigiane
del territorio. Certamente una buona iniziativa che si auspica possa avere un
immediato successo e sappia lanciare a tutto il territorio, il messaggio del recupero
delle risorse locali non solo a fini conservativi ma anche produttivi e di reddito.
I cittadini di Lunamatrona attendono fiduciosi l'arrivo dei finanziamenti regionali
pensando al loro immediato investimento ed a nuovi appuntamenti progettuali con
altre leggi regionali del settore turistico ed agricolo.
(s.m.)
TUILI
Il paese in festa per l'arrivo del nuovo parroco don Locci
"In nome del
Signore"
Il sacerdote: collaborazione con la comunità
"Benvenuto colui che viene nel nome del Signore". Con questo cartello, appeso sopra il bel portale di bronzo della parrocchiale di San Pietro, la comunità di Tuili ha accolto il nuovo parroco, Don Edmondo Locci, 65 anni, che arriva dal vicino comune di Gonnoscodina. C'erano anche le bandierine che scendevano dal campanile, la chiesa addobbate a festa, il coro dei ragazzi e degli adulti che cantava. Il discorso del sindaco Pietrino Tronci, la gioia del vescovo Monsignor Antonino Orrù. Una festa in piena regola, una felicità esteriore, ma anche interiore che si leggeva nei volti dell'assemblea che ha gremito, come non accadeva da tempo, la chiesa di San Pietro. Don Locci, parroco di Gonnoscodina per cinque anni, ha accolto con grande entusiasmo e determinazione il suo nuovo mandato. "Ogni cambio di parrocchia in una comunità avvicinerà alla chiesa alcuni che sono lontani, mentre altri che sono vicini potrebbero allontanarsi. Questa seconda ipotesi non si verifichi mai tra voi", ha detto Don Locci, pronto alla collaborazione con tutte le forze vive di Tuili. "Nella chiesa c'è un posto per tutti", l'assemblea applaude e spera tanto nel nuovo parroco. E che Don Locci rappresenti una garanzia per il futuro della parrocchia di Tuili lo hanno testimoniato i tanti fedeli di Gonnoscodina, in testa il giovane sindaco Greca Onnis, che lo hanno accompagnato nella nuova sede. Oltre cento, hanno gioito assieme ai tuilesi, cantato con loro e poi partecipato al rinfresco nei locali dell'oratorio. La sua esperienza di parroco è iniziata nel 1963 a Mogoro, poi a Carbonia e undici anni in Germania tra gli emigrati italiani, dove ha appreso la lingua tedesca ed insegnato quella italiana ai figli degli italiani, oltre ad occuparsi della cura spirituale delle sue famiglie. Quindi, per sette anni, cappellano sulle navi della Marina Mercantile, dal 1979 al 1986, percorrendo tutti i mari del mondo. Ultime tappe del suo cammino da parroco Guspini, il suo paese d'origine, Gonnoscodina e adesso Tuili. "Sono entusiasta di questa bella chiesa e di tutti voi fedeli", ha aggiunto Don Locci. E la comunità è pronta a lavorare con la sua nuova guida.
Antonio Pintori
SERRENTI
Un apposito convegno sull'uso della pietra di Serrenti
Dalla pietra lavoro
e cultura
Amministratori ed esperti a confronto sui materiali naturali
Sabato 3 novembre, presso il Centro Servizi Turistico-Culturali Casa Corda a Serrenti,
si è tenuto il convegno sul tema "Architetture in pietra e altri materiali
naturali, materiali e architetture tra innovazione e tradizione". Il convegno,
organizzato dal Comune di Serrenti con il contributo dell'Assessorato agli Affari
Generali, Personale e Riforma della Regione Autonoma della Sardegna, ha trattato
i temi dell'uso della pietra di Serrenti e di altri materiali biocompatibili nel
recupero e nelle nuove costruzioni. Il convegno è stata la prima occasione
pubblica in cui la Casa Corda, dopo l'inaugurazione di ottobre, ha ospitato una
iniziativa che ha visto la partecipazione di numerosi tecnici ed appassionati
che sono arrivati da tutta la regione ed hanno seguito con attenzione i lavori.
Sono intervenuti il Sindaco Fulvio Tocco ha trattato il tema del recupero della
Casa Corda, delle politiche comunali di recupero e valorizzazione del Centro Storico
e del patrimonio architettonico locale. L'ing. Alberto Atzeni, dirigente del settore
urbanistico del Comune di Serrenti, ha invece tracciato una breve storia dell'evoluzione
urbanistica del comune e dei diversi atti di pianificazione che ne hanno caratterizzato
lo sviluppo, soprattutto negli ultimi trent'anni; ha anche illustrato le linee
generali e le prospettive che porrà il nuovo Piano Urbanistico Comunale,
da approvare a breve termine.
E' poi intervenuto l'ing. Marco Muscas, Sindaco
di Samassi e coordinatore della Rete italiana delle Città della Terra Cruda,
evidenziando le opportunità offerte dal lavoro di rete e l'esperienza positiva
che si sta sviluppando attorno al tema delle costruzioni in terra cruda e sull'uso
di materiali tradizionali.
Sono quindi intervenuti il Prof. Antonello Sanna
(docente facoltà di Ingegneria di Cagliari) e l'ing. Alessio Bellu (tecnico
locale), che hanno trattato il tema della pietra di Serrenti tra innovazione e
tradizione. I due tecnici hanno seguito, tra l'altro, la progettazione e la direzione
lavori della struttura che ospitava il convegno.
Una volta avviata la parte
più tecnica del convegno è giunto l'intervento del Prof. Antonio
Vernier (docente Facoltà di Ingegneria di Cagliari) e dell'Ing. Maria Elena
Lai (tecnico locale) riguardante Caratteri e prestazioni della pietra di Serrenti
nell'edilizia urbana. L'intervento ha preso spunto dalla Tesi di Laurea dello
stesso Ing. Lai ed è stato seguito con notevole attenzione dal numeroso
pubblico.
L'ing. Enrico Fodde, ricercatore, ha poi trattato sui saperi artigianali
locali, spaziando in un interessantissimo intervento dallo spacco degli enormi
blocchi di cava di pietra di Serrenti al recupero di edifici medioevali in Inghilterra.
Alla fine del convegno il Prof. Antonello Sanna e l'ing. Alessio Bellu hanno accompagnato
gli attenti partecipanti attraverso la Casa Corda e, anche grazie ad una minuziosa
ricostruzione fotografica, hanno mostrato tutte le fasi di lavoro che hanno portato
alla realizzazione del Centro di Servizi. La visita e la fotografia sono state
anche accompagnate da numerosi racconti di episodi e riflessioni sul tema del
recupero, dell'intervento pubblico e privato e delle possibili scelte di fronte
ad un bene architettonico importante ma spesso particolarmente degradato.
Ai lavori hanno partecipato anche le imprese di costruzioni di Serrenti e in particolare
la Sarda Trachiti, che oramai da anni e con elevata professionalità si
occupa dell'estrazione e della lavorazione di materiali lapidei e in particolare
di pietra di Serrenti.
La pietra di Serrenti, date le sue notevoli caratteristiche,
è infatti richiestissima dai progettisti e dai committenti, e grazie alla
sua versatilità può essere utilizzata dalla pavimentazione stradale
alla creazione di oggetti artistici di pregio.
(red.)
GONNOSFANADIGA
Originale mostra di funghi in legno
Scultore per passione
Scolpire il legno è sempre stata la sua passione, sin da ragazzino quando lasciandosi guidare dalle forme abbozzate dalla natura, trasformava piccoli tronchi in animaletti. Poi è passato ad un genere più sofisticato e impegnativo, realizzando cornici ad intaglio arricchite di motivi sapientemente elaborati. E oggi è arrivato a realizzare una collezione sicuramente singolare: 80 funghi di ogni tipo, realizzati con una precisione e una fedeltà tale che potrebbero facilmente confondersi con quelli veri. Efisio Piras, panettiere con l'hobby del legno, è stato così convinto da alcuni amici ad esporre le sue opere in occasione di sagre e mostre, e il successo non è mancato. Numerose associazioni, enti e scuole lo hanno invitato a presentare la sua particolare collezione, e lo ha fatto anche in occasione della serata culturale che si è tenuta nel monte granatico, fornendo ai vari visitatori ogni informazione utile sul fungo in genere e sulle peculiarità delle varie specie.
(red.)
SERRAMANNA
Una grande folla ha accolto le spoglie di S. Ignazio
Tre giorni di festa
Dal 23 al 25 ottobre, a Serramanna, si sono svolti grandi festeggiamenti per la
sosta delle venerate spoglie di Sant'Ignazio da Laconi. All'arrivo delle sacre
spoglie in piazza Matteotti la popolazione si è vestita di misticismo.
Dopo l'accoglienza da parte delle maggiori autorità civili e religiose
del territorio, una gran folla di fedeli ha accompagnato in processione le spoglie
del santo nell'omonima parrocchia, dopo aver attraversato il viale che da alcuni
anni porta il suo nome, ha fatto seguito la celebrazione di una Messa solenne.
Bandiere variopinte, luminarie e scritte di benvenuto hanno fatto ala al passaggio
del Santo anticipando quella che è stata una grande festa che per tre giorni
ha tenuto impegnata tutta la nostra comunità.
Cinquant'anni dopo la
canonizzazione, la sua urna, che si trova nel santuario dei Frati Cappuccini a
Cagliari, è stata portata in pellegrinaggio in molti centri della Sardegna.
Ed anche Serramanna ha accolto con un commosso omaggio l'urna dell'umile fraticello
di Laconi, amato e consacrato da migliaia di fedeli.
Alle 21,30 del 23 ottobre,
sempre in chiesa si è tenuta una veglia di preghiera. La mattina successiva
si sono susseguite due messe e dopo momenti dedicati alla conversione ed alla
penitenza, alle ore 11 è partita l'urna.
Giovedì 26 ottobre
si è svolto il rito dedicato alla consacrazione della prima parrocchia
della Sardegna intitolata a S. Ignazio, con sistemazione delle reliquie ai piedi
del nuovo altare in granito appena completato, che è stato possibile realizzare
grazie alle generose donazioni dei parrocchiani.
La chiesa è stata
consegnata all'Arcivescovo di Cagliari Monsignor Ottorino Alberti. Ai piedi dell'altare
sono state collocate le reliquie di S. Ignazio, Antonia Mesina e Padre Pio.
Il passaggio del Santo a Serramanna ha significato un momento di grande riflessione
ed un esempio di vita soprattutto per i tantissimi giovani presenti alle diverse
cerimonie.
Secondo quanto ha detto il parroco don Bruno Pittau, artefice numero
uno della formazione della parrocchia. Questo è stato un momento storico
ed indimenticabile per tutta Serramanna, che ha segnato l'anniversario dei trecento
anni della sua nascita, i cinquant' anni della santificazione ed i trenta anni
della nostra chiesa.
Tre giornate dense di appuntamenti e cerimonie religiose
di grande significato per tutti i Serramannesi.
Per dare rilevanza maggiore
all'avvenimento religioso , persino le poste italiane hanno disposto l'emissione
di un annullo speciale filatelico raffigurante l'effigie di Sant Ignazio da Laconi.
Tito Boassa
SAMASSI
In
arrivo influenza e polemiche
Il Direttore Generale rassicura la popolazione
sanitaria:
30.000 scorte di vaccino contro l'influenza
Tardano a diminuire
di intensità le polemiche sul rischio che la popolazione sanitaria ed in
particolare gli anziani, possano trovarsi senza vaccino antinfluenzale.Dopo le
prime risposte date dagli Uffici del Servizio di Igiene pubblica, scende in campo
il Direttore Generale della Asl dr. Franco Trincas che rilascia al nostro giornale
notizie rassicuranti.
"Nel modo più assoluto devo dichiarare che la polemica è del tutto fuorviante e pericolosa " ma comunque vi sono state critiche relativamente alle scorte in qualche ambulatorio del nostro territorio "dichiaro che a tutt'oggi siamo in grado di somministrare, se fosse necessario e richiesto, circa 30.000 dosi del vaccino contro l'influenza. Voglio chiarire che abbiamo fatto uno sforzo generale per dotarci di una scorta di gran lunga superiore a quella degli anni trascorsi" .
Per quanto
riguarda il disguido della mancata apertura dell'ambulatorio di Samassi,riconosce
una vostra responsabilità?
"Anche questa vicenda pare una voluta
contraffazione della verità e, quindi un'altra polemica sterile: abbiamo
affisso un cartello chiaro e leggibile con l'indicazione esatta del giorno di
apertura, non capisco come abbiano potuto sbagliare tante persone."
"Comunque, prosegue il dr.Trincas, voglio utilizzare la Gazzetta del Medio
Campidano per rassicurare tutta la popolazione di Samassi e dei centri della ASL,
che non mancheranno vaccini, che la struttura è in grado di somministrarli
con la massima efficienza e che, nell'ipotesi di ulteriori quantità, saremo
in grado di impinguare le nostre scorte in tempo reale".
Ringraziamo
il dr.Trincas per le sue dichiarazioni che rassicureranno le fasce più
deboli e più esposte della nostra popolazione sanitaria. Da parte nostra
vogliamo solo rimarcare come siano inopportune e pericolose le polemiche svolte
sulla pelle degli anziani.
(s.m.)
VILLACIDRO
Riunione
della commissione consiliare agricoltura
Per l'Enolearia 4 miliardi di danni
Nella
seduta straordinaria del 30 ottobre, la commissione Consiliare Agricoltura e ambiente
presieduta da Marco Mocci, ha esaminato la grave situazione in cui versa il settore
olivicolo villacidrese a causa del perdurare della siccità.
I dirigenti
della cooperativa Enolearia Monte Linas, invitati a partecipare ai lavori, hanno
dichiarato che i danni derivanti dalla siccità sono ingenti: da una lavorazione
media di 50.000 quintali di olive si prevede una riduzione a 10-15.000 quintali,
con una perdita per mancato conferimento del 70-80%, che in termini economici
si aggira attorno ai 3-4 miliardi di lire.
Un grave danno per la cooperativa,
che vedrà vanificati tutti quegli interventi e iniziative intraprese per
propagandare e collocare i propri prodotti non solo in Sardegna, ma anche nei
paesi dell'Unione Europea.
La commissione ha quindi chiesto con carattere
d'urgenza una udienza con la quinta Commissione del Consiglio regionale per esaminare
la situazione ed attivare tutti gli interventi legislativi che consentano di far
fronte ai danni subiti.
(a.n.)
SAN GAVINO
Strada
statale 197 Guspini-Sanluri
Trenta chilometri di pericoli
Bisogna che
i sindaci si attivino in tutte le sedi politiche ed istituzionali affinché
l'Anas esegua tutti i lavori necessari a rendere il tratto Guspini - Sanluri più
sicuro". E' l'appello che i consiglieri comunali del gruppo "Lista civica
per San Gavino" Carlo Secci, Mauro Casu, Nicola Ennas e Nicola Garau hanno
rivolto al sindaco Fedele Melas dopo i ripetuti incidenti mortali che si sono
verificati ultimamente su questo tratto della statale 197. Sono sei Comuni interessati:
Sanluri, San Gavino, Guspini, Villacidro, Gonnosfanadiga e Pabillonis. Quattro
i punti ad alto rischio: incrocio San Gavino - Villacidro, bivio per Gonnosfanadiga,
incrocio Gonnosfanadiga - Pabillonis, ponte sul rio Terramaistus.Ogni giorno su
questo tratto della statale il traffico è piuttosto sostenuto. Sono migliaia
gli automobilisti che la percorrono e notevole è anche il transito di pullman
e mezzi pesanti diretti alla zona industriale di Villacidro e alle aree artigianali
di San Gavino e Guspini. Ventinove chilometri d'asfalto dove i lunghi rettilinei
invitano alla velocità e al sorpasso, ma dove bisogna fare i conti con
la strettezza della carreggiata, che in alcuni punti non consente un transito
incrociato di due mezzi pesanti, con la presenza di incroci e bivi, quasi sempre
su una curva, e dei numerosi innesti con le strade campestri. Una situazione che
è stata spesso segnalata dai sindaci, ora invitati a far fronte comune
per chiedere "con urgenza l'intervento dell'Anas affinché predisponga
atti concreti per attenuare la pericolosità della statale".
(a n.)
ARBUS
La
Provincia stanzia 500 milioni per il "Progetto Life"
Un'area protetta
per i cervi
Soggetto proponente non più Legambiente Sardegna ma l'amministrazione
provinciale di Cagliari che stanzierà 500 milioni di lire. I comuni di
Arbus, Guspini e Gonnosfanadiga parteciperanno con la quota di cento milioni di
lire ognuno. Parteciperà anche il Centro turistico studentesco Roma, con
una quota pari a 40 milioni di lire. Gli altri partner partecipanti senza quota
di adesione sono: associazione turistica Proloco Arbus, Arcinova Guspini, Legambiente
Sardegna, Associazione volontari protezione civile Arbus, Associazione Elafos
Guspini, Gruppo Territorio Ambiente Lavoro Arbus, Dipartimento di protezione delle
Piante Università di Sassari, Helmar Schenk (referente scientifico del
progetto), Comunità Montana n°18, Legambiente Guspini, Corpo Forestale
e di Vigilanza Ambientale Cagliari. Il progetto Life Natura 2, va ad integrarsi
con il progetto Life Natura '97 "Dune di Piscinas Monte Arcuentu" che
oltre a valutare come prima il grado di accettabilità delle popolazioni
locali per la costituzione di un vero e proprio Parco Naturalistico, ha messo
a segno una serie di iniziative a favore della tutela e valorizzazione ambientale,
coinvolgendo le diverse Associazioni di Volontariato di Arbus e Guspini. Life
Natura '97 ha avuto dalla Comunità Europea un finanziamento di un miliardo
e 520 milioni per l'attuazione di un progetto mirato alla salvaguardia di alcuni
siti di interesse comunitario, consentendo concretamente una serie di iniziative
a favore della tutela e salvaguardia ambientale su una superficie di circa 13.000
ettari ricadenti soprattutto nel territorio Arburese. All'Associazione Proloco
Arbus sono stati assegnati 20 milioni per la realizzazione di depliants, magliette
e capellini; al Gruppo Territorio Ambiente e Lavoro sono stati assegnati 30 milioni
per la realizzazione di cartellonistica stradale e sentieristica; alla Associazione
Protezione Civile Arbus sono stati assegnati 35 milioni per la realizzazione di
staccionate a protezione del sistema dunale di Piscinas e 15 milioni per la piantumazione
di essenze autoctone in aree degradate; alla Associazione Elafos Guspini, sono
stati assegnati 10 milioni per la pulizia e realizzazione di fonti di abbeverata
per i cervi; 17 milioni sono stati assegnati ad Arcinova Guspini per il censimento
delle discariche abusive e la pulizia delle spiagge ricomprese nell'area Life
(Piscinas); a Legambiente sono stati assegnti 25 milioni per la sistemazione e
bonifica del rio Naracauli e rio Piscinas. Anche gli allevatori presenti nell'area
interessata hanno avuto un risarcimento per i danni subiti dal pascolo dei cervi
negli erbai, 130 milioni per 25 allevatori. Il progetto Life Natura '97 è
stata anche un'occasione di lavoro per una trentina di disoccupati che hanno potuto
lavorare tre mesi percependo uno stipendio di oltre 2 milioni al mese. La richiesta
di rifinanziamento del progetto Life Natura 2, trasmesso al Ministero dell'Ambiente
per poi essere presentato alla Comunità Europea ha come titolo: Conservazione
delle Dune di Piscinas, del Cervo sardo e della Caretta Caretta. L'obiettivo globale
è quello di contribuire alla protezione degli Habitat e delle specie elencate
nelle direttive "Habitat" ed "uccelli selvatici" nell'ambito
di uno sviluppo socio-economico dell'Arburese-Guspinese .
Ugo Bonino
VILLACIDRO
Festeggiata
la giornata dell'unità nazionale
In ricordo dei caduti
Domenica
mattina, 4 novembre, si sono svolte due manifestazioni parallele per festeggiare
la giornata dell'unità nazionale e per commemorare i caduti di tutte le
guerre. Il corteo degli ex combattenti, delle associazioni di volontariato, dell'arma
dei carabinieri e degli amministratori locali, con in testa il sindaco Giorgio
Danza, si è dato appuntamento alle 9,30 nella chiesa di Santa Barbara per
assistere alla santa messa celebrata da don Giovannino Pinna. Al termine del rito
religioso, il corteo si è diretto nella piazza Municipio, accompagnato
dalla banda musicale "Santa Cecilia". Dopo gli interventi di alcuni
ex combattenti e del sindaco è stata deposta una corona di alloro sulla
lapide che riporta i nomi dei militari caduti in guerra.
Alle 11,15 una delegazione
del locale circolo dell'associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall'internamento
e dalla guerra di liberazione (A.N.R.P.), composta dal presidente Francesco Nonnis,
medaglia d'argento al valore militare sul campo e da un membro del direttivo,
Giovanni Deriu, si è recata nella piazza Sisinnio Mocci per deporre una
corona di alloro e di fiori alla memoria del martire villacidrese delle Fosse
Ardeatine e di tutti i martiri della resistenza della guerra di liberazione. La
delegazione è stata accompagnata dai vigili del Comune, da alcuni rappresentanti
dell'Auser, dell'Aido. e dell'Avis di Villacidro e dal professor Lorenzo Di Biase,
segretario dell' Anppia di Guspini.
(m.c.)
GUSPINI
Il paese accoglie don Pittau in un clima di festa e di nuove speranze
Benvenuto
a Guspini
Dal 31 ottobre il sacerdote villacidrese è il nuovo parroco
di S. Nicolò.
Assistere all'insediamento di un nuovo parroco, al di
là del fatto religioso e del cerimoniale liturgico che mantengono costante
una forte valenza, è indubbiamente un'esperienza ricca di emozione e di
fascino.
Partendo dalla chiesa medievale di S. Maria, il neoparroco è
stato accompagnato fino alla chiesa di S.Nicolò, da migliaia di cittadini
provenienti da vari paesi del Medio Campidano. Dalle rappresentanze dei Cavalieri
di Malta e delle associazioni. Dai sindaci di Guspini e Villacidro affiancati
dalle guardie municipali che portavano il Gonfalone. Dagli onorevoli Carlo Dore
dei Democratici e Gian Mario Selis dei Popolari. Dai parenti e da numerosi sacerdoti
della Diocesi preceduti dalla importante presenza di S.E. Mons. Antonino Orrù
vescovo di Ales.
Sono le 16.30 del giorno 31 ottobre. Un pomeriggio dal cielo
grigio reca speranze di piogge che tardano ad arrivare. In questo strano autunno
dai connotati estivi, mentre ci preoccupano la siccità, il morbo della
Lingua blù e la mucca pazza, Bin Laden e il Fondamentalismo islamico, le
campane della Parrocchia suonano a festa. E' arrivato il nuovo parroco.
Anche
Lui è Villacidrese, come il compianto don Spettu che lo ha preceduto. E'
nato nel 1939 e fu ordinato sacerdote nel 1965. Due prelati con caratteristiche
assai diverse, ma consoni nel progetto evangelizzatore cristiano e ugualmente
determinati.
Le straordinarie esperienze missionarie fatte da don Pittau sia
all'estero (in Vietnam) che in campo nazionale fra gli operai di Torino e le Comunità,
ne hanno fatto un sacerdote dalla grinta e dal temperamento pragmatico, moderno.
Un vero talento organizzativo e manageriale nato in trincea, che sa muoversi
con estrema disinvoltura sia negli apparati istituzionali dei Palazzi sia nei
luoghi dove alberga la miseria e la sofferenza.
Molto prima che arrivasse
a Guspini, nella cittadina è giunta l'eco della sua fama e delle sue capacità
di "realizzatore".
E per questo ci rallegriamo e gli facciamo tanti
auguri di buon lavoro.
Evaristo Puxeddu
GUSPINI
Commemorazione
dei caduti di tutte le guerre e dei deportati
Una lapide in ricordo delle
vittime
Dopo il meritato successo ottenuto con la consegna dei "diplomi"
agli ospiti della Casa di riposo di Guspini, per la frequenza al corso d'alfabetizzazione,
la Cooperativa "La Clessidra" che ne gestisce la struttura, ha realizzato
un'altra iniziativa di valore sociale e culturale: lo scorso 5 novembre con la
collaborazione del Comune e dell'Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia
dall'Internamento e dalla Guerra di Liberazione (Anrp), che ha sede proprio nella
Casa degli anziani, è stata collocata una lapide in memoria dei caduti
in guerra e dei martiri della Patria. Sotto la regia di Martino Contu, direttore
della Comunità Alloggio, si sono alternati gli interventi delle autorità
cittadine. Nel corso della manifestazione, partecipata da un pubblico numeroso
e, soprattutto, da un folto gruppo di ragazzi delle scuole elementari, sono intervenuti:
il Sindaco di Guspini Tarcisio Agus, l'Assessore ai Servizi Sociali, Rossella
Pinna ed il Segretario generale nazionale dell'Anrp prof. Enzo Orlanducci. Il
Sindaco Agus ha posto l'accento sul significato sociale e culturale dell'iniziativa
rammentando quanto sia importante il valore della memoria storica.
Fra le
bandiere e stendardi delle delegazioni presenti, spiccava in prima fila: il tricolore
retto dal pluridecorato ottantunenne Francesco Nonnis, villacidrese, medaglia
d'argento al valor militare nonché croce di guerra al merito. L'Associazione
Nazionale dei Carabinieri era rappresentata dalla sezione di Villacidro intitolata
al carabiniere Walter Frau, vittima di un attentato banditesco nel centro dell'isola.
Erano presenti anche il Maresciallo dei Carabinieri della stazione di Guspini,
l'Auser di Villacidro, l'Associazione dei Marinai d'Italia, L'Associazione dei
Mutilati e degli Invalidi di Guerra, l'Anpia, il Cisom e altre Associazioni Guspinese,
nonché alcuni reduci del corpo degli alpini che, con gli squilli di tromba
hanno intonato il Silenzio. Ed è stato proprio lo squillo di quella tromba
ad emozionare Nicola Serpi, alunno dell'insegnante Lina Casula, della quinta elementare
di Guspini. "Sono profondamente emozionato - ha affermato Nicola - perché
gli squilli di trombe degli ex alpini mi hanno fatto tornare in mente le tragiche
immagini dell'Olocausto e di tante vittime della guerra cadute per difendere la
libertà".
Una sensibilità colta dall'Assessore Rossella
Pinna che, collegando la cerimonia con le tragiche vicende del terrorismo internazionale
ha spiegato quanto sia importante favorire oggi il rapporto fra giovani e anziani,
anche sui temi della guerra e della pace.
Poco prima che terminasse la cerimonia
è stata deposta una corona d'alloro sulla lapide appena scoperta, da due
anziani e da altrettanti ragazzi delle scuole elementari.
Il nuovo parroco
di Guspini Don Angelo Pittau, insieme con Don Fanari, alla fine, hanno celebrato
la messa di fronte al bellissimo parco che ha fatto da cornice all'iniziativa.
Prima dell'arrivederci l'équipe della Cooperativa.
"La Clessidra",
ha offerto un gradevole rinfresco, ovviamente, con torta tricolore.
Sergio Pibiri
SARDARA
Si è spento Monsignor Atzori
Una vita dedicata all'apostolato
Tanti
sono i sacerdoti che nati a Sardara, dopo aver intrapreso la carriera sacerdotale,
hanno dato lustro al paese per le loro opere, per semplici gesti quotidiani che
hanno contribuito a rendere migliore esistenza altrui. È questo il caso
di Monsignor Abramo Atzori che si è spento martedì 30 ottobre, all'età
di 92 anni dopo una vita dedicata all'apostolato. Nato a Sardara il 6 maggio 1909,
fu ordinato sacerdote il 10 agosto del 1932 in una cerimonia che viene ricordata
per una diffusa commozione in quanto questo traguardo fu raggiunto dopo ben dodici
anni di preparazione e perché alla celebrazione partecipò tutto
il seminario regionale al completo. A breve venne nominato vice-rettore del Seminario
di Ales, e nel 1939 divenne rettore del Seminario di Villacidro. Fu in questa
sua occupazione che Monsignor Abramo diede veramente tutto se stesso, guidando
decine di giovani che videro in lui un vero modello di vita sacerdotale.
Di
questo periodo si racconta ad esempio che, a causa della guerra, tutte le famiglie
richiamarono a casa i seminaristi, ma nonostante questo Don Abramo non volle abbandonare
il seminario e vi rimase per tutto il periodo della guerra rischiando in quel
luogo la sua stessa vita. Successivamente divenne il direttore responsabile della
rivista cattolica "Nuovo Cammino" e abbandonò quest' incarico
solo dopo 42 anni.
Negli ultimi anni, Don Abramo, che ormai era diventato
quasi cieco, si era dedicato alla poesia, redigendo alcuni libretti di cantici
per lo più a carattere naturalistico e religioso e alcune trattazioni di
carattere storico su Sardara e le sue tradizioni. In essi Monsignor Abramo ha
rivelato implicitamente il suo grande cuore, la sua autentica fede e il suo amore
per la terra natia. I versi delle poesie sono qualche volta un po' ermetici, altre
volte, invece risultano più espliciti.
Un testo abbastanza emblematico
è quello dal titolo "Foglie rosse" nel cui frontespizio sono
riportati i seguenti versi:
"Foglie rosse,
che il vento
turbinando
accumula
in un cantone dell'orto,
che pensate ora che il muro
d'ombra
è come una coltre
su una spoglia inerte?
Foglie rosse, andate
senza dispetto
nel sonno delle cose morte.
Foglie rosse,
fruscianti
nella tramontana,
fu dono esser state,
fu Grazia."
Questi versi
risultano ancora più suggestivi se li si legge sotto l'ottica di quanto
lo stesso autore scrive nella presentazione dell'opera.
"Hai qualche
volta ascoltato, isolandoti nel silenzio, l'armonia dei flutti sugli scogli, la
modesta musica delle onde che si frangono sulla risacca, il monotono sciacquio
dei remi che si affrettano a fianco della tua barca? Che il momento magico di
quell'ascolto si ripeta alla lettura di queste pagine che solo ti offrono parole
poveramente ritmate, più che versi torniti e aggraziati: questa la mia
presunzione, e questo l'augurio per te, caro benvenuto lettore. Ma forse ti devo
una spiegazione per il titolo di questo libro. Le foglie, mi pare sono immagini
di primavera e d'autunno, di freschezza e di caducità. Ma perché
rosse? Perché rosso è il colore del sangue e del fuoco: emblema
del sacrificio e dell'amore. E anche perché, e questo è un ricordo
antico, di foglie rosse, ad ogni autunno, il giardino del mio seminario ne era
per ogni parte sommerso".
Queste sono le parole di Monsignor Abramo che,
grazie alla loro autenticità di sentimenti, caratterizzano la sua personalità
meglio di qualsiasi discorso che potrebbe risultare retorico e che rilette ora,
dopo la sua morte si arricchiscono di significato.
Di una cosa non si può
che essere convinti: molti sono coloro che conservano nel cuore i grandi consigli
e la modestia di un grande personaggio che ha saputo donare tutta la propria vita
per il bene altrui.
Simona Ibba
Dico
la mia
Due pesi e due misure
L'Amministrazione
comunale ha deliberato la denominazione delle "aree di circolazione"
ancora senza titolazione. Alcune di queste denominazioni sono originali, come
Via Dei Mandorli, Via Dei Gelsi e Via Norbio; altre sono ovvie, come Via Monte
Omo, Via Ischiscedda e Via Gutturu Mannu. Una piazza è stata intestata
a Sisinnio Mocci; dinanzi a questo nome molti si chiedono chi era costui? La loro
curiosità non può essere pienamente soddisfatta perché di
lui si hanno poche e scarne notizie. Nasce a Villacidro il 31 dicembre 1903; sino
all'età di 18 anni fa l'apprendista fabbro. Nel 1922 si trasferisce a Roma;
da qui sempre per lavoro si reca prima in Croazia poi in Argentina, dove matura
l'adesione al partito comunista. Nel 1930 rientra in Europa, e precisamente in
Francia, da dove viene espulso, e si trasferisce in Russia. Dalla Russia va a
combattere in Spagna, per la libertà dei popoli. Chiusa la campagna di
Spagna rientra in Italia; dopo un breve periodo di confino, trascorso a Ventotene,
lo troviamo affiliato alla resistenza romana; scoperto viene arrestato e sfortunatamente
finisce tra le vittime delle fosse Ardeatine. Questa in sintesi è la vita
di Sisinnio Mocci; di lui in verità non si conosce molto di più.
Ritornando alla toponomastica stradale si apprende che una strada è stata
intestata al sacerdote dott. Giuseppe Ortu. Di questo sacerdote si hanno notizie
più precise e accurate, perché è stato parroco della chiesa
di santa Barbara dal 1908 al 1924, anno in cui si ritira a vita privata, per contrasti
con il vescovo. Cessa di essere parroco ma non di adoperarsi per la crescita morale,
sociale e culturale dei Villacidresi.
Sisinnio Mocci è un eroe della
resistenza antifascista, ma Dott. Ortu per i Villacidresi non è meno importante,
considerando tutto il bene che ha fatto. Al primo è stata intestata una
Piazza, al secondo un sentiero, o mulattiera. Questo camminamento, cui si accede
dopo aver disceso alcuni gradini in pietra, parte da Piazza S'Osteria e si collega
con la Via Gramsci. Volendo si può anche percorrere la sopraelevata, in
questo caso, però, si deve scavalcare il parapetto dello storico ponte
e proseguire sopra la copertura della fluminera. Questa delibera comunale non
onora la memoria del sacerdote, che per i Villacidresi è stato parroco,
medico, avvocato e inoltre ha insegnato a leggere e a scrivere ad una moltitudine
di ragazzi e di adulti.
Senz'altro Sisinnio Mocci merita l'intestazione di
una Piazza, ma la memoria di dott. Ortu andava onorata meglio. Oggi, invece, dopo
sessant'anni dalla morte riceve un riconoscimento che sa di scherno. Ma…così
va il mondo! A quanto pare le tessere di partito valgono anche dopo la morte.
Mi auguro che almeno san Pietro non ne tenga conto.
sul congresso dei Ds
di Sergio Pibiri
Probabilmente, per i diessini,
il Medio Campidano è già provincia giacché a Serrenti sta
la sede della giovane Federazione del partito, ed ha ospitato i lavori del 2°
congresso. Ed, infatti, un chiaro sollecito al partito, per la nascita della nuova
provincia è stato espresso da molti delegati, nel corso del lungo dibattito
svoltosi nell'ultimo fine settimana d'ottobre. Fra i temi affrontati dall'ampia
relazione svolta dal segretario uscente, Antonio Marroccu, ha avuto un largo spazio
quello riguardante il fenomeno del terrorismo internazionale: verso il quale,
Ds, condanna gli autori e i mandanti e ritiene legittime le iniziative di lotta
intraprese dagli Stati Uniti d'America e dalla Gran Bretagna. Sulle forme di lotta
al terrorismo si è sviluppata un'appassionata discussione che, alla fine
dei lavori, si è fatta la sintesi in uno specifico ordine del giorno, approvato
all'unanimità.
Altro argomento dominante, che poi è quello che
ha originato il congresso anticipato, è stata la sconfitta elettorale alle
politiche del 13 maggio, con il reinsediamento di Berlusconi a Palazzo Chigi.
In questo caso però la chiarezza si è fatta desiderare, perché
i sostenitori delle mozioni contrapposte si sono rimpallati le responsabilità
e, i responsabili veri, della strategia e della tattica elettorale, sono ancora
da individuare e non pagheranno alcun pegno politico e, magari si riproporranno
nuovamente alla guida del partito. Anche i temi della globalizzazione e dell'unità
interna hanno avuto il loro spazio nel confronto fra i delegati, i dirigenti del
partito (primo fra tutti il segretario regionale Antonello Cabras) e i rappresentanti
delle istituzioni: il senatore Rossano Caddeo, il deputato Pietro Maurandi e i
consiglieri regionali Pier Sandro Scano, Gianbattista Orrù, Siro Marroccu.
Cabras ha, appunto, messo in rilievo la necessità di "ritrovare
l'unità del partito se si vuole concorrere a far crescere il sistema Sardegna".
Un modo forse per esorcizzare il rischio di un campanilismo esagerato che impedisce
alle aree interne dell'isola di crescere adeguatamente. Per il segretario di Ds:
"Crescere insieme all'Europa è un imperativo sul quale bisogna convergere
anche per utilizzare al meglio gli strumenti e le risorse che l'Unione Europea
mette a disposizione". Preoccupato del pericoloso fenomeno dello spopolamento
in atto nelle zone interne si è detto anche Salvatore Mallocci, segretario
regionale della Flai/Cgil, il quale ha affermato che "da esso ne sono immuni
solo le aree del Cagliaritano e del Sassarese" e, dunque chiede che la Federazione
del Medio Campidano si batta per una politica che rimuova le cause dello squilibrio
e ne favorisca lo sviluppo.
Il pluralismo assunto come valore per la democrazia
interna al partito e la coalizione dell'Ulivo, nonché la partecipazione
dei cittadini alla formazione delle decisioni, ad iniziare da quelle che riguardano
le candidature nei collegi elettorali, sono stati altri temi che hanno impegnato
i 156 delegati, in rappresentanza di 1412 iscritti. Sui quali temi occorrerebbe
fare uno sforzo in più per non continuare a dare l'impressione che la politica
sia un'esclusiva delle sole persone che occupano i Palazzi del potere. Per quanto
riguarda il futuro dell'Ulivo, l'auspicio prevalente è parso essere quello
di andare oltre la coalizione, per sfociare in una nuova forza politica. Anche
perché in Sardegna si potrebbe già avviare l'esperimento del nuovo
soggetto politico motivato, appunto, da un rinnovato autonomismo inteso come concreta
capacità d'autogoverno che mette a frutto le potenzialità della
specialità regionale.
Sul piano degli equilibri interni, è'
stato un congresso dall'esito scontato, poiché il risultato delle assemblee
di base (31), aveva già assegnato una larga vittoria alla mozione "Fassino",
con il 76,9 per cento dei voti, lasciando a quella capeggiata da Giovanni Berlinguer
il 22,9 e solo un voto alla mozione "Morando". E tuttavia, ciò
che appariva scontato e lineare fin dalla vigilia, non lo è stato per i
"colonnelli" della stessa mozione di maggioranza (Fassino). E' accaduto
che, alla presa d'atto della rinuncia di Antonio Marroccu a ricandidarsi alla
guida della segreteria della Federazione, non ha fatto seguito quella sulla proposta
del candidato a sostituirlo, fatta dallo stesso Marroccu. Per chi, fra i delegati,
non conosceva le lotte interne ai partiti (ora si palesano anche in Ds), per aggiudicarsi
le quote di potere interno ad esso, ed all'esterno (istituzioni ed enti), quella
mancata contestuale presa d'atto appariva come una divisione e, quindi, secondo
tradizione comunista, doveva essere sanata.
Ciononostante, per tutta la tarda
serata del primo giorno congressuale, al candidato proposto da Marroccu (l'ex
sindaco di Sardara, Angelo Maxia), è stata contrapposta la candidatura
(della stessa mozione "Fassino") dell'attuale sindaco di Samassi, Marco
Muscas, ma sponsorizzata anche dalla mozione "Berlinguer".
Da qui
il paradosso politico: la mozione vincente, che con i numeri poteva esprimere
il segretario senza cenno di difficoltà, veniva messa a repentaglio da
qualche gruppo che intendeva sferrare un colpo basso ai fratelli Marroccu.
Troppo clamoroso e lacerante la rottura che peraltro introduceva elementi di forte
instabilità nel governo della stessa Federazione. Ma come al solito, la
notte porta "consiglio", e così è stato: l'indomani, giorno
di votazioni, i due candidati (Maxia e Muscas) si sono incassati il fragoroso
applauso liberatorio della platea dei delegati, mentre i voti espressi all'unanimità
per il nuovo segretario federale sono andati al giovane trentenne, Gian Luca Becciu,
serrentese, di professione ingegnere che ha ringraziato tutti per la fiducia dimostratogli
e per l'unità ritrovata.
SARDARA
La
festa di Ognissanti nella tradizione popolare
Le semplici cerimonie di un
tempo
I ricordi dei cari che ci hanno lasciato, si fanno più intensi
nei primi giorni di Novembre.
Nonostante
le belle giornate quasi estive, nell'aria aleggia un non so che di mestà,
quasi di tristezza e il pensiero corre veloce a chi ci ha lasciato, a chi ha percorso
prima di noi la strada che conduce là dove tutto ha origine.
Entrando
nel cimitero di Sardara, trasformato in questi giorni in un variopinto e profumato
giardino, viene da pensare veramente alla pace eterna. Sparsi un po' dovunque,
i fedeli si attardano in raccoglimento presso le tombe dei loro congiunti. Qualcuno
passeggia nei viali rinnovando i ricordi delle persone conosciute e che ora non
ci sono più; ma anche nel commemorare i morti quanta differenza c'è
tra il presente ed il passato?
Oggi si va sempre di fretta e quasi ci si vergogna
di manifestare i propri sentimenti e certe usanze di un tempo fanno solo sorridere.
Ci si mette a posto la coscienza portando un bel mazzo di fiori sulle tombe, spesso
più per gli occhi della gente che per effettivo desiderio di farlo.
Eppure è bello ricordare le semplici cerimonie di un tempo: quanta ingenuità
e quanta fede derivata!
La vigilia di Ognissanti era il giorno de "is
setti cosas", cioè i sette frutti, che si dovevano mangiare come buon
auspicio. Era anche il giorno in cui veniva gustato per la prima volta con gli
amici il vino novello e le prime castagne che "is cabesusesus" portavano
dal Nuorese.
Era il giorno in cui si accendevano "is lamparas",
una sorta di lucerne realizzate con acqua in cui galleggiava l'olio d'oliva, cui
venivano adagiati degli stoppini ricavati da un pezzetto di corda infilato su
una canna. Si accendevano per le anime dei parenti defunti. Alla cerimonia spesso
partecipavano i bambini che rimanevano stupiti nel guardare quelle bacchette luminose
galleggianti.
La cena dell'1 Novembre poi, acquisiva tutto un rituale particolare,
in quanto al termine del pasto, si lasciava la tavola apparecchiata, colma di
molteplici vivande. Si dovevano in modo particolare cucinare le pietanze che i
defunti della casa prediligevano e non doveva assolutamente mancare la pasta.
Questa veniva condita con il sugo che poteva contenere in genere carne di galletto
o "is cordolinus feurrazus".
Nella stanza da pranzo, inoltre, non
dovevano esserci posate, ma si doveva invece lasciare qualche lumicino in maniera
che la stanza non risultasse completamente buia.
Le pietanze della tavola
dei morti venivano poi consumate il mattino seguente da tutti i membri della famiglia
come segno di buon auspicio. Per tutta la notte inoltre il sacrestano aveva il
compito di suonare le campane, "su toccu". La sua fatica veniva ricompensata
adeguatamente, con cibo raccolto casa per casa da alcuni questuanti.
Queste
tradizioni a Sardara sono quasi del tutto scomparse, si ritrovano ancora in molti
paesi del Nuorese che forse risultano essere legati maggiormente al passato.
Simona
Ibba
Sagre
Gonnosfanadiga,
la "Città dell'olio", ospiterà la XV Mostra mercato dell'olio,
dell'agroalimentare e dei mestieri locali. La manifestazione, che si articolerà
in tre giornate da venerdì a domenica, prevede una serie di iniziative
atte alla presentazione dei prodotti oleari e alla degustazione di quelli tipici.
Nell'ambito dell'iniziativa si inserisce il concorso regionale degli oli extravergini
di oliva "Novelli", riservato ai produttori che commercializzano con
la propria etichetta. E' inoltre previsto il convegno, curato dall'Ersat, sul
tema "La ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica tra le vecchie cultivar
di olivo della Sardegna". Il convegno rientra nel programma operativo multiregionale
"Valorizzazione delle risorse frutticole mediante tecniche di essiccazione
delicata". "Nel Mezzogiorno d'Italia, in cui la variabilità genetica
delle specie da frutto ha trovato piena espressione, la essiccazione della frutta
costituisce - afferma il presidente dell'Ersat Giovanni Tuveri - un'attività
produttiva marginale e fortemente arretrata. Il ricco patrimonio frutticolo autoctono
delle regioni meridionali manca della necessaria caratterizzazione e selezione
delle cultivar per l'essiccazione". Attualmente il processo di trasformazione
viene realizzato da piccole imprese locali con mezzi improvvisati di tipo agricolo
- artigianale e i risultati non rispondono alle esigenze di mercato. "L'offerta
della frutta essiccata del Meridione, piccola e impreparata sul mercato -sottolinea
il presidente dell'Ersat - si scontra con il progressivo risveglio di un consumo
alimentare consapevole, più attento rispetto al passato agli aspetti nutrizionali,
igienico sanitari e sensoriali dei prodotti alimentari".
Il progetto
operativo multiregionale si sviluppa con l'obiettivo di selezionare varietà
locali di olivo, mandorlo, albicocco e susino da destinare a processi di essiccazione
delicata, con il minor danno termico, e realizzare un processo essiccativo riproducibile
nel campo delle piccole e medie imprese del territorio.
"Tra la ricerca
scientifica e l'impresa - aggiunge Giovanni Tuveri- si collocano, nell'ambito
del progetto, l'attività dei divulgatori dell'Ersat ed il convegno, che
ha la finalità di presentare i contenuti della ricerca e le innovazioni
tecnologiche alle imprese agricole ed agroalimentari isolane".
Il convegno
è in programma sabato nel Centro analisi (zona artigianale) alle 10. Dopo
i saluti del sindaco di Gonnosfanadiga Franco Porta e del direttore generale dell'Ersat
Vicenzo Pisanu, sono previste sei relazioni di tecnici, esperti e docenti universitari.
La comunicazione conclusiva di Giovanni Bandino del Consorzio interprovinciale
per la frutticoltura indicherà lo "Stato dell'arte della Dop dell'olio
extravergine d'oliva di Sardegna".
Antonietta Nolli
SAN GAVINO
Prospettive
di sviluppo per l'oro vermiglio
Voglia di zafferano
Grandi possibilità economiche per i produttori
Lo
zafferano potrebbe diventare uno dei volani per il rilancio dell'economia del
Medio Campidano. Questo territorio, infatti, è il maggiore produttore nazionale
di questa spezie. Si coltiva su circa 22 ettari contro i sette dell'Abruzzo e
un ettaro dell'Emilia Romagna.
La produzione è racchiusa tra San Gavino,
Turri e Villanovafranca. Un ruolo centrale lo assume San Gavino con i suoi 19
ettari. Da un censimento effettuato dal centro Ersat di Guspini sono settanta
le aziende che producono zafferano. A Turri e Villanovafranca sono state censite
27 aziende. Ci sono ottime prospettive per uno sviluppo ulteriore della produzione
dello zafferano. I terreni di San Gavino sono particolarmente idonei a questa
coltura che potrebbe raggiungere un'estensione doppia di quella attuale e le produzioni
troverebbero facilmente spazio nel mercato caratterizzato da una domanda fortissima.
Anche l'Ersat si sta adoperando per incrementare lo sviluppo di questa produzione.
Il produttore può trarre dalla vendita dello zafferano un elevato guadagno
considerando che viene pagato cinque milioni al chilo e la resa per ettaro è
di circa quattro chili. In questi anni l'Ersat ha organizzato corsi di preparazione
per gli operatori del settore e sta seguendo con molta attenzione gli aspetti
della commercializzazione. Ha predisposto anche un progetto finalizzato all'ottenimento
del marchio di Denominazione di origine protetta per lo zafferano prodotto in
Sardegna.
La Pro loco di San Gavino dedica a questa spezie una mostra, che
quest'anno si terrà dal 16 al 18 novembre, presso la struttura polivalente
del parcheggio dell'ospedale.
Antonietta
Nolli
Lavoro & Economia
GUSPINI
L'Azienda Foreste Demaniali apre il cantiere forestale di Gentilis
Quattordici nuovi posti di lavoro
Con
la revoca della concessione delle terre di Gentilis (che prevedeva la scadenza
nel 2014 ) si è potuto, infatti, consentire all'azienda foreste demaniali
la gestione di nuovi cantieri forestali, con una ricaduta occupazionale di 14
nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato.
La cooperativa nuova agricoltura
operante nel settore produttivo dell'apicoltura e della forestazione e verde pubblico,
ha ampliato e diversificato negli ultimi anni la propria attività produttiva
con lo sviluppo dell'attività agrituristica insediata inizialmente in località
Gentilis, a Montevecchio e in Loc. Sa Tella a Guspini. La presenza della cooperativa
ha costituito e consentito una proficua gestione relativa alla predisposizione
ed attuazione di progetti di forestazione, valorizzazione e salvaguardia ambientale,
formazione e qualificazione del personale impiegato, tutelando, inoltre, con la
propria presenza l'ambiente dal rischio incendi.
Questo quanto affermato dal
sindaco di Guspini Tarcisio Agus nella lettera inviata al presidente della Cooperativa
suddetta, con la quale ringrazia la Cooperativa per la puntuale presenza e per
il lavoro svolto in questi anni nel territorio, ma soprattutto per il grande senso
di responsabilità mostrata nell'interesse della comunità, che ben
si intona con lo spirito costruttivo di operosità e concretezza che ha
animato e anima in genere le cooperative e in particolare la cooperativa CooNag.
In particolare il Sindaco Tarcisio Agus ha apprezzato la perseveranza delle iniziative
e delle attività da parte della Cooperativa anche a fronte di molteplici
difficoltà che avrebbero indotto altri imprenditori ad abbandonare la sfida
imprenditoriale.
E' certamente rilevante che la Coo.N.ag continui nel proprio
cammino denso di risultati economici ma anche sociali; gran parte del proprio
risultato non va quantificato solo in reddito di fine anno ma anche in creazione
di nuovi posti di lavoro e in formazione di professionalità utili nel contesto
imprenditoriale della intera Regione Sardegna.
Laura Lusso
VILLASOR
Nostra
intervista al sindaco di Villasor Efisio Pisano e al direttore della Sadam Isz
Rubens Magnoni
Comune e zuccherificio: risposte sul fronte della crisi
Ventilati pericoli di crisi dello stabilimento saccarifero. Pervenute in redazione
numerosissime richieste di ulteriori informazioni. Per dare corso alle attese
dei lettori e consapevoli dell'importanza di una trasparente informazione soprattutto
per le centinaia di famiglie che vedono con preoccupazione il loro futuro. Iniziamo
un reportage con le posizioni dei vari attori dello sviluppo del laborioso centro
agricolo del Campidano.
Intervista
al sindaco Efisio Pisano
Sig. Sindaco, ha letto la nostra inchiesta sulla
prossima campagna bieticola? Cosa ne pensa?
Il problema, come sempre, è
legato al numero di ettari da coltivare a barbabietola.
Nell'annata precedente
si era arrivati alla soglia dei 4.000 ettari.
E le perdite si aggiravano,
mi dicono, sui 4 miliardi. Basta fare un po' di conti per capire quante saranno
le perdite ora, con solo 2.000 ettari da coltivare causa la penuria d'acqua.
Ed allora, quali soluzioni a suo parere?
Serve un serio impegno del Commissario
Governativo delle risorse idriche (Il Presidente della Giunta Regionale. ndr)
per assicurare l'acqua che serve a coltivare almeno 6.000 ettari.
Eppure tra
finanziamenti miliardari, bandi Por, iniziative del Consorzio di Bonifica, si
sperava che il problema venisse affrontato e, almeno in parte, risolto.
Sono
già stati spesi 40 miliardi per ristrutturazioni, 12 miliardi banditi con
i bandi Por, il Consorzio dice di voler razionalizzare i programmi etc., tutto
va bene ma quello che serve è l'acqua, solo l'acqua!
Lei ritiene l'attuale
situazione altamente preoccupante?
Certamente. Io so che la Sadam non ha
interesse a stare a Villasor rimettendoci e, sia chiaro, una campagna basata su
meno di 6.000 ettari non è economica, la Sadam ci perde.
Tutto ciò
butta nello sconforto i produttori agricoli ed i lavoratori dipendenti Sadam oltre
alle migliaia di persone coinvolte nell'indotto. Cosa propone il sindaco di Villasor?
A fronte di una situazione straordinaria ci vuole una soluzione straordinaria.
E' preferibile, se non ci sarà la soluzione auspicata, decidere il "fermo
biologico" cioè il blocco per un anno dell'intera campagna, calcolando
il costo del "fermo-macchina" risarcendo i mancati guadagni.
Sig.
Sindaco non crede che, in tal modo, si certificherebbe il fallimento del settore?
No, nel modo assoluto. Ipotizzo il salto di una stagione ed il calcolo economico
di tale rinuncia.
Non dimentichiamo che l'impresa svolge anche un ruolo sociale;
non teme che così si potrebbe bloccare lo sviluppo economico e sociale
di un'intera comunità?
Al contrario, con questa mia proposta io intendo
salvare la struttura senza distruggerla.
Teme che questa sua proposta possa
aprire una serie di polemiche tra gli imprenditori agricoli, i dipendenti e gli
addetti coinvolti nell'indotto?
Voglio solo lanciare una forte denuncia ed
un preoccupato campanello d'allarme. Come sindaco sono chiamato su più
fronti a rispondere sia ai produttori di barbabietole che di carciofi: entrambi
rivendicano consistenti quote di irrigazione che temo non siano disponibili. (s.m.)
VILLACIDRO
Firmato a Cagliari l'accordo preliminare sindacati e C.M.E. srl
Si del sindacato alla vendita della Scaini
5
novembre ore 11- organizzazioni sindacali e rappresentanti del gruppo di imprenditori
acquirenti, alla presenza del liquidatore della Nuova Scaini Spa, sottoscrivono
un accordo preliminare.
Contratto preliminare, promesse d'acquisto, progetto
industriale, rioccupazione degli ex lavoratori etc. sono i termini che ritornano
nel documento con una certa frequenza e denotano una prima reale concretezza delle
intese in corso." Ritengo con moderata soddisfazione, dice Walter Saiu segretario
Fiom, che questa possa essere la volta buona".
Di fronte alle parti in
campo c'è una struttura aziendale ancora suscettibile di rilevanti interessi
industriali e capace di produrre occupazione e reddito diffuso.
Il primo passo
è il perfezionamento entro il corrente mese di novembre dell'accordo preliminare
con specifico riferimento agli aspetti retributivi (i sindacati chiedono il riconoscimento
della professionalità acquisita e della anzianità maturata) e quelli
relativi al mansionario da adottare per il personale ex Scaini che verrà
assunto.
Il secondo traguardo, definito e perfezionato il primo, riguarderà
la quantificazione dei crediti maturati dai 149 lavoratori relativamente alla
Cassa integrazione guadagni a suo tempo bocciata e che vengono quantificati in
circa 3 miliardi. Si dovrà individuare il soggetto che se ne dovrà
far carico. Da ambienti sindacali emergono i nomi della famiglia Piva, tra la
cordata degli imprenditori acquirenti, e altri soggetti del settore manifatturiero
di quella vasta provincia industriale di Brescia collegati con la C.M.E. srl,
società impegnata nell'acquisto.
Dal Piano Industriale presentato
alle OO.SS. il 25 ottobre u.s., in tema di assetti produttivi si prevedono tre
aree di intervento relativamente alla produzione di batterie, alla nuova iniziativa
Air-Sud ed a nuovi potenziali sviluppi del sito produttivo.
La riattivazione
degli organici è articolata in tre fasi che comprendono: a) l'esecuzione
dei lavori di manutenzione straordinaria, di messa a norma e primo avvio di produzione
nei primi sei mesi; b) la realizzazione degli investimenti di ammodernamento e
la contemporanea produzione con assetti tecnici nei successivi 18 mesi; c) incremento
della produzione sino all'obiettivo della capacità di 750 mila batterie
anno. Globalmente la nuova proprietà dichiara di essere in grado di occupare
92 unità lavorative tra impiegati, operatori specializzati e operatori
qualificati con l'impegno di riconoscere un oggettivo privilegio nell'assunzione
agli ex dipendenti Scaini.
L'intera operazione comporta un investimento globale
di 12.400 milioni che sarà bene verificare attentamente da parte sindacale
soprattutto nella articolazione delle imputazioni di spesa e nell'individuazione
del soggetto pagatore.
La valutazione della struttura aziendale (unità
produttiva) si attesta sui 6 miliardi, certamente al di sotto del valore reale
sostengono in molti; la manutenzione straordinaria viene quantificata in 700 milioni
pur rappresentando nella strategia di avvio della fase iniziale (la più
delicata dopo anni di forzata inattività) la fetta più consistente
in termini di organici: 45 contro i 71 finali; le nuove attrezzature di produzione
sono dimensionate solo su 80 milioni ed infine gli interventi di messa a norma
raggiungono la cifra di 2.500 milioni pur a fronte di progettazioni già
approvate ed esecutive sia per il nuovo impianto di stoccaggio del Gpl sia per
le opere del Cpi.
In sostanza imputazione di costi che paiono sottovalutati
o sottodimensionati in rapporto all'intervento proposto e costi, al contrario,
che potrebbero essere eccessivamente onerosi e tendenzialmente gravanti sul socio
di minoranza a rischio di diventare vere mine vaganti.
cipputi
Ambiente
GUSPINI
Oltre 150 discariche abusive, vere bombe ecologiche a tempo. Non solo azioni
di repressione ma anche prevenzione
DISCARICHE ABUSIVE:
i comuni devono intervenire!
Subordinare il rilascio delle licenze edilizie alla presentazione di un certificato di smaltimento rifiuti. Maggiore vigilanza nei cantieri. Controlli sui trasporti delle macerie. Ispezioni sugli smaltimenti rifiuti industriali e agro-zotecnici. Coinvolgimento delle scuole
Il
gruppo ambientale "Amici della natura" di Guspini ha da lungo tempo
attivato una attenta campagna contro tutte le forme di inquinamento nel nostro
territorio.
Recentemente ha effettuato una articolata indagine sul degrado
delle nostre campagne, delle periferie e, spesso, anche di alcune aree dei centri
storici, denunciando la presenza di centinaia di discariche abusive a cielo aperto.
"la situazione, scrivono nel loro memoriale, è caratterizzata da oltre
150 discariche abusive "dove è possibile trovare di tutto: residui
di lavorazioni edili, materiali ferrosi, pneumatici ed anche batterie di auto
e di camion!
Le responsabilità sono da individuare certamente nell'insensibilità
e nella inciviltà di una minoranza dei nostri concittadini ,ma anche nella
non funzionalità delle discariche autorizzate, dell'assenza di una cultura
della raccolta differenziata (da parte delle amministrazioni comunali e dei cittadini
) e nella colpevole incuria delle pubbliche amministrazioni aggravata dalla carenza
di una politica dei controlli sia in fase preventiva che repressiva.
Le aree
interessate dalle discariche abusive, secondo l'indagine degli "Amici della
natura" sono soprattutto quelle di pianura dove si praticano le attività
agricole e agro-zotecniche. Bovini, ovini, orti, oliveti, frutteti etc. devono
convivere con vere e proprie bombe ecologiche ad alto inquinamento del suolo e,
conseguentemente, delle falde acquifere. L'intera catena alimentare può
subire gravi sconvolgimenti con le nefaste conseguenze sugli animali da allevamento
e, tramite loro (carne, latte, uova) sulla salute dei cittadini.
La forte
e documentata denuncia del gruppo ambientale certamente arriverà sui tavoli
delle nostre amministrazioni pubbliche (comuni, Asl, organi di Polizia, etc.)
che, confidiamo, sapranno assumere immediate contromisure per abbattere il fenomeno
delle discariche abusive. Da parte nostra ci limitiamo a rilanciare la denuncia
e consigliare alle autorità preposte di adottare immediatamente azioni
di controllo, di prevenzione e di repressione del fenomeno. Non v'ha sottovalutata
anche la previsione di trasformare i rifiuti in materie prime da reinserire nel
ciclo produttivo, trasformando in tal modo una passività economica (costi
della discarica, della raccolta, oltre ai costi sociali, etc.) in una occasione
di profitto e di autofinanziamento per le comunità. Tutto ciò si
può affrontare con una politica della raccolta differenziata finalizzata
al riciclaggio di tutti i residui sia civili ( rifiuti solidi urbani) che industriali
( lavorazioni manifatturiere in genere comprese quelle del settore dell'edilizia)
o agro-zootecnici ( scarti di lavorazioni agricole, reflui di allevamenti intensivi,
residui oleari, etc.). Una prima risposta, comunque, deve essere la bonifica tempestiva
di tutte le aree coperte da discariche abusive, ma anche la programmazione di
una campagna capillare di sensibilizzazione del cittadino utente sin dai banchi
di scuola. Perché non utilizzare la sensibilità(ed è tanta!)
di tanti giovani che svolgono attività di volontariato ambientale ed ecologico
per diffondere la cultura della natura da tutelare e dell'ambiente sano e produttivo?
Si potrebbero avviare iniziative promozionali tra i giovani (concorsi a premio,
giornate ecologiche, caccia al tesoro in montagna, etc) che durino nel tempo e
non abbiano il sapore della mera vetrina di una singola mattinata. La Gazzetta
si pone al servizio di tutti coloro che dimostreranno di combattere seriamente
e proficuamente per una qualità della vita dei cittadini che inizi dalla
tutela dell'ambiente e della natura.
(s.m.)
Recuperare
per riciclare
La produzione
complessiva dei R.S.U in Italia è pari a 26 milioni di tonnellate annue
con la presenza di quasi il 50 per cento di volume degli imballaggi.
In Sardegna
si registrano ben 730.000 tonnellate annue di R.S.U. di cui: il 18 per cento va
alla termodistruzione; il 3 per cento per ottenere il compost; il 70 per cento
alle discariche controllate e il 9 per cento alle discariche non controllate.
I dati inoltre evidenziano come le quantità siano raddoppiate negli ultimi
venti anni e non esista alcuna inversione di tendenza che faccia supporre una
diminuzione a breve termine. La gestione integrata dei rifiuti rappresenta l'unica
via percorribile per la pianificazione attraverso la definizione dell'organizzazione
e degli strumenti atti alla gestione.
Alla raccolta differenziata spetta il
compito di incidere in maniera sensibile sulla riduzione delle quantità
di R.S.U. destinati alla discarica. Il D.L. 22/97 fissa al 35 per cento entro
il 2003 la quota di rifiuti che dovrà essere inviata al recupero; non solo,
entro la fine del 1999 si sarebbe dovuto raggiungere il 15 per cento.
Relativamente
alla raccolta differenziata finalizzata al recupero della materia, si riscontra
che solo l'Italia settentrionale appare abbastanza vicina all'obiettivo del 15
per cento, con la Lombardia che va ben oltre i minimi previsti, contro appena
1 per cento della Sardegna, con una media nazionale del 7 per cento del totale
dei R.S.U. prodotti.
La raccolta differenziata non può essere comunque
il solo elemento determinante ai fini della riduzione dello smaltimento in discarica
se non si indicherà l'effettiva destinazione di recupero della raccolta
a causa dell'attuale carenza di impianti di recupero.
Inoltre il recupero
dei materiali da riciclare è necessariamente limitato alla capacità
di riciclaggio e ogni strategia di raccolta differenziata deve essere confrontata
con l'effettiva capacità di conferimento ai riciclatori.
Nelle diverse
strategie adottabili per affrontare e risolvere il problema rifiuti, oltre ai
materiali da raccogliere (carta, vetro, plastica, alluminio, ingombranti) devono
essere definite le tipologie dei materiali (imballaggi terziari, secondari, primari,
altri materiali non imballaggio) e la tipologia di raccolta (monomateriale, multimateriale,
con cassonetti, porta a porta con campane presso reti commerciali, servizi pubblici,
terziario). Per poter effettivamente utilizzare quanto raccolto in modo differenziato
(vetro, carta, plastica ecc.) occorre aumentarne la qualità cioè:
depurandolo da eventuali sostanze indesiderate, selezionandolo per tipologie uniformi
e scartando quanto risulta di più difficile impiego.
Scarti e impurità
sono normalmente rifiuti ad alto contenuto energetico e quindi utilizzabili per
la combustione.
La gestione della raccolta differenziata di tipo monomateriale
consente di arrivare ad una adeguata qualificazione di materie prime secondarie
grazie a specifici circuiti di raccolta in funzione del tipo di materiale da recuperare
e alla tipologia dell'impianto di primo trattamento con un grosso limite sulle
percentuali di raccolta che non riesce a superare il 7 per cento sul totale prodotto,
così come risulta da rilevazioni in campo nazionale.
La multiraccolta
prevede che in un unico contenitore stradale, munito delle idonee indicazioni
per l'utenza, si ha la possibilità di raccogliere gli imballaggi di carta,
cartone, plastica, alluminio e banda stagnata, il che significa che ben quattro
frazioni merceologiche dei rifiuti da imballaggio primario, compatibili fra loro,
possono essere raccolte insieme.
Paolo
Serra
Alla scoperta del nostro territorio
Piscinas: Sahara d'Italia
Vi
sono in Sardegna un incredibile numero di paesaggi, ma pochi sanno che alcuni
angoli di quest'antichissima isola, riservano sorprese che spesso sono tali anche
per i sardi. Un tipico esempio sono i "deserti", parti di costa che
hanno sviluppato un impressionante sistema di dune di sabbia, modellate continuamente
dal vento e arginate talvolta dalla mano dell'uomo con opere di forestazione.
Sembra un lembo di deserto africano, non a caso è stato ribattezzato il
"Sahara d'Italia".
Dune che si affacciano su un mare verde e trasparente
e che penetrano all'interno per oltre due chilometri, non lontano dagli avamposti
minerari di Ingurtosu e Naracauli, tra gallerie abbandonate e carrelli per il
trasporto dei minerali corrosi dalla salsedine.
E' il maestrale, vento dominante
in questo tratto di costa, che disegna il paesaggio. Bisogna vederlo finche' c'è
tempo, prima che arrivi la speculazione edilizia o un incendio non si porti via
la macchia mediterranea.
Come descriverlo? Un pezzo di Sahara o di Australia,
una serie di dune sabbiose che si accavallano sempre più alte , anche decine
di metri fino a fondersi con la macchia e le rocce.
Il vento è il
signore incontrastato, piega gli alberi e modella le montagne di sabbia, spingendole
verso l'interno, costruendo e modificando le bianche distese che spesso ospitano
superbi esemplari di ginepri, la pianta odorosa e resistente per eccellenza. Questi
luoghi ci offrono spunti ed occasioni fotografiche impareggiabili.
Si tratta
di un vero "deserto" in miniatura vasto circa 4 kmq, dove alle montagne
di sabbia alte fino a 50 mt ancora "vive" cioè in movimento,
si alternano quelle ormai consolidate, dove vegetano bellissimi ginepri plurisecolari:
non è facile descrivere la suggestione del luogo, che si mantiene anche
se vi si giunge nei pochi giorni in cui viene frequentata (ovviamente ad agosto)
da qualche decina di bagnanti e visitatori, Le morbide montagne di sabbia che
il maestrale mirabilmente lavora ,differiscono tuttavia dalle dune desertiche
poiché appena le condizione ecologiche lo consentono, e questo avviene
in più punti, sono colonizzate e consolidate da una vegetazione adattatasi
al difficile ambiente. I costoni delle colline circostanti, detti "schinas"
in sardo schiene, solo raramente presentano la roccia affiorante, poiché
sono sempre ricoperti da fitta macchia mediterranea fino al fondo delle vallate
La risorsa vegetazionale di quest'area è tra le più complesse della
Sardegna. Si può riscontrare la presenza di numerose specie e sottospecie
endemiche, di interesse fitogeografico e monumentale, come per esempio: Juniperus
oxycedrus, Juniperus turbinata, Quercus calliprinos , Rhamnus alatermus, Olea
europaea, Pistacia lentiscus, Quercus ilex e Quercus suber. La vegetazione è
caratterizzata da formazioni ginepro fenicio, frammisto ad elementi della macchia
mediterranea (lentisco, alaterno). In successione si ritrova la macchia mediterranea
termoxerofila, costituita da fillerea e lentisco, in cui si può ritrovare
anche la quercia spinosa. Più avanti, proseguendo nelle successione, nelle
aree collinari è presente la formazione di climax a leccio.
E' caratteristica
quindi, seppure tipica della macchia mediterranea, la flora dei luoghi, dai profumi
intensi e dalle infinite tonalità di verde che in primavera si tinteggiano
dell'azzurro del rosmarino e del giallo delle ginestre selvatiche.
Ugualmente
ricca ed interessante è la fauna ospitata da questo vastissimo territorio.
La risorsa faunistica assume valenza internazionale per la contemporanea
presenza di habitat naturali (dune costiere) e di specie animali di rilevante
interesse, quali: il cervo sardo, differente dal comune Cervo europeo per taglia
e peso inferiori, palchi (rami che costituiscono le corna) ramificati più
semplicemente, e il mantello più scuro e austero. Purtroppo quest'esemplare
fa parte delle specie a rischio.
Il gatto selvatico (Felix silvestrus lybica),
la martora (Martes martes); e, per quanto riguarda le specie ornitiche: l'avocetta
(Recuvirostra avosetta), la pernice di mare (Glareola planticola) e il gabbiano
corso (Larus audouinii). In forse è la riproduzione della tartaruga marina
(caretta caretta) che viene avvistata sempre piu' spesso, e certi autori la danno
come abituale frequentatrice delle spiagge deserte di Piscinas.
Una passeggiata
mattutina sulle dune ci puo' riservare delle piacevoli sorprese come qualche esemplare
di cervo sardo che si attarda sulle dune, una volpe che fruga tra le tane dei
conigli e con un po' di attenzione possiamo trovare il il Typhoeus Hiostius (piccolo
scarabeide endemico) che si ciba degli escrementi del coniglio selvatico. Le dune
non sono il vero ambiente del cervo sardo, infatti il timido mammifero frequenta
le montagne di sabbia nelle sue peregrinazioni notturne alla ricerca di germogli
o vi transita di passaggio da un macchione all'altro , ma il modo sicuro di vedere
il cervo, animale assai elusivo a causa dell'intenso bracconaggio che lo ha portato
al limite dell'estinzione è di percorrere a piedi o in auto le stradine
sterrate ai limiti della vegetazione mediterranea dove la macchia si fonde nella
sabbia , percorso che va' effettuato solo al tramonto o all'alba per aver qualche
chance di riuscita. Nei mesi di settembre -ottobre l'intera area rimbomba dei
bramiti dei maschi in amore che instancabilmente tranne nelle ore più'
calde difendono il loro harem dai concorrenti , di solito maschi più' giovani
senza femmine a disposizione .
Mauro
Sanna
Girovagando nel territorio di Villacidro
UNA DI' CUN IS
CRABONAIUS
(UN GIORNO CON I CARBONAI)
Il
carbonaio e il capretto per Natale
Quest'altro episodio è emblematico
del duro lavoro e delle penose situazioni di un tempo. Sono protagonisti mio padre
e un carbonaio che aveva la capanna poco sotto Genna s'uvara.
Era un toscano,
ma non ricordo il nome, aveva una mano mutilata.
Una quindicina di giorni
prima di Natale, io ero rimasto di guardia all'ovile. Era un periodo critico e
in foresta ci bazzicavano si e no trecento persone e non tutte, erano affidabili.
Un bambino di 12 anni a far la guardia all'ovile? Meglio di niente, anche perché
si era convinti che la presenza di una persona servisse a far desistere qualche
male intenzionato.
Nel tardo pomeriggio il carbonaio, scendendo da Arrietupas,
lasciò la strada carreggiabile e prese un sentiero che portava direttamente
all'ovile.
"Senti", mi disse, "Ci sono i capretti per Natale?
Ne vorrei uno."
Io risposi di sì e non mi limitai alla risposta,
feci un gesto che non avrei dovuto fare, aprii la porticina della capannuccia,
feci uscire i capretti e glieli feci vedere, addirittura toccare. Se lo avesse
saputo mio padre, è certo, mi avrebbe sgridato forte!
L'uomo, contento,
si avviava per i fatti propri non prima che io gli avessi raccomandato che avrebbe
dovuto chiedere il capretto a mio padre, poiché io non ero autorizzato
a prendere tali decisioni. I1 carbonaio però, o non mi capì o si
dimenticò di parlare con mio padre. Così, alla vigilia di Natale
ce lo vedemmo arrivare all'ovile tutto pimpante, assaporando già la gioia
di mangiare carne di capretto almeno per le feste. Con suo disappunto però,
si sentì dire da mio padre che capretti non ce n'erano, in quanto quelli
presenti erano già promessi. Ad averne avuti quell'anno! certamente se
ne sarebbero venduti ben più di quelli vendibili! ma il numero di capretti
disponibili per quanto riguardava quelli nati a novembre, era sempre limitato;
anche perché occorreva pensare alla nuova leva e lasciare un congruo numero
di nati, pena l'invecchiamento del gregge in pochi anni. Le femmine e qualche
maschio dunque dovevano essere allevati e ciò riduceva ancor di più
quelli disponibili alla macellazione.
L'uomo, al sentire che non c'era un
capretto, se la prese con me, non riuscendo a capire l'errore in cui era incorso.
Mio padre chiese anche a mio zio se non ne avesse qualcuno in più, ma invano.
C'era niente da fare e l'uomo si mise persino a piangere dicendo:
"Datecene
almeno un pezzo, tanto che si può far festa anche noi, siamo buttati in
questo posto sperduto, cercate di capire anche la nostra situazione!"
Ma pur capendola, i capretti non si potevano far apparire con un semplice gesto.
Visto che non c'era nulla da fare, se ne andava sconsolato; forse si dirigeva
in paese, ma con poche probabilità di trovare, a quell'ora, non un capretto,
ma anche altra carne, dal momento che abitualmente la gente faceva provviste per
tempo.
Sceso il sentiero che portava al rio, riprese a salire nella sponda
opposta, attraversando il campo di cuasoli, dalla parte in cui tramonta il sole,
lungo la strada che portava al paese.
Lui piangeva, anche mio padre, forse,
piangeva in cuor suo, per non averlo potuto accontentare. Senza dir niente a nessuno,
gli diede un urlo di richiamo, facendogli cenno di tornare. Il carbonaio non se
lo fece ripetere e in un balzo fu di nuovo nell'ovile. Vi erano tra i capretti
non promessi e non da allevare, due cuainus, nati in ritardo e dunque neppure
ancora maturi per essere macellati. Erano come la manna scesa dal cielo per una
situazione che si era creata in famiglia: mia madre aspettava l'ultimo figlio
e mio padre aveva deciso di riservare i due caprettini per macellarli in occasione
del lieto evento, perché alla puerpera avrebbe fatto bene un po' di carne
e di brodo leggero.
Ne prese uno, lo macellò e lo diede all'uomo che
andò via subito tutto felice, ringraziando mio padre, ma non mancando di
fare un cenno di disapprovazione a me che mi riteneva responsabile dell'incidente.
Mio zio rimproverò mio padre perché si era ricreduto. Ma lui
rispose semplicemente:
"Mi nd'est partu mali!".
Ho avuto pietà
di loro!
Signor
Virgilio
Per chi sta vivendo il girone di ritorno della vita, ossia la seconda
parte degli anta, non apparirà nuovo il nome di un personaggio un tempo
molto noto e ormai sicuramente caduto nel dimenticatoio. Si tratta di signor Virgilio.
Signor Virgilio e basta, poiché è quasi certo che in paese difficilmente
qualcuno sapesse quale fosse il suo cognome.
Di fatto, pare che l'uomo, un
personaggio per quei tempi, fosse venuto a Villacidro come carbonaio, non mi è
dato sapere in occasione di quale taglio di foresta, se in quello di Villascema,
eseguito nella seconda parte degli anni quaranta, o in quello di Magusu operato
dal 1948 a 1952.
L'uomo, finita la sua campagna di carbonaio, o comunque
di uomo impegnato nei lavori della foresta, si stabilì a Villacidro trovandosi
un'attività che almeno stagionalmente doveva assicurargli il pane per tirare
avanti. Si era procurato una carrozzella a tre ruote, appositamente attrezzata
di vaschette e di uno spazio adatto ad impilare i coni e così equipaggiato
se ne andava in giro per le vie polverose del paese a vendere gelati.
Signor
Virgilio era ormai avanzato negli anni, aveva capelli e barba bianca e, se non
ricordo male portava un paio di occhialini e un cappello afflosciato dal logorio.
"Est una bidda totu arziadas!" E' un paese con tante salite! Egli,
dunque, spesso si trovava ad aver bisogno di aiuto per muovere la carrozzina e
per questo erano pronti a farsi avanti i ragazzini che gli stavano continuamente
alle calcagna. Lo aiutavano volentieri dal momento che, per riconoscenza, l'uomo
dava a colui o coloro che lo aiutavano, un cono gelato del valore di dieci lire,
che era il formato più economico del tempo.
Credo che fumasse la pipa
o il sigaro, o l'uno e l'altro, e in più, è molto probabile, che
ciccasse, masticasse cioè il tabacco, come usavano molti allora. Mentre
fumava o masticava, capitava che alcune briciole di tabacco cadessero nell'impasto
del gelato e se lo ritrovassero tra i denti i malcapitati clienti. Un fiore d'igiene,
si direbbe oggi.
"Gelati, gelati!!"
Chiamava nell'attraversare
le strade e in particolare la via Roma, che allora era la via principale del paese.
In questa attività si trattenne a Villacidro per alcuni anni, finché,
a un certo punto, sparì dalla circolazione, senza che nessuno sapesse che
fine avesse fatto. Viveva solo l'uomo e dunque non c'era chi si preoccupasse di
lui.
In quegli
anni Luigi, figlio di un buon possidente del paese, studiava medicina all'università
di Cagliari e dormiva in città; la sera qualche volta usciva per andare
a vedere qualche film o per incontrarsi con qualche amico. In una delle viuzze
del quartiere Castello, mentre all'imbrunire usciva per i fatti suoi, un uomo,
un barbone gli tese la mano chiedendogli l'elemosina.
Luigi guardò
in faccia il barbone e quasi incredulo esclamò:
"Signor Virgilio!"
Signor Virgilio, vistosi riconosciuto, scoppiò in un pianto dirotto
e cercò di sgattaiolar via per sfuggire a quel disonore.
Luigi aveva
in tasca quella che oggi i genitori moderni chiamano la paghetta, i soldi che
gli occorrevano per andare avanti durante la settimana lontano da casa, li diede
tutti a signor Virgilio abbracciandolo, intanto questi si divincolava e riuscì
a sgattaiolare, andandosi a perdere nel silenzio e nell'ombra, dalla quale era
improvvisamente apparso, per non farsi vedere mai più.
Nessuno seppe
più nulla di lui.
Passeggiavo
per Cagliari uno di questi giorni e nel girovagare ho vista parcheggiata una carrozzella-gelateria,
ben più moderna di quella che usava signor Virgilio e nel vederla è
ricomparsa nella mia mente quella antica e l'antico uomo ex carbonaio che la conduceva.
Ho voluto raccontare questo aneddoto per rammentare, se ce ne fosse bisogno,
che i carbonai erano dei gran lavoratori, sfruttati anche troppo forse e forse
anche per questo, povera gente.
Villacidro 29 aprile 2001
Su craboni de Frau
Il carbone del fabbro
E parlando di carbone e di carbonai
non può mancare un cenno a SU CRABONI DE FRAU, il carbone che veniva utilizzato
dai fabbri. Questo era simile al carbone normale, ma era prodotto dall'erica,
perché aveva la caratteristica di bruciare a fiamma viva e produrre tanto
calore, tale quale serviva per arroventare il ferro da lavorare.
Di questo
tipo di carbone non si occupavano i carbonai toscani, ma in ogni paese vi erano
degli uomini che lo facevano andando in foresta in ogni stagione, magari col tacito
consenso delle guardie campestri, ben vigili allora, nella custodia del patrimonio
comunale. Erano persone solitamente considerate senz'arte né parte, che
vivevano di espedienti, come quello, appunto, di fabbricare quel particolare carbone
o di cercare pertiche o scope o quant'altro la foresta potesse offrire, che poi
vendevano per un tozzo di pane ai contadini o artigiani che ne facessero richiesta.
Tra gli altri, vanno ricordati tziu Giuannicu Aru, tziu Pabassedda, tziu Loi Orrù,
tziu Licu, tziu Antiogangiu Enas.
La produzione del carbone per fabbro era
un lavoro difficilissimo, che richiedeva una specifica specializzazione. Non si
produceva con una carbonaia del tipo descritto; ma in una cavità dove posavano
la legna, che poi ricoprivano di terra. Queste carbonaie erano di dimensioni ridotte,
non producevano mai più di un sacco di carbone per volta; più di
una volta, come d'altronde succedeva anche ai carbonai toscani, il lavoro di tanti
giorni andava in fumo a causa del vento o di qualche altro incidente.
Per
produrre il carbone non esistevano le feste: A tal proposito, mio padre raccontava
di aver visto tziu Giuannicu Aru, il giorno di Pasqua, sotto un vento e una pioggia
sferzante, mentre cercava di salvare la carbonaia, sentirlo gridare al vento:
"Mincidissu siast, sa dì santa chi est oi!".
Possa
essere maledetto in questo santo giorno!
E sì, persone e lavori d'altri
tempi! ma per mettere insieme il pane di pranzo con quello per la cena occorreva
fare grossi sacrifici che oggi è difficile capire.
Su Dindu
Spazio
giovani
FUMETTI
Un compagno d'avventura tra superstizioni e leggende indiane
MAGICO VENTO:
lo sciamano bianco dei Sioux
Per chi legge fumetti da tanti anni, il selvaggio
West generalmente viene abbinato alla figura oramai leggendaria del ranger Tex
Willer, primo e più famoso personaggio nella storia del fumetto di casa
Bonelli. Il mitico ranger dalla cravattina nera e dalla camicia giallognola è
diventato una icona del fumetto avventuroso, tanto che anni fa gli è stata
dedicata una pellicola interpretata dall'allora in auge Giuliano Gemma.
Il
film in questione non ebbe un grande successo, anzi, per dirla tutta fu un vero
e proprio flop, tanto che il caro e mai troppo rimpianto Gian Luigi Bonelli (padre
di Sergio attualmente editore della casa milanese) decise che mai più avrebbe
tentato l'avventura cinematografica con uno dei suoi personaggi.
Nonostante
questo incidente di percorso, la storia del nostro eroe dalla pistola fulminante
e dal cazzottane pesante come quello del miglior Bud Spencer (insomma un vero
e proprio Superman col cinturone) è stata davvero ricca di successi, lo
dimostrano ancora oggi i migliaia di lettori più o meno giovani che seguono
la collana regolare e i vari speciali e specialoni.
Se Tex dopo più
di cinquant'anni riesce ancora a dettar legge nel panorama fumettistico nostrano,
come non si può parlare di un altro eroe molto più giovane nato
in casa Bonelli e che vive più o meno nella stessa selvaggia epoca del
ranger e dei suoi pards.
Questi è il buon Ned Ellis al secolo Magico
Vento, un ex soldato che in seguito ad un grave incidente si ritrova una scheggia
di metallo conficcata nella testa che gli fa perdere la memoria tanto da non sapere
più niente di se stesso e tanto da essere adottato dalla tribù dei
Lakota (e dal vecchio sciamano Cavallo Zoppo), una delle tante genti Sioux.
Gli indiani lo accolgono come un "uomo strano", proprio perché
è tipico di queste genti avere un enorme rispetto delle persone con dei
difetti della personalità che sconfinano nel mistero che da loro un'aura
di maestosità e saggezza.
In breve Magico Vento farà breccia
con la sua bontà nei cuori dei suoi compagni di tenda, riuscendo a divenire
una loro guida, uno sciamano amato e rispettato da tutte le tribù indiane.
Dopo un inizio in sordina, la creatura del bravissimo Gianfranco Manfredi, che
in molti avevano visto (analizzando superficialmente il personaggio) come uno
scopiazzamento di Tex coi capelli lunghi e una via di mezzo con Dylan Dog (tra
questi ahimè anche chi vi scrive!), ha dimostrato di poter dire la sua
nel mondo avventuroso del mercato fumettistico italiano e si è stabilizzato
nelle classifiche di vendita come testata più venduta alle spalle dei mostri
sacri della casa editrice, Tex, Dylan Dog e Nathan Never.
Questo grosso riconoscimento
riconosciutogli dal pubblico di lettori non è stato casuale, perché
sotto le intricate e intriganti vicende del nostro eroe c'è la mano sapiente
e matura del grande narratore che è Manfredi.
Personalmente ritengo
che, da vecchio lettore di Ken Parker (tutt'ora a mio giudizio e non solo, il
miglior antieroe mai creato in Italia dalla mente di Berardi e dalla matita di
Milazzo), questo fumetto sia la migliore produzione seriale oggi presente in Italia,
sia per le storie narrate (una sorta di fusione tra storia reale, fantasy e horror)
che per l'intreccio davvero appassionante della trama che lascia sempre e costantemente
il lettore col fiato sospeso e con la voglia di far passare velocemente i 30 giorni
che lo separano dall'uscita del numero seguente.
Come ogni fumetto che si
rispetti in casa Bonelli, anche Magico Vento è affiancato da un compagno
d'avventura che rientra negli standard della casa editrice milanese essendo ispirato
allo scrittore Edgar Allan Poe (del quale prende il soprannome), probabilmente
tributo di Manfredi alla genialità ed all'ispirazione che ha fruttato la
lettura dei suoi racconti.
Il creatore del personaggio, oltre che scrivere
delle vere e proprie saghe western-horror, ha avuto il pregio notevole di sapersi
circondare (arricchendo la collana) di un cast di disegnatori di tutto rispetto
tra cui spiccano i nomi di Corrado Roi, Ivo Milazzo e Pasquale Frisenda (l'attuale
copertinista), veri maestri nel creare le atmosfere horror-fantasy, punto di forza
della serie.
Ecco, se dovessi riassumere in poche parole cosa rappresenta
questo fumetto, mi sentirei di affermare che si tratta di una lunga storia che
tratta argomentazioni di pura fantasia sviluppate in un contesto realistico e
storico, come è lo sfondo paesaggistico del selvaggio West di fine '800.
In pratica, anche se non sempre, usando termini più congeniali ed appropriati
al mondo del cinema, trattasi di una sorta di horror mascherato da western.
L'introduzione di tematiche horror basate su superstizioni e leggende indiane,
non fa altro che regalare all'intera vicenda narrata un alone di mistero che stimola
la lettura anche ai lettori dai palati più esigenti.
Generalmente chi
vi scrive non si sbilancia mai (o quasi) nel consigliare la lettura di questo
o quel fumetto, ma, si spera, che per questa volta i lettori della Gazzetta possano
fidarsi del giudizio di un lettore-disegnatore di vecchia data, che tante ne ha
viste e tante ne ha raccontate, sempre e costantemente con la passione di chi
crede ancora che ai giorni nostri sia importante rifugiarsi, almeno per qualche
ora al giorno, nel mondo della fantasia e della creatività.
Grazie
Manfredi, grazie Magico Vento, che il vostro Apaloose cavalchi ancora per tanti
anni le avventurose praterie della fantasia. Buona lettura a tutti.
Giuseppe Nieddu
Cultura
Personaggi storici
Un villacidrese sostenitore del più rigido liberismo economico, precursore
dell'autonomia sarda
Giuseppe Todde, un economista dimenticato
Di Giuseppe
Todde, a parte chi ha fatto studi specifici su di lui, la maggior parte dei Villacidresi
conosce solo la via che porta il suo nome e la casa dove abitò. Cerchiamo,
quindi, di colmare, almeno in parte, questa lacuna. Giuseppe Todde nasce a Villacidro
il 21 maggio 1829 da Carlo, medico condotto, e da Rita Usala. Si laurea in leggi
a 21 anni, il 3 ottobre 1850, nell'Università di Cagliari; volendo approfondire
gli studi delle scienze politico-sociali si trasferisce a Torino. Qui segue i
corsi dei professori Melegari, Mancini e del grande economista Francesco Ferrara;
conseguita la specializzazione rientra in Sardegna nel 1853, e ottiene la supplenza
del professor Giuseppe Siotto Pintor nell'insegnamento di Diritto pubblico presso
l'Università di Cagliari. L'anno successivo insegna anche Economia politica,
e contemporaneamente collabora sia al giornale politico Lo Statuto, e sia al periodico
dell'avvocato Fulgheri, L'eco dei comuni. Nel 1856, vinto il concorso a cattedra,
si trasferisce a Sassari, dove insegna oltre a Economia politica anche Diritto
commerciale. In quegli anni le campagne del Capo di sopra sono infestate da numerosi
banditi, tra i quali primeggia Giovanni Tolu. Sfruttando le occasioni offerte
dalle battute di caccia grossa il giovane professore s'incontra più volte
con i banditi; da questi incontri raccoglie molte informazioni sulle cause del
banditismo, che più tardi gli permetteranno di scrivere un accurato saggio
sull'argomento. Nel 1859 cessa la collaborazione con Lo Statuto e scrive per La
Gazzetta del popolo. L'anno accademico 1862 lo vede docente all'Università
di Modena; terminato l'anno scolastico rientra definitivamente in Sardegna, e
a Cagliari con l'insegnamento di Economia e di Diritto commerciale inizia la carriera
accademica, che lo vedrà, negli anni 1888/89 e 89/90, Rettore Magnifico.
All'insegnamento abbina, con successo, la libera professione. Nel 1862 inizia
un breve sodalizio con l'avvocato Giuseppe Fulgheri, e si dedica anche alla politica,
riuscendo a farsi eleggere consigliere comunale prima e consigliere provinciale
poi. Con Fulgheri elabora e redige lo statuto della Società agricola-industriale
per l'acquisto dei terreni boschivi che l'Amministrazione comunale di Villacidro,
a partire dal 1864, vende tramite asta pubblica. Il sodalizio con l'avvocato Fulgheri
è di breve durata perché quest'ultimo va d'accordo solo con chi
condivide le sue idee. Negli anni della piena maturità, spinto dagli amici,
tenta la conquista di un seggio al parlamento, quello di Santadi, ma deve cedere
lo scranno al candidato governativo Bernardino Falqui Pes.
Come studioso è
talmente apprezzato, negli ambienti accademici, che Vilfredo Pareto lo annovera
tra i maggiori economisti del momento e tra i massimi esponenti della scuola liberista
(Maurandi). I suoi scritti vengono accolti sempre con vivo interesse e pubblicati
dalla rivista di Firenze, L'Economista. Essendo un sostenitore del più
rigido liberismo economico è, di conseguenza, un'antisocialista viscerale.
Il socialismo per G. Todde non è altro che la somma di tutti gli errori
sull'economia, concentrati in un'unica dottrina. Queste sue idee sono sviluppate
in un saggio del 1875, Le due scuole di economia politica, e nella prolusione
che tiene per l'inaugurazione dell'anno accademico 1882/83, intitolata Socialismo
e scienza. Fedele al suo liberalismo, nel saggio Note sull'economia politica,
scrive che comunismo e socialismo sono solo delle sette economiche, non dottrine
vere, e che niente hanno a che vedere con i concetti ortodossi e scientifici dell'economia
classica. In pratica al comunismo tedesco di Marx non riconosce valenza scientifica,
perché parte, secondo lui, da presupposti sbagliati.
I problemi, però,
che maggiormente stanno a cuore al prof. Todde sono quelli riguardanti la Sardegna,
ai quali dedica diversi studi; il più importante è quello intitolato,
appunto, La Sardegna. Questo scritto, pubblicato nel 1895 è di un'attualità
sorprendente; prima analizza i mali endemici dell'isola: viabilità, banditismo,
grassazioni, pubblica sicurezza, povertà del suolo, decadenza delle miniere,
trasporti, cattivo funzionamento del credito, ed esosità delle tasse; poi
propone i rimedi. La Sardegna, sostiene, deve avere per un ventennio un'amministrazione
separata dallo Stato italiano, e per tutto questo periodo deve diventare il porto
franco del Mediterraneo; bisogna, inoltre, ridurre i noli marittimi, sopprimere
i monopoli e il dazio interno, abolire ogni nuova imposta, escludere i parlamentari
sardi da qualsiasi incarico negli enti locali, istituire un Libro della proprietà,
ecc… Questo scritto fa del Todde il precursore dell'autonomia sarda.
In campo
agricolo, avendo ereditato dal padre un cospicuo patrimonio terriero, incrementa
la coltivazione delle mandorle, e in questo settore fa da traino agli gli altri
agricoltori villacidresi. Essendo Villacidro, in quegli anni, infestato da grassatori
e razziatori, costruisce le case coloniche dei suoi poderi munite di feritoie,
come le abitazioni del lontano West, per potersi meglio difendere dai male intenzionati.
Impegnato anche nel sociale si fa promotore, nel 1888, del rimboschimento del
Carmine; e nel 1890, assieme al giovane Giuseppe Piga, noto Peppicu, e al vecchio
Giovanni Sanneris, costituisce una società di mutuo soccorso. Uomo di profonda
fede religiosa è per tanti anni obriere maggiore della festa di sant'Efisio;
da questo suo impegno è rimasto il restauro della statua del santo. <<Uomo
modernissimo, scrive di lui De Francesco, dicitore geniale prodigo d'epigrammi.>>
Per questo suo carattere non disdegna la vita di società; fa numerosi viaggi
nella penisola, sia per svago personale, sia per incontrare amici e colleghi di
studio. Gli piace anche ospitare a casa sua; memorabile è rimasta la visita
che gli fecero nel 1882 (il 17 maggio) Scarfoglio, Pascarella e D'Annunzio. Il
7 gennaio 1897 muore a Cagliari dove è sepolto.
Per sua esplicita
volontà la sua ricca biblioteca viene donata all'Università di Cagliari.
Salvatore Curridori
Lunamatrona
Rassegna
cinematografica
Immagini, parole e suoni dal Sud
Una
preziosa rassegna per conoscere e discutere Immagini, parole e suoni dal Sud,
attraverso il cinema e il teatro. Promossa dal Comune di Lunamatrona (Assessorato
alla Cultura), patrocinata dalla Regione Sardegna, con inizio mercoledì
14 Novembre alle ore 21 nel cinema Tre Campane (ingresso gratuito).
Con il
film Placido Rizzotto di Pasquale Scimeca, dedicato alla figura e la tragica vicenda
del sindacalista della Camera del lavoro ucciso dalla mafia scopriamo la Sicilia
del dopoguerra. Il 21 Novembre con il film Sangue vivo di Edoardo Winspeare uno
spaccato di vita della penisola salentina tra legalità e illegalità
,un dramma interpretato da attori non professionisti ,che mantiene valida la lezione
neorealista. Il 28 Novembre, il film Delitto impossibile del regista Antonello
Grimaldi, racconta una vicenda ambientata nel mondo giudiziario sardo, ispirata
al romanzo Procedura di Salvatore Mannuzzu. Il regista sassarese sarà presente
per incontrare il pubblico.
La rassegna si chiude nella Sala Consiliare sabato
1 Dicembre ore 21, con lo spettacolo teatrale Sos Laribiancos storia di una comunità
decimata dalla guerra, ispirata al testo di Francesco Masala, messa in scena dalla
compagnia Cada die teatro.
SU
CONTU
Licu imbovatontus
Licu
fiat unu piccioccu tranquillu, ma mandroi: chi essit scipiu a chi hiat inventau
su traballu d'hiat essi sparau.
Biviat de scapadorius poita ca no teniat gana
de traballai, ma sa vida fiat difficili e sa brenti su imprus de is bortas buida.
A sa fini si fiat biu costrintu a circai traballu po podi poi calincuna cosa in
brenti, ma hiat decidiu ca su traballu depiat essi su prus possibili leggeru po
non si radiai meda.
Circa circa, nci fiat capitau in domu de un omini chi
pariat una brava persona e Licu d'hiat domandau: "Neri su tziu, mi olit po
serbidori? Casti ca deu sunfru a is arrigus e non pozzu fai traballus meda grais."
"Abarra tranquillu ca chi traballas po mei non t'has a sponziai meda is pabas!".
" E ita traballu hia deppi fai?".
" Ti pongiu a furai."
" Custu mi parri su traballu chi cuncodrat cun mei! ".
e aici Licu
hiat agatau faia.
S'incrasi Licu cun su meri bessint in bidda poita ca a su
meri ddi serbiat una funi. Su meri intrat in sa bottega e Licu abarrat in foras.
Su meri si poit a armeggiai cun sa funi, fadendu unu carachiri 'e burdellu e spoddiendidda
nc'hiat ghettau su cabudu a foras de sa fontana a nca ddo y fiat Licu chi cumenzat
a da imboddiai.
Candu su meri penzat ca sa funi chi hiat pinnicau Licu fiat
abbastanza longa zerriat: "Sega puru Licu!".
Cussu non si ddu fait
nai dua bortas e segada sa funi, si ponit a curri che unu maccu cun funi e totu.
Prus a tradu su meri arribat e ddi domandat: "Naram' Licu, poita ti ses fuiu?".
" Candu unu furat, chi no est lepidu de gamba est mellus chi cambiai
faia asinunca fai fini maba!".
"Cumenti 'e furuncu mi parris propriu
abillu! Impari eus a fai fortuna!".
Una dì Licu cun su meri fiant
passendu in su sartu e hiant biu unu messaiu chi fiat erendu cun su cuaddu e Licu
ddi fait a su meri: " Poita non provau a ndi furai su cuaddu?".
" E cumenti fadeus?".
" Lessit fai a mimi! Sezza-sì
innoi e cumenzit a zerriai agittoriu ca a s'atru nci penzu deu".
Su meri
hiat postu in menti e hiat cumenzau a zerriai: "Agittoriu! Agittoriu!".
Su messaiu intendendo is su zerrius currit a bì ita fiat succediu.
"Poita seis zerriendu bon'omini?".
" Zerriu poita g'hapu biu
unu messaiu arendu cun s'arau scetti!".
"E candu mai se biu arendu
senza de cuaddu o bois e s'arau scetti? Chini est cussu tontu?"-hiat arrespondiu
su messaiu.
"Ddu portu ananti su messaiu chi arat aici!".
S'aradori
si girat e bidi ca effettivamente attaccau a s'arau suu ddo y fiat nisciuna bestia
e hiat cumpreniu ca su bestia fiat issu.
In custu modu Licu hiat cumenzau
sa carriera de furoi.
Simona Ibba
Scuola
FURTEI
Un concorso per le scuole elementari e medie
Pace, libertà, democrazia
Un messaggio degli alunni al presidente Ciampi
L'apertura
del nuovo anno scolastico 2001/2002 è stato caratterizzato dall'invito
che il Sindaco Ignazio Congiu ha rivolto a studenti ed insegnanti delle scuole
elementari e medie, per lo svolgimento di un tema sulla pace nel mondo, alla luce
dei gravi fatti accaduti in America. Nella lettera inviata agli studenti, il Sindaco
a nome dell'intera comunità di Furtei ha espresso piena solidarietà
al popolo americano per la grave tragedia accaduta, esortando lo stesso per il
bene dell'umanità ad abbandonare sentimenti di vendetta che non generano
altro che nuovi scenari di guerre e tragedie, solo attraverso il superamento degli
squilibri e del divario esistente tra i paesi ricchi e i paesi poveri, con il
dialogo costruttivo ed il confronto si possono trovare soluzioni positive ed allontanare
conseguentemente la crudeltà della guerra e ciò che essa genera,
odio, miseria e terrore. L'iniziativa, patrocinata dalla Presidenza della Repubblica,
è stata pienamente accolta e condivisa dalla Prof.ssa Ileana Pilloni, nuovo
Direttore Scolastico di Furtei.
I temi più significativi, svolti dagli
studenti delle classi terze, quarte, e quinte delle scuole elementari , e delle
tre classi delle scuole medie, verranno premiati dall'Amministrazione comunale
ed inviati al Presidente della Repubblica Ciampi a testimonianza dei sentimenti
di pace, di libertà e democrazia che animano la Popolazione di Furtei.
(a.n.)
Alessandra Piras
GUSPINI
Presentazione di un libro per bambini
Uno
sguardo alla storia
Un messaggio contro la guerra, un elogio alla pace
"Uno sguardo alla nostra storia - dal 1914 al 1948" è il libro pubblicato dagli scrittori Agnese Caddeo e Lorenzo Di Biase, arricchito dagli straordinari acquerelli del pittore Lugi Masili. Edito dalla Anppia (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti). Il testo per la sua semplicità espositiva è destinato particolarmente ai ragazzi delle scuole Elementari e Medie. La cerimonia di presentazione si è tenuta sabato 3 novembre nel salone di Monte Granatico a Guspini. "Un libro semplice ma ricco di contenuti", ha sottolineato il Sindaco di Guspini Tarciso Agus. Alla presentazione del libro hanno partecipato, oltre a un foltissimo pubblico, i ragazzi delle scuole elementari, una rappresentanza dei Marinai in pensione, dei Carabinieri e degli Alpini a cui è andato un particolare ringraziamento e saluto del Sindaco Agus. Iride Peis Concas, scrittrice di Guspini, ha espresso notevole apprezzamento per il contenuto e la struttura del testo "un messaggio" ha detto " che da un quadro generale e chiaro dei valori della Libertà". "Siamo protagonisti a pieno titolo e ne siamo fieri"ha comentato la scrittrice elogiando le pagine dedicate a "Noi Sardi" per la fattiva partecipazione alla nascita della Democrazia.ha messo poi in risalto la valenza dei disegni, che passo passo illustrano i molteplici avvenimenti e dove è facilmente riscontrabile il movimento delle immagini che trasmettono la dinamicità delle scene. Un libro importante che aiuta a coltivare la memoria, ha sostenuto lo scrittore Giuseppe Pontremoli "Noi siamo così perché prima di noi c'è stata tanta gente che ha lottato dando spesso la vita per la Libertà e la Pace" Pontremoli con la sua calda voce ha letto la storia di "Rosa Bianca" che contemporaneamente alla proiezione di diapositive e al sottofondo musicale della flautista Cristina Scalas e il violinista Luigi Zucca, ha fatto rivivere con grande emozione la tragica storia di fanciulli innocenti deportati nei campi di concentramento nazisti. Pagine di storia, storia che è bene conoscere e non dimenticare, ha sottolineato l'autrice Agnese Caddeo, che aiutano a vivere meglio il presente e a costruire il futuro con più consapevolezza.
Ugo Bonino
Sport
Calcio. Campionato nazionale
di serie D
La Villacidrese non conosce ostacoli
Archiviata
la pratica Coppa Italia, la Villacidrese passa indenne la sfida contro l'Olbia
e conquista in Gallura, contro il Tempio, un prestigioso successo che la conferma
regina del girone B.
Una vittoria ciascuna e un pareggio non bastano alla
Villacidrese per passare il turno e proseguire il cammino in Coppa Italia. Questa
la sentenza degli ultimi avvenimenti calcistici che hanno visto scontrarsi le
due più accreditate contendenti alla vittoria finale nel girone B delle
serie D nazionale, Villacidrese e Olbia. Due squadre che con le loro prestazioni
stanno segnando il girone sardo-lombardo del torneo 2001/2002, innalzandosi a
protagoniste e papabili destinatarie del successo finale. Due domeniche fa la
grande sfida tra Villacidrese e Olbia, ospitata al comunale di Villacidro, ha
fatto registrare un equilibratissimo pareggio (1-1), mentre nel ritorno di Coppa
Italia disputato al Nespoli, gli olbiesi hanno superato i biancocelesti per 4-2,
annullando la sconfitta per 3-4 rimediata in Campidano alcune settimane fa, garantendosi
la permanenza nel torneo. Un episodio che non ha per niente scalfito le velleità
di primato finora esternate dalla compagine guidata da Bernardo Mereu che, tornata
in Gallura, ha espugnato il Manconi di Tempio per 4-2. Una gara che le cronache
ci consegnano come difficile e combattuta fino al termine, durante la quale i
biancocelesti, passati in vantaggio nei primi minuti, si sono fatti raggiungere
e superare durante il primo tempo. Supportati da un calorosissimo pubblico e da
un grande carattere e encomiabile volontà di non mollare mai fino alla
fine, hanno raggiunto e superato gli avversari con un chiaro e netto risultato.
Una situazione alla quale la squadra di Mereu sembra aver fatto la mano, e grazie
alla quale sono state portate a casa importantissime vittorie.
Una particolarità,
questa, rimarcata in più occasioni, soprattutto da alcuni dirigenti dell'Olbia,
che male hanno digerito il pareggio esterno contro la capolista maturato quindici
giorni fa, che nulla ha dato o tolto alle due dirette concorrenti se non la convinzione,
ai galluresi, di essere più forti, e ai villacidresi di esserlo ancor più
con l'aggiunta di quella sagacia indispensabile in un campionato difficile e tutto
ancora da decidersi. Ma ridurre alla sola casualità e a una buona dose
di fortuna l'attuale posizione in classifica della Villacidrese è senz'altro
ingiusto. La squadra di Bernardo Mereu sta imponendo a questo girone tutta la
sua personalità e i risultati finora conseguiti lo stanno dimostrando ampiamente.
Che la fortuna, poi, le stia strizzando l'occhio è soltanto un buon
segno.
Un segnale importante dal quale si dovrebbe trarre insegnamento per
maturare quella condizione necessaria al superamento dei momenti meno esaltanti
che si spera, quest'anno, siano di gran lunga inferiori a quelli passati. Siamo
certi che la società villacidrese sia in possesso di queste doti con le
quali garantirsi l'amalgama indispensabile al superamento di ogni qualsiasi difficoltà.
(f.b.)
CALCIO.
Eccellenza
Importante
vittoria rossoverde
Dopo
tre sconfitte consecutive arriva il successo della Gialeto.
La
quinta giornata del campionato regionale Eccellenza ha segnato la sonora sconfitta
rimediata dalla Gialeto contro il Sant'Elena di Quartu. Il risultato tennistico
di 6-1 è quanto emerso da una gara pazzesca, a tratti, dai risvolti incredibili.
I rossoverdi erano passati addirittura in vantaggio grazie al primo gol della
stagione di Bebo Murroni, poi, per alcune decisioni cervellotiche del direttore
di gara, i ragazzi dell'ex Sergio Fadda sono riusciti a ribaltare il risultato
con due penalty trasformati dal bomber Stocchino, seguite dalle espulsioni di
Fabio Conti e Sanna, grazie alle quali i biancoverdi locali hanno potuto spadroneggiare,
rifilando sei reti al malcapitato Piras. Da segnalare sul 2-1, il calcio di rigore
fallito da Carlo Lai che poteva riaprire la partita. Tra le due squadre si è
notata una differenza di valori e se i locali hanno corso dei rischi lo devono
soprattutto alla mancanza di concentrazione dei propri attaccanti in zona tiro.
Nelle fila della formazione serramannese si sono distinte le prove di Simone Lai,
dell'estremo difensore Piras e di Bebo Murroni.
I quartesi hanno disputato
una delle migliori partite in assoluto, sia come qualità che quantità
di gioco espresso.
Non è andata meglio nel turno successivo contro
il Selargius, nel quale i gialetini hanno rimediato una secca sconfitta per 1-4,
realizzando la rete della bandiera grazie al rigore messo a segno da Giuseppe
Cirina. La compagine di Giampaolo Zaccheddu ha dominato in lungo e largo, esprimendo
ottime trame di gioco, orchestrata dall'impareggiabile Congiu. I Selargini hanno
dimostrato di essere un complesso ben organizzato e solido in tutti i reparti,
durante il quale hanno messo a nudo le deficienze dei rossoverdi, che hanno disputato
una partita veramente incolore. Per la Gialeto è questo l'ennesimo passo
falso giunto da una sconfitta che ci sta tutta, vero preludio ad una classifica
deficitaria. E' chiaro che a questo punto servirebbe una scossa, necessaria per
portarsi fuori da una situazione che si sta facendo sempre più precaria.
Ma proprio domenica scorsa è arrivato il giorno del gran riscatto: la formazione
di Carlo Carcangiu è riuscita a violare per 2-1 il difficile campo di Buddusò.
I rossoverdi hanno giocato con una squadra rabberciata per le assenze di Fabio
Conti, ancora appiedato per un turno dal giudice sportivo, e Francesco Pilloni,
bloccato da un infortunio. Col rientro di Claudio Sanna e l'impiego dei giovani
Giuseppe Carboni, Giacomo Dettori, Luca Meloni e dell'esordiente Mauro Lilliu,
la squadra è sembrata più tonica e molto determinata. Dopo l'iniziale
vantaggio realizzato da Carlo Lai con un magistrale calcio di punizione, la squadra
locale è riuscita a pervenire al pareggio su calcio di rigore trasformato
da Budroni.
Nel secondo tempo la svolta della partita viene impressa dal rigore
trasformato da Giuseppe Cirina, grazie al quale i gialetini passano in vantaggio
per 2-1, mantenendo intatto fino alla fine questo preziosissimo risultato. La
formazione rossoverde, dopo la sostituzione di Deiana con Andrea Zucca, ha contenuto
molto bene la veemente reazione del Buddusò, culminata con i due legni
colpiti nella fase finale della partita. Buon viatico per il prossimo impegno
di domenica prossima, 11 novembre, quando alle 15.00 in Bia Biddarega scenderà
il Taloro Gavoi, rivelazione della primissima fase del torneo. Infatti, dopo aver
messo a segno tre vittorie iniziali, sono stati notevolmente ridimensionati, incassando
ben quattro sconfitte di seguito.
Naturalmente sarà una partita da
affrontare con la massima determinazione, utilissima per raggranellare punti indispensabili
per abbandonare le posizioni di coda della classifica. Ecco perché è
necessario il massimo apporto da parte del pubblico di fede rossoverde, affinché
accompagni i propri beniamini nel raggiungimento di un altro successo.
Intanto
la Polisportiva Gialeto, tramite il presidente pro-tempore Tonino Carboni, ha
convocato l'assemblea generale straordinaria dei propri associati da tenersi nei
locali societari in via Beatrice 1, in prima convocazione per giovedì 15
novembre 2001 alle ore 13,45 ed in seconda convocazione venerdì 16 novembre
alle ore 18.
L'ordine del giorno prevede l'elezione del Consiglio di Amministrazione,
la discussione ed eventuale approvazione del nuovo statuto societario e le varie
ed eventuali.
Il presidente Carboni si augura che siano tantissimi i soci
che presenzieranno ai lavori per portare un fattivo contributo di idee e proposte,
nel tentativo di superare il grave momento organizzativo che investe tutta la
Polisportiva.
Tito Boassa
Calcio:
Promozione
A
due passi dalla vetta
La nuova Monreale
torna alla vittoria assestandosi con sedici punti al secondo posto in classifica.
E domenica c'è il Dolianova.
Dopo la sconfitta di Tortolì vinta
poi grazie al giudice sportivo, il pareggio di Mandas dopo essere passati in vantaggio
per 4-1, la sconfitta col Guspini, sul neutro di Pabillonis, ha palesato tutti
i difetti dei sangavinesi quando ci si allontana dal Santa Lucia. La squadra è
apparsa lenta, stanca e priva di mordente con il solo Gori che ha cercato invano
di guadagnarsi la pagnotta, ma i guspinesi, con le buone o con le cattive, hanno
arginato la punta. In campo solo una squadra, il Guspini che ha corso, lottato
e dimostrato che per ottenere dei risultati non basta avere le carte migliori,
ma saperle giocare. Busanca recupera Blanco, ben lontano dal giocatore che si
è visto nelle prime giornate, in difesa Deidda e Pilleri hanno sofferto
la mobilità di Vaccargiu e Puddu, sulle fasce Moreal e Saba hanno avuto
la meglio su Blanco e Ibba ed a centro campo, l'ex Valdes ben coadiuvato da Pisano
e Delrio hanno dominato su Farris e Desogus.
Il vantaggio guspinese arriva
sugli sviluppi di un calcio di rigore per atterramento di Pilleri su Vaccargiu
che lo stesso sigla spiazzando Sitzia. La N.M. pare tramortita e le azioni da
goal per i guspinesi fioccano una appresso all'altra.
Solamente un attento
Sitzia e la scarsa precisione delle punte locali impediscono che la partita si
chiuda subito.
I sangavinesi hanno la possibilità di pareggiare con
Desogus che si fa parare il rigore procurato da Gori. Nella ripresa ci si attende
una reazione dei sangavinesi ma Galatiotto, subentrato a Puddu, e Vaccargiu continuano
a procurare dei seri grattacapi. Al 50° arriva il pareggio di Gori che dura
solo due minuti. Vaccargiu si fa largo fra tre avversari e sigla il due a uno.
La N.M. tenta di reagire ma Pilleri e Deidda sono in continua difficoltà.
Deidda viene espulso per atterramento su Galatiotto lanciato a rete all'ottantesimo,
mentre Pilleri, in giornata negativa, provoca un altro rigore per fallo di mano.
Il rigore battuto da Galatiotto chiude la partita con il risultato di tre a uno.
Tutt'altra musica è stata suonata contro l'Assemini, sconfitto al
santa Lucia per 2-1. A stimolare la prova dei sangavinesi è stata certamente
la notizia della vittoria del Decimomannu sul Dolianova, per la quale l'imperativo
era vincere! Ritorno all'antica per Busanca che schiera la squadra col 3-5-2 guidato
da Sanna, Felleca e Surano in difesa, Marras, Mocci, Farris, Desogus e Blanco
a centrocampo e davanti Gori e Manunza.
Rubiu schiera i suoi con spietate
marcature sulle punte locali affidando l'attacco agli sguscianti Murgia e Mattana
mentre a centro campo gli ottimi Trogu, Locci e Cabiddu dettano i tempi della
manovra.
Il primo tempo scivola via senza patemi d'animo con il pubblico che
comincia a rumoreggiare per il goal che non arriva. Al rientro dagli spogliatoi
l'orologio non compie un giro di lancetta che i locali si trovano in vantaggio.
Quattro passaggi ed è goal. Il solito Gori è pronto a sfruttare
al meglio il cross di Blanco insaccando con un perfetto diagonale che non da scampo
all'ex Scarano. Manunza non punge e Busanca lo sostituisce con Ibba che dopo due
minuti su azione personale trafigge Scarano con un bolide di sinistro. I sangavinesi
tirano i remi in barca e l'Assemini ne approfitta riducendo le distanze con Trogu.
La partita si conclude col risultato di due a uno per i locali che sfiorano il
terzo goal altre due volte con Gori.
La squadra è apparsa meno lucida
delle precedenti uscite casalinghe ma su ciò ha influito senza dubbio la
partita di giovedì sia dal punto di vista fisico che psicologico. Ora c'è
tutta la settimana per preparare al meglio la trasferta di Dolianova che farà
capire dove può arrivare la Nuova Monreale.
(s.l.)
Calcio. Promozione
Villacidro,
sei punti in due gare
Continua
l'escalation del Villacidro che nelle ultime due gare interne raccoglie l'intera
posta a disposizione e si colloca alle spalle delle compagini più accreditate
alla vittoria del campionato
Nessun ostacolo sembra frapporsi fra la giovane
compagine canarina e il campionato di Promozione regionale. Quattordici punti
in classifica alle spalle di Dolianova, Decimomannu, Nuova Monreale e Guspini,
accreditati da tutti quali protagonisti di questo girone di Promozione, sono il
risultato delle prestazioni espresse durante questa prima fase del torneo dalla
squadra allenata da Rossano Loi.
L'ultimo esaltante risultato maturato al
comunale contro il Barisardo per 6-1 è solo un aspetto di quanto questa
giovane squadra sia in grado di produrre. Grazie alle sue migliori caratteristiche
quali velocità, concretezza e determinazione ha fatto di un sol boccone
un avversario venuto a Villacidro con l'intenzione di non prenderle, e che dopo
alcune frazioni di gioco si è dovuto arrendere alla dilagante supremazia
dei ragazzi di Rossano Loi.
Una gara all'insegna del bel gioco e dal risultato
tennistico, prettamente diverso da quello disputato appena una settimana fa contro
l'Assemini e vinto con lo striminzito risultato di 1-0. Due gare che, seppur vincenti,
hanno reso evidente l'aspetto differente di un gruppo attento e ben condotto,
capace di adattarsi a qualsiasi avversario.
Dall'esuberanza e belle trame
di gioco si è passati a prestazioni più attente e meno roboanti
capaci di garantirsi con il minimo sforzo l'intera posta.
Questo è
il Villacidro di quest'anno, giovane ma sagace, attento in difesa e velocissimo
in contropiede, capace di dettare i suoi schemi e impensierire avversari di rango
deputati a vittorie importanti in questo torneo. Questi ragazzi, senza paure o
timori reverenziali stanno regalando ai propri beniamini momenti di gioia e d'insperata
notorietà, che soltanto qualche mese fa apparivano irraggiungibili.
Il lavoro del mister e le scelte della società stanno producendo il risultato
che mai, più che in altro momento, è apparso legittimo e frutto
di un impegno serio ed attento.
Tuttavia, solo con l'andar del tempo saremo
in grado di capire se, quanto rilevato in questo frangente, sia la vera essenza
di un gruppo che, con tanto coraggio, è riuscito a spogliarsi dei suoi
vecchi fantasmi e indirizzare la rotta verso orizzonti diversi dai soli personalistici.
Federico Barbarossa
Calcio.
Campionato Terza Categoria
Ancora instabile il cammino del G.S.
Il
G. S. Serramanna dopo un inizio col botto, ha racimolato nelle tre gare successive
due miseri punticini, in virtù di due pareggi, uno casalingo con la Fortitudo
Guspini e l'altro esterno con l'United Serrenti, subendo poi, nella quarta d'andata,
la prima sconfitta del torneo col Pabillonis 97.
Nell'incontro con la Fortitudo,
finito 1-1, la formazione di Goffredo Dettori è scesa in campo con un unico
intento, quello di vincere, ma la squadra guspinese ha ribattuto colpo su colpo,
andando persino in vantaggio e costringendo i locali a rimediare prontamente grazie
ad un rigore trasformato da Giuseppe Putzolu. E' stata una partita bella, divertente
e combattuta, con numerose occasioni da rete da entrambe le parti. Nella terza
di andata si è giocata la gara sul campo di Serrenti contro l'United pareggiando
per 0-0. Le opposte difese hanno avuto quasi sempre buon gioco nell'annullare
gli attacchi avversari, spesso disordinati e poco produttivi. Nelle fila dei serramannesi
da annotare gli infortuni capitati ai due bomber Giannino Antico e Giampiero Amati.
Nell'ultimo incontro disputato in trasferta col Pabillonis 97, la squadra di Serramanna
ha rimediato una sconfitta di misura per 1-2, al termine di una gara serrata e
a tratti spettacolare, con continui capovolgimenti di fronte. Hanno prevalso i
locali, ma Carcangiu e compagni non hanno demeritato sfiorando ripetutamente il
pari.
Domenica 11 novembre si giocherà in casa al campo di Bia Biddarega
alle 11.00contro l'Acsi Villacidro.
I ragazzi di Dettori sono attesi ad un
pronto riscatto. La vittoria è d'obbligo …
Tito Boassa
Pallavolo
maschile. Serie B2
Già
crisi tecnica
La Don Bosco
è a zero punti in classifica
Terza
sconfitta consecutiva per la Don Bosco Sardegna che domenica, in trasferta, ha
perso con la Indomita 3_0. Il campionato di B2 per la neo promossa Don Bosco Sardegna
si preannuncia piuttosto difficoltoso. Il girone F composto da cinque squadre
sarde, (Garibaldi, La Maddalena, Arcosiana Uta, Deledda Quartu e la Don Bosco)
e da nove tra Lazio, Umbria, Abruzzo, Campania. Una situazione che si ripercuote
sugli spostamenti per le trasferte e che crea alcuni problemi di ordine pratico
ed economico, in quanto per raggiungere le varie sedi interregionali dirigenti
e atleti devono utilizzare l'aereo più auto; una spesa non indifferente
da sostenere, che penalizza le squadre sarde, costrette a fare i conti con una
continuità territoriale che stenta a decollare. <Se questa decantata
continuità territoriale resterà sulla carta - afferma Petronio Floris,
presidente della Don Bosco Sardegna - i conti delle società sportive sarde
saranno sempre più un rebus, nonostante la sponsorizzazione confermata
della Regione Sardegna>. Per affrontare questo nuovo campionato, sicuramente
impegnativo come confermano i primi risultati, la dirigenza ha nominato un nuovo
allenatore; la scelta è caduta su Claudio Marcello, ex Alfieri Cagliari,
che lo scorso anno ha portato la squadra ai play off per la B1. Confermata la
squadra nell'ossatura portante: a Galletta, Locci, Mamusa, Vacca, Malloci e Denotti
si sono aggiuti due Under 22, i centrali Gabriele Cristiano della Pallavolo Cagliari
e Antonio Ulgheri dell'Alghero Pallavolo. Altri rinforzi vengono da giocatori
con notevole esperienza nella serie B: lo schiacciatore-ricevitore Andrea Loi
proveniente dal Decimomannu, l'opposto Fabrizio Sanna e il libero Vittorio Secchi
provenienti dall'Arcosiana Uta e il palleggiatore Dario Prisco per due anni alzatore
del Deledda Quartu. Ha lasciato invece la Don Bosco lo spagnolo Antonio Jimenez,
andato all'Audax Quartucciu in qualitˆ di allenatore-giocatore.
Antonietta Nolli
Mountain
bike
Serpilonga
2001
Si
è svolta a Sinnai il 1° novembre 2001 la 3a edizione della gara in
mountain bike di medio fondo più importante in Sardegna.
Come nelle
passate edizioni, il numero dei partecipanti è stato numerosissimo, circa
600 bikers, ed almeno mille persone che hanno seguito la corsa durante il percorso.
Il percorso si è snodato nei tornanti che portano al monte Serpeddì,
con partenza e arrivo presso il campo sportivo S. Isidoro, per una lunghezza di
40 km, di cui i primi 20 prevalentemente in salita, con strappi in forte pendenza,
e i restanti in discesa, molto ripida e pericolosa a causa del fondo dissestato
che provoca frequenti forature.
Per il secondo anno consecutivo la M.T.B.
P. Irgas di Villacidro ha preso parte alla manifestazione con diversi atleti con
ottimi piazzamenti: nei primi cento classificati (che corrispondono ai migliori
bikers in Sardegna) sono arrivati 26° Davide Ecca (47° nel 2000), 56°
Francesco Figus, 71° Antonello Zuddas (ottimo rientro all'attività
agonistica dopo anni di assenza dai vertici del ciclismo sardo). Gli altri piazzamenti:
120° Marcello Curridori, 121° Roberto Podda, 160° Giorgio Pirastu
, e infine Davide Saiu e Mario Congiu nelle prime 250 posizioni.
La gara è
stata vinta, come da pronostico, da Vittorio Serra della Monolite Sinnai (organizzatore
della gara) e vincitore nel 2000 (4° nel 2001) dell' Iron Bike, gara che si
svolge fra le montagne al confine fra l'Italia e la Francia e che rappresenta
in pratica il campionato del mondo a tappe in mountain bike.
SERRAMANNA.
Calcio giovanile
Conti
e resoconti
Campionato
Regionale Juniores.
La
squadra juniores della Gialeto ha riportato negli ultimi tre incontri disputati
una vittoria, un pari ed una sconfitta, confermando un'andatura costellata di
alti e bassi.
Nella quinta d'andata la partita casalinga con il Decimomannu
si è conclusa con un salomonico pareggio. L'incontro è stato molto
tirato e combattuto e il risultato conseguito va a premiare ambedue le formazioni.
Da segnalare la marcatura per i serramannesi ad opera di Antony Ortu, che, al
20° del secondo tempo, è riuscito ad impattare il vantaggio degli ospiti,
riequilibrando il risultato sull'1-1.
Nel sesto turno, trasferta a San Sperate
e squillante vittoria dei ragazzi di Beppe Ibba per 4-2.
Dopo l'iniziale vantaggio
conseguito grazie al gol di rapina del solito Ortu, la Gialeto ha operato una
pressione asfissiante sugli avversari, chiudendo triangoli e sfruttando le corsie
laterali, dalle quali sono partiti numerosissimi cross dal fondo. Azioni che hanno
determinato un successo meritatissimo e fortemente voluto da ragazzi di Serramanna
che hanno realizzato quattro goals e mollato la presa nel finale consentendo agli
avversari di mettere a segno l'altra marcatura. Le altre tre segnature sono state
realizzate ancora da Antony Ortu, Pino Limoncino e Riccardo Conti.
Sabato
scorso, invece, si è registrato l'inatteso tonfo casalingo contro il Carbonia
per 0-1. La vittoria degli ospiti, seppur ottenuta col minimo scarto, è
stata meritata soprattutto in virtù della gara incolore disputata dai rossoverdi.
Sul piano del gioco i minerari hanno prevalso in termini di continuità
rispetto ai locali., che hanno fatto registrare un comprensibile calo fisico rispetto
alle ultime prestazioni.
Tocco e compagni sono apparsi lenti, prevedibili,
e incapaci di saltare l'avversario; non hanno avuto fantasia e hanno sfruttato
poco e male le fasce, pur giocando in superiorità numerica per ben 40 minuti.
Sabato prossimo 10 novembre, verrà disputato l'incontro esterno con le
Riunite Villacidro. Una partita che offre alla formazione gialetina un'occasione
di riscatto dopo l'ultimo insuccesso casalingo.
I giovanissimi, guidati da
Carlo Lai e inseriti nel girone B del campionato regionale, hanno rimediato nella
quarta di andata un'altra sconfitta per 0-3 ad opera del Sinnai.
Domenica
scorsa sono stati impegnati in casa col Decimomannu al quale hanno ceduto per
ben 13-1.
Il prossimo impegno prevede un turno fuori casa contro il Quartu
2000: un altro incontro proibitivo per i ragazzi rossoverdi.
Gli
allievi, guidati da Gigi Lisci, dopo aver osservato nella giornata inaugurale
un turno di riposo, hanno giocato a Mandas impattando con un risultato di pareggio:
0-0. E' stata una partita a senso unico, nella quale diverse occasioni da rete
non sono state sfruttate a dovere da Abis e compagni.
Domenica prossima,
11 novembre alle 10,30 al campo "Sa Lua",ci sarà l'incontro col
Samatzai 85, dal quale tutti si aspettano il primo successo.
Intanto, prosegue
alacremente l'attività della scuola calcio della Gialeto, ottimamente coordinata
dal sagace Paolo Pilia, che si avvale della collaborazione di Giancarlo Murgia
e Carmine Desogus.
Sta per prendere il via l'attività agonistica che
vedrà impegnate durante la stagione sportiva le formazioni dei Primi Calci,
dei Pulcini e degli Esordienti.
(Tito Boassa)
Mountain
Bike
Mariano
Mereu
campione sardo
Nella
sesta edizione del Memorial "Chicchina Secci", disputata a Nuoro, Mariano
Mereu si è laureato campione sardo d'inverno di mountain bike, specialità
cross country. Il portacolori del Pool Bike Serramannese ha vinto il titolo assoluto
tra gli allievi, mentre un altro esponente del team Serramannese, Valerio Curridori,
si è imposto nei master 4. Un altro piazzamento di rilievo è il
terzo posto conquistato da Enrico Picciau nella "Serpilonga" di Sinnai
Gli oltre seicento partecipanti hanno dato vita ad uno spettacolo suggestivo e
ricco di colori che ha avuto come palcoscenico i meravigliosi versanti del monte
Serpeddì, sui quali si è snodato un tracciato di circa quaranta
chilometri. Un percorso apparso fin dall'inizio difficile e impegnativo che ha
visto innalzarsi a protagonista il favoritissimo della vigilia Vittorio Serra.
In questa sfida tra i migliori bikers della Sardegna c'è da registrare
il piazzamento al terzo posto di Enrico Picciau, che per l'ennesima volta ha dato
ampia dimostrazione della sua capacità tecnica e un'invidiabile condizione
fisica. (t.b)
Cattolica. Meeting nazionale ciclismo
Giancarlo Saiu
campione in erba
Nei giorni 14 -16 settembre si è svolto a Cattolica
un meeting nazionale di ciclismo che ha visto partecipare circa 2.200 bambini
provenienti da tutte le regioni italiane, di età compresa tra 6 e 12 anni.
Ad accompagnarli allenatori, dirigenti e genitori per assistere all' importante
manifestazione dei "Giovanissimi" nelle prove di gimcana, sprint e corsa
su strada.
Le società ciclistiche italiane si sono confrontate sin
dal mese di aprile nelle prove settimanali a livello provinciale o regionale;
solo le società che nelle prove regionali hanno conseguito il maggior punteggio
hanno potuto partecipare al meeting . Fra le società isolane il Centro
di avviamento al ciclismo di Capoterra si è classificata al primo posto,
seguita dalla società di Sarroch, Tempio e Orani.
Dopo tante ore di
viaggio, fra l'entusiasmo dei bambini e dei genitori finalmente si è raggiunta
la destinazione. Scongiurata la pioggia, che fino all' ultimo rischiava di compromettere
la manifestazione, si è dato inizio alle prove.
Giancarlo Saiu di Villacidro,
ciclista di 12 anni, ha conseguito nella prova su strada il titolo di campione
italiano per la categoria G 6 conquistando la medaglia d'oro.
Dopo tanti riconoscimenti,
coppe e medaglie, un riconoscimento nazionale conclude brillantemente la fase
dei "Giovanissimi"; il prossimo anno debutterà con gli Esordienti,
speriamo con la medesima grinta e determinazione.
(f.s.)
VILLASOR.
Calcio femminile
Nausicaa in trasferta a Villasor
Una
squadra accomunata dall'amicizia e dalla passione per il pallone
Il calcio
moderno è diventato uno sport universale, giocato nelle strade e negli
stadi di quasi tutti i paesi. Ma è anche diventato un fenomeno sociale
e culturale che investe e rappresenta tutte le contraddizioni della nostra società
di massa.
Chi, si domanda il celebre scrittore Vasco Pratolini, tra i nati
maschi del secolo non ha preso a calci una palla di gomma, di pezza o di carta
straccia nelle piazze del suo paese? Quindi grande "evento" di massa
caratterizzato dalla mascolinità del gioco. Eppure si ritrovano anche origini
di gioco "al femminile" scorrendo le storie di Omero. Nel libro VI dell'Odissea,
il naufrago Ulisse, addormentatosi sulla spiaggia dell'isola dei Feaci, viene
destato da Nausicaa:" la palla dunque lanciò la regina ad una ancella,
fallì l'ancella e scagliò la palla nel gorgo profondo".
A Villasor il rito del gioco del pallone si compie quotidiano, faticoso,nobile
e gioioso tra 18 giovani donne-atlete che corrono,inseguendo schemi di gioco e
strategie di squadra per mantenere, conquistata, la vetta del loro campionato.
Giovanissime (tra i 13 ed i 20 anni), volitive, in gran parte studentesse nell'età
votata ai sogni ed alle attese, loro sezionano meravigliosamente con stupito candore,
il loro tempo-lavoro, tempo-gioco e tempo-divertimento riuscendo a combinare pause
ed impegno e tempo libero in una società di giovani mortificata dalla inoperosa
ed improduttiva noia o dal "tempo-che-fugge".
Silvano Tuveri, giovane
Presidente, e Piergiorgio Usai, solido allenatore, introducono i temi più
cari alla squadra : prima di essere una calamita sportiva, la squadra è
una calamita di amicizia tra le giovani atlete; più un impegno artigiano
da hobbista che da sportivo che sogna i grandi traguardi. Il collante che lega
le nostre ragazze,ripete l'allenatore Usai,è il buon inserimento umano
più che l'aspetto tecnico di gioco.Tra l'altro, prosegue il Presidente
Tuveri, se così non fosse ben difficilmente queste ragazze sarebbero riuscite
a coniugare tutti i loto problemi di studio e di lavoro con le esigenze del tempo
libero e della vita di relazione con i propri coetanei, con un impegno di allenamento
abbastanza sostenuto nel corso della settimana. Inizialmente, aggiunge il Presidente,
gli allenamenti si tenevano tutti i giorni mentre ora l'impegno è di sole
2 ore alla settimana, dalle 18,30 alle 20,30. Studiano al liceo classico, all'artistico,
all'alberghiero etc, sognano ovviamente il successo della squadra dimostrando
una forte propensione allo studio della strategia del gioco.La tecnica, dice l'allenatore,
si acquista col tempo ma la preparazione fisica ed il senso del gioco di squadra
deve essere costante e tra le mie ragazze, questi valori, sono di ottimo livello.
Luana è felice della sua scelta di far parte della squadra di calcio ma
ribadisce un concetto ripreso poi da tutte le altre compagne: molti credono che
il calcio femminile sia cosa diversa da quello maschile, che a livello agonistico
sia di livello inferiore, non è vero.
Melissa ribadisce che molte per
sone, soprattutto i maschi, tendono a sottovalutare lo sforzo fisico che anche
una squadra femminile deve sopportare "tecnicamente forse pecchiamo leggermente,
ma, vi assicuro, stare in campo e conquistare punti è dura anche per noi."
Eleonora rincara la dose "quando ci vedono giocare, leggiamo nei visi della
gente stupore e sorpresa".
Certamente le caratteristiche "tecniche"
sono specifiche se confrontate ad una squadra maschile, dice con forza e competenza
la giovanissima Debora di appena 13 anni, la nostra preparazione è rivolta
ad acquisire scioltezza e agilità e non solo potenza".
Una squadra
completa e matura con giovani atlete ben consci del loro ruolo individuale e di
gruppo.Un grande "valore aggiunto" è la compattezza della squadra,
dichiara il Presidente, il difetto maggiore è la "scarsa puntualità".
Un forte sostegno di sponsor e di pubblico è ciò che meritano queste
18 giovani campioni.
(corner)
Campionato
regionale serie D. Girone A. Seconda giornata
1 a 1 tra Villasor e Santadi
Domenica 4 novembre. Sul campo Atletico Santadi - Ascf Villasor
Formazioni
Santadi: Lampis, Siddi, Giuntoni (Cuccu), Lampis F., Piras, Nonnis, Ravot, Bullegas,
Trudu (Desogus), Melis.
Villasor: Mannias, Picci, Canino (Ena), Pinna, Abis,
Mameli, Vargiu (Pilloni), Abis E. (Meloni), Tuveri, Zonca, Schirru.
Marcatori:
Melis al 31° del primo tempo, Ena al 40° del secondo tempo.
Alla
fine il risultato appaga un po' tutte e due le formazioni scese incampo. Può
sicuramente gioire l'allenatore del Santadi perché ancora una volta ha
potuto verificare la durezza difensiva della sua squadra,nonostante si trovasse
di fronte una squadra tecnicamente e tatticamente più dotata.Può
invece avere qualche rammarico l'allenatore del Villasor, Giorgio Usai, per aver
assistito ad una partita non esaltante da parte delle sue ragazze. Senza nulla
togliere al Santadi, il risultato è imputabile a qualche santo piovuto
dal cielo. Infatti il Villasor,pur non avendo giocato al 100 per cento delle proprie
potenzialità (forse ha inciso lo stress del viaggio), domenica sul campo
era l'unica squadra capace di cucire qualche trama offensiva senza affidarsi,come
spesso fatto dal Santadi, ai lanci lunghi. Nel primo parziale il Villasor ha un
po' sofferto il gioco degli avversari che al 27° passano in vantaggio con
un goal riconosciuto tale solo dall'arbitro in campo che ha confuso una netta
e chiara carica al portiere per un goal da convalidare! Poi la buona giocata del
n°4,del portiere della squadra granata e l'incredibile fallosità dimostrata,
ha evitato che il Villasor potesse fare sconquassi. A tutto si aggiunga anche
una palese incompetenza arbitrale (non è il caso di chiamarla "direzione")
ed una buona dose di fortuna per spiegare il risultato finale della gara sportiva.
Nonostante una ripresa tutta votata in attacco, il Villasor non riesce a trovare
da subito quel pareggio che gli avrebbe aperto forse la strada della vittoria.
Dopo una serie di cambi ed una partita oramai a senso unico con il Villasor perennemente
all'attacco nell'area avversaria del Santadi con lo sviluppo di un forceing oppressivo
ma non producente, all'84° arriva, liberatorio, il goal. Certamente una partita
tutta caratterizzata dal Villasor senza nulla togliere al Santadi. Ma si sa: la
palla è tonda, il calcio è strano ed imprevedibile e quello femminile
lo è ancor di più!
Ester Abis

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