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LE NOTIZIE

E' in edicola il n. 19 del 9 Novembre 2001 della Gazzetta del Medio Campidano 

 


 

 

Politica e dintorni



Ed anche il Cavaliere Berlusconi ora tira a campare

Questo articolo è dedicato agli elettori che hanno votato centrodestra,ai cittadini che scegliendo Berlusconi speravano di cambiare la politica.La campagna scintillante del Cavaliere ci aveva promesso di tutto: poche leggi ben fatte nei primi 100 giorni,la fine di rituali esasperanti della partitocrazia, l'efficienza amministrativa, meno tasse per tutti, una finanziaria tutta rose e fiori. Possiamo adesso trarre un primo bilancio:le leggi ci sono, si, ma riguardano i processi del Presidente del Consiglio (rogatorie) o i suoi interessi economici (donazioni dei grandi ricchi).La partitocrazia è viva e vegeta più che mai, e non c'è poltrona che non richieda, per essere assegnata, la solita sceneggiata dei veti incrociati: guardare per credere la crisi alla Regione.
L'efficienza amministrativa meglio dimenticarsela: per ora abbiamo solo la politica delle spoglie nei ministeri.Le tasse sono rimaste com'erano. La finanziaria è quella che è. Mettiamoci le gaffes in politica estera,le divisioni dell'esecutivo su problemi strategici come la partecipazione all'aereo europeo e avremo il quadro già visto di una Italietta di seconda fila, che Bush tiene da parte e i leaders europei fuori dai loro vertici di guerra. Infatti i sondaggi (lo ammette lo stesso Berlusconi) sono in calo di due-tre punti. Naturalmente questo non vuol dire ancora che sia finita la luna di miele tra il Cavaliere ed i suoi elettori.Per sua fortuna il centrosinistra sta anche peggio, se possibile, lacerato dalla guerra tra pacifisti e interventisti, con una leadership (Rutelli) evanescente e il maggior partito della coalizione, i Ds, in cerca disperata di identità.Ma non c'è dubbio che il centrodestra stia sperimentando le difficoltà di governare dopo aver seminato promesse elettorali in tutte le direzioni. Governare, infatti, vuol dire prima di tutto scegliere. Dietro Berlusconi c'è un blocco sociale composito, fortemente contraddittorio: ci sono i grandi capitali e c'è la povera gente ammaliata dai programmi Mediaset; ci sono i ceti rampanti della new economy, quelli che giocano in borsa e vivono di computer e cellulari, e le immense corporazioni del pubblico impiego, timorose di perdere i propri eterni privilegi di inamovibilità; c'è il Nord che fino a ieri era leghista ed ora crede ciecamente nel verbo di Arcore e c'è il Sud depresso e clientelare, in cerca di protezioni dopo il declino del regime democristiano. C'è tutto, insomma, e allo stesso tempo il contrario di tutto. Avendo promesso abilmente a tutti il massimo, Berlusconi deve pur dare qualche risposta alle attese, ma è stretto dai vincoli europei e dalle condizioni reali dell'economia. Ossessionato dai sondaggi (conosciuto il piccolo calo di questi giorni ha subito convocato riunioni su riunioni), non può scontentare nessuno. Perciò ha scelto la via più comoda: stare fermo. Siamo dunque,se si fa eccezione per le leggi personali del premier (i provvedimenti, diciamo così,per se stesso e i suoi cari) all'immobilismo più totale. Essendo le prime pagine occupate dalla guerra, l'inerzia del Governo si vede ancora poco,ma basta scorgere le cronache parlamentari e la raccolta della Gazzetta Ufficiale per rendersene conto. I processi di cambiamento innescati nella passata legislatura sono tutti inesorabilmente al palo: ferme le privatizzazioni (Prodi, nel primo periodo del suo governo, ne impostò e ne realizzò di decisive); ferma la riforma della amministrazione (Bassanini forse era iperattivo, ma Frattini non si sa cosa stia facendo); fermissime le politiche culturali (inesistente Urbani, inutilmente loquace Sgarbi); immobile la devolution voluta da Bossi e ferma la stessa attuazione della riforma federalista del centrosinistra, pure confermata dal recente referendum. Così un governo che doveva muovere mari e monti cambiando volto all'Italia fa la politica dei tanti governicchi del nostro dopoguerra: tira a campare.

[ articolo pubblicato su La Nuova Sardegna di Sabato 3 novembre.Ringraziamo per la gentile concessione il Prof.Guido Melis ed il Vice direttore de La Nuova Fiorentino Pironti ]

 

 


La storia si ripresenta con tutti i suoi errori

Un amico mi ripete continuamente che in certe occasioni bisogna comportarsi come i giunchi. Non so la frase provenga dall'antica saggezza cinese, ma sta di fatto che il giunco, quando si scatenano le forze della natura, si piega all'acqua e al vento senza opporre alcuna resistenza per venire su, appena torna il sereno, rigoglioso e dritto più di prima. Tutto ciò che si oppone invece rischia di essere travolto, sradicato e trascinato a valle , persino la robusta quercia.
Forse il mio amico ha ragione, il rischio di chi si oppone è sempre quello di essere sradicati e trascinati come fuscelli nel fiume in piena.
Oggi ad esempio, assistiamo impotenti agli eventi che ci conducono inesorabilmente alla esaltazione della guerra come strumento di pace. Scopriamo all'improvviso che dal profondo dell'animo dei civilissimi occidentali (e non solo) riemergono antichi istinti. Tutti parlano di guerra con estrema disinvoltura ed ecco che riappaiono i vecchi fantasmi guerrafondai, pronti a marciare per alimentare aspirazioni che non sono certo di tutti. Non sappiamo se la storia la facciano gli uomini (molto pochi in verità) o se sia la storia a fare gli uomini, sta di fatto che sino a qualche mese fa sarebbe stato impensabile che il governo italiano sgomitasse tanto per occupare un posto in primo piano al tavolo da gioco, puntando mille ragazzi come posta sul prestigio internazionale. La cosa non è nuova, lo fece Cavour in Crimea, e altri prima e dopo di lui .
Capita così che la storia si ripresenta con tutti i suoi errori e con tutti i suoi orrori. Corsi e ricorsi della storia, sostengono alcuni, quasi a giustificare l'incapacità di fermarla, ignorando tutti gli insegnamenti che la storia stessa ci ha voluto indicare.
Il primo novembre, nel cimitero di San Michele a Cagliari, c'è stata la commemorazione delle vittime dei bombardamenti sulla città. Uomini, donne, bambini , sepolti a centinaia in una fossa comune vicino ad un monumento, l'albero della vita, eretto perché nessuno dimenticasse. Sul lato opposto del cimitero centinaia di croci bianche, sotto l'abbraccio del tricolore, a ricordare il sacrificio di tanti giovani soldati mandati a morire per la patria, e al centro, alcune lapidi ricordano altri civili uccisi dalle bombe, vittime della strage e di Gonnosfanadiga.
Tutto ciò avvenne solo pochi decenni fa, quando la violenta piena della propaganda, dell'illusione, della faciloneria, portò l'Italia e la Sardegna in guerra. Una guerra contro un nemico che poi divenne alleato , pensate un po'!
Fu una avventura salutata da entusiasmo e grande fiducia ma ridimensionata e smorzata appena la guerra mostrò il suo vero volto di morte e di distruzione, Le bombe caddero sulla gente, sulle case e seminarono il terrore. Pochi giorni dopo quella commemorazione, il 4 novembre, festa della forze armate, l'Italia dichiara guerra ai Talebani Non più come operatoti di pace, cosa che ci aveva sempre fatto piacere, ma come portatori di morte e di terrore. Questa volta il popolo non esulta, non riempie le piazze, ma tace. Travolto dalle immagini e dalle parole che i mass-media quotidianamente ci propinano in diretta, quasi fossimo davanti ad un video games. Una ipnosi collettiva. Che fare, essere giunchi o essere querce? Il mio amico non mi ha suggerito alternative, neanche il presidente Busch. Lui è stato perentorio, con noi o contro di noi. L'Italia , come il resto delle nazioni, anche quelle islamiche, non ha potuto fare a meno di schierarsi, dietro le minacce per nulla velate. E questo non può che essere un segnale negativo. Un'Italia irriconoscibile, solitamente abile come mediatrice, che giustamente aveva indicato altre strade per punire i terroristi. Evidentemente non si poteva fare altro. Gli americani, si sa, hanno un modo diverso di pensare e alla loro forza bisogna piegarsi come giunchi. Mi si lasci però la libertà di esprimere un piccolo pensiero, sono fiero di essere un italiano.

Adriano Marci


 

Primo Piano


SERRENTI

Intervista a Luca Becciu neo segretario della federazione Ds Medio Campidano

Non continuerò la gestione Marrocu
Una conduzione con differenti priorità comporta diversi programmi di lavoro
Serrenti. Partito dei Ds. Federazione del Medio Campidano. Sala del 2°piano di una struttura tipo sezione Pci anni '50 con annesso bar e bigliardini al piano terra.
Luca Becciu, neo segretario federale, ci accoglie dietro una scrivania essenziale quanto austera.
A fianco un sofisticato sistema informatico (computer ultima generazione, stampante modello office jet della Hp ). Becciu risponde alle domande con il supporto di una continua produzione di dati, schemi, tabelle, che escono dalla stampante e da un sistema di archiviazione informatica che pare contenere tutti i temi ed i dati della politica territoriale.

Vuole presentarsi?
Ho 30 anni, sono ingegnere e mi occupo anche di formazione professionale, sono in politica dal 1990 data della mia prima candidatura alle comunali del mio paese, lista Pci e indipendenti.
Attualmente sono in giunta con incarico assessoriale.

Quale mozione congressuale ha votato?
Quella di Fassino.

Si sente il Segretario di una mozione o…?
No, lo spirito della mia elezione è certamente unitario. Verso la mozione Berlinguer sento molta sintonia, ma mi riconosco maggiormente nella mozione Fassino per una maggiore puntualità e completezza nell'analisi progettuale più vicina alla mia esperienza di amministratore.

Tra le mozioni del Congresso Ds vi sono anche scelte che il popolo di sinistra difficilmente può condividere: nella mozione Morando non si riconosce più la centralità politica al tema del lavoro.
Se seguo un ragionamento generale anch'io non riconosco più tale centralità, ma devo anche dire che il tema lavoro è più che centrale tra la nostra gente e le nostre famiglie; per noi è ancora il problema dei problemi. Direi: il lavoro nonostante tutto. Per questo valore dobbiamo lavorare come partito, sindacato ed organizzazioni di massa.

Sempre richiamando le mozioni, in alcuni passi si critica aspramente il carrierismo personale anche nella vita politica dei Ds.
Il personalismo può essere positivo se riferito ad una giusta ambizione personale, lo giudico invece negativo è quindi da combattere se risponde solo alla logica perversa di alcuni, di pochi a discapito degli interessi generali.

Parliamo della Federazione: caratteristiche principali?
La nostra Federazione abbraccia 42 comuni ed una popolazione di oltre 120 mila abitanti. Gli iscritti Ds sono 1412 (le donne rappresentano il 16 per cento ) come dato riferito alla base congressuale; il risultato finale del tesseramento di fine anno ritengo supererà abbondantemente tale numero.

La provincia del Medio Campidano è dietro l'angolo?
La provincia c'è! È già una realtà. A noi tutti il compito di "aprire la porta".

Come giudica su questo tema la recente polemica di alcuni consiglieri provinciali Ds?
Normale dialettica tra compagni. Sia chiaro, alcune obiezioni di carattere economico e organizzativo le condivido. Gli attuali consiglieri provinciali devono tenere conto del mandato popolare che comporta cinque anni di governo: questo è un tema, o se si vuole una obiezione, che va vista con attenzione.

Rapporti con le unità di base che, anche in questo territorio, sembrano scomparse.
No, non ritengo siano scomparse e per convincersene basta vedere i dati del tesseramento.Colgo comunque l'occasione per ringraziare il loro lavoro e la loro preziosa capacità organizzativa anche in questa recente fase congressuale.

I dati statistici rappresentano solo numeri o la realtà della partecipazione politica?
No le unità di base ritengo siano operative nel territorio.

Rapporti tra le amministrazioni comunali e tra i sindaci del centro sinistra (a maggioranza Ds) ;a volte emergono eccessivi individualismi fonte di litigiosità in famiglia?
Credo che l'individualismo sia connaturato con il sistema dell'elezione diretta del sindaco. Ritengo comunque che gli aspetti positivi siano superiori a quelli negativi.

Rapporti con gli alleati dell'ulivo? Il Ppi è presente? O viene offuscato, come qualcuno dice dalla "prepotenza" dei Ds?
Il Ppi è presente nel territorio anche se in alcune realtà manca una loro struttura organizzata.
Sembra che molti dei loro dirigenti locali si stiano muovendo per costruire una federazione del medio campidano: lo ritengo un fatto positivo.

I Ds hanno occupato il potere nel territorio?
No. Credo che il mio partito e gli amministratori del centrosinistra abbiano occupato i vari posti di comando ed i ruoli di governo sulla base delle scelte effettuate dai cittadini nella competizione elettorale.

Pensa che possa esistere oggi una questione morale anche in questo territorio?
Il mio personale percorso mi fa dire di no. Certamente non esiste in modo specifico ma una analisi attenta può farci capire che gli elettori ed i cittadini certamente pongono i termini di un maggiore recupero della fiducia nella politica e quindi anche della morale nella politica.

Dov'è il potere reale in questo territorio?
Sicuramente nei partiti, nelle amministrazioni pubbliche e nelle entità sovracomunali. Da parte mia lavoro anche in funzione di un potere che ritorni in gran parte al popolo.

Parliamo dei programmi di lavoro.
Devo ancora riunire la Direzione Federale, ma certamente i programmi partiranno dal dibattito congressuale che è stato molto ricco e significativo, con mille spunti e mille idee.

Si muoverà comunque nel segno della continuità della gestione Marrocu?
No. Non ci sarà continuità perché quella gestione era rivolta prioritariamente a fondare la Federazione. Le priorità ora cambiano, quindi cambia l'impostazione dei programmi di lavoro.

Tornando al congresso, come si colloca tra le due anime che avevano espresso due differenti candidati segretari?
In sintonia con entrambe.

Si sente ostaggio dei due schieramenti o il punto più alto della mediazione congressuale?
La mia candidatura la ritengo il punto di sintesi più forte delle altre candidature in campo.

È stato eletto all'unanimità?
No. Ci sono stati due voti di astensione: uno era il mio, non potevo certo votarmi!

Questa sostanziale unanimità è sinonimo di nuova unità? O semplicemente il segnale di uno stato di attesa, di armistizio delle due anime?
Può essere.

Dica qualcosa di sinistra al suo popolo
Forza paris!

Riscopre il sardismo, oggi è anche di moda
Credo che in Sardegna chiunque non può prescindere dai valori della sardità.

In questi ultimi anni la politica nella sinistra ha assunto molto spesso il volto cinico del confronto fratricida (a volte spietato).
Abbiamo delle regole statutarie che tutelano i nostri valori. Spesso il non rispetto di queste regole ha comportato tante defezioni.

Tante vittime illustri e tanti attivisti e militanti ,preziose risorse umane perse alla politica; orfani per loro scelta o perché "epurati": tenderà una mano per ricomporre le fratture esistenti?
Il problema è sempre quello non dello scontro tra compagni ma del rispetto delle regole, il dibattito politico deve comunque rispondere, da parte di tutti, al rispetto del nostro Regolamento.

In politica conta di più il confronto dialettico, non la mera censura, frutto del rispetto formale di norme regolamentari. Faciamo un esempio: l'attuale Sindaco di Sanluri deve rimanere ancora fuori della porta?
Ripeto che nel confronto aperto e dialettico occorre partire dalla condivisione delle regole del nostro partito. Non escludo la possibilità di verificare quale cammino si possa riprendere insieme. Peraltro gradirei che fosse chiaro che le nostre riunioni sono sempre a porte aperte. (l.l. - s. m.)

 

 

 

Cronache comunali

GUSPINI

Premiati gli anziani che hanno partecipato al corso di alfabetizzazione
Non è mai troppo tardi
Gli ospiti della casa di riposo saranno protagonisti al Costanzo Show
Secondo gli ultimi studi condotti dentro il pianeta anziani risulta che i così definiti "Capelli grigi" sono sempre più vitali e battaglieri, faticano ad adattarsi al nuovo ma hanno energie e risorse che intendono ancora mettere a buon profitto attraverso iniziative a loro confacenti. E una conferma in tal senso ci viene anche dalla Casa degli anziani di Guspini, dove cinque dei ventisei ospiti hanno ricevuto un attestato di partecipazione per aver frequentato e superato un corso di alfabetizzazione. Sono quattro uomini e una donna: Efisio Ferraris (64 anni), Pasquale Floris (55 anni), Delio Pinna (74), Luigi Vargiu (78) e Giuseppa Porceddu (69). Nel corso della cerimonia, organizzata dalla cooperativa La Clessidra, dal personale e dal direttore della Casa di riposo Martino Contu, in collaborazione con l'assessore comunale ai servizi sociali Rossella Pinna, i cinque arzilli scolari, promossi a pieni voti, con una punta di orgoglio hanno esternato tutta la loro soddisfazione per il traguardo raggiunto e si sono dichiarati entusiasti di proseguire questo cammino con la frequenza del secondo corso, le cui lezioni avranno inizio in questo mese.
Seguendo il loro esempio, altri si sono dichiarati interessati a frequentare il corso e cinque hanno già dato la loro disponibilità: Laura Floris (66 anni), Amelia Schirru (79), Piero Floris (60), Maria Usai (78) e Maria Steri (80).
Quattro donne e un uomo, che portano il totale a dieci con una parità di sessi.
E l'avventura proseguirà con dieci superimpegnati nonni, settant'anni l'età media, testimoni di una terza età che può avere ancora qualcosa da imparare, ma soprattutto da insegnare.

Antonietta Nolli

 


GUSPINI

Prosegue l'attività della Facoltà di Architettura Bambina
Gli architetti bambini
La Banca del Tempo incontra l'architetto Giancarlo Allen

Mentre continuano le proteste per l'abbattimento della casa sull'albero, la Banca del Tempo prosegue nella sua inarrestabile marcia.
Martedì 30 ottobre è giunto a Guspini il celebre architetto Giancarlo Allen. Un importante personaggio, conosciuto in Italia e all'estero, docente universitario presso la facoltà di architettura del Politecnico di Milano, direttore della rivista "Architettura Naturale" e presidente dell'ANAB (Associazione Nazionale di Bioarchitettura), che ha lo scopo di diffondere e consolidare la cultura del progetto compatibile con gli equilibri ambientali.
Giancarlo Allen è correntista ad honorem della Banca del Tempo di Guspini, assieme ad altri suoi colleghi dell'Anab, ed è anche Tutor del progetto "Torta in terra" della Facoltà di Architettura Bambina di Guspini.
L'incontro, alla presenza del sindaco Agus, si proponeva di far conoscere ancora meglio le opportunità costruttive, le valenze ludiche e di invenzione creativa che possono offrire i materiali naturali locali, come la nostra "terra cruda" depositaria di tante memorie.
In questo momento, nella facoltà di "Architettura Bambina" sono in corso quattro originali laboratori: "Torta di Musica", paesaggi sonori: direttore artistico e referente Marcello Floris; "Torta di Parole", paesaggi libidinosi : ideatore e referente Corrado Leoni; "Torta di Culture", paesaggi di riti e sapori delle tradizioni femminili del mondo: coordinatrice e referente Maria Onidi; "Torta di Feste e Saperi Bambini", paesaggi della famiglia e dei vicinati e nei negozi di Guspini con la collaborazione dei commercianti: animatrice e referente Francesca Diana.
Fino ad oggi si sono concretizzati 420 sogni dei bambini e dei cittadini, coinvolgendo gli allievi del corso di regia diretto da Sofia Vicenzetto. I sogni realizzati sono stati documentati anche con la collaborazione di registi italiani e stranieri come Marc Rilke, della televisione tedesca.
Anche la Facoltà di Architettura Bambina ha potuto prendere corpo grazie alle risorse del primo premio delle "Città sostenibili delle bambine e dei bambini" - edizione 2000 -, vinto dalla stessa Banca del Tempo di Guspini.

Evaristo Puxeddu

 

 

LUNAMATRONA

Sarà finanziato dal progetto integrato territoriale
Nasce il borgo artigiano
Nel programma del comune: rivitalizzare il centro storico
Il Pit (Progetto Integrato Territoriale) di Lunamatrona prevede la nascita del borgo artigiano per rivitalizzare il centro storico ed avviare il recupero dei mestieri antichi ed in via di estinzione.
L'intento dell'Amministrazione Comunale è dichiaratamente quello di ripopolare il cuore del paese con i rumori degli attrezzi della cultura artigiana e contadina, riscoprendo le antiche arti della lavorazione del legno,del ferro ed anche il vetro.Tra l'altro il progetto consentirà di recuperare vecchie e fatiscenti abitazioni di gloriose origini ma, inevitabilmente, decadute dal tempo e dall'incuria degli uomini. Ristrutturazioni, riconversioni delle tipologie originarie, nuove destinazioni d'uso saranno le parole d'ordine dei lunamatronesi non appena il Comitato di Verifica dei Pit ed il Centro di Programmazione della Regione avranno emesso la loro motivata decisione sul Pit presentato.Si spera, ovviamente, che venga approvato e finanziato per consentire una forte ripresa progettuale ed economica con decine di finanziamenti privati e la rivitalizzazione di tutto il laborioso centro agricolo.
Il sindaco G.Battista Orrù ci ha rilasciato una breve intervista:
Sindaco, può dirci di che cosa si tratta?
"Abbiamo voluto avviare il pieno recupero di due ampi comparti del nostro centro storico".
Quindi su entrambe le aree si svilupperanno attività artigiane?
"No, solamente nella prima dove risanamento deve significare anche il recupero a fini produttivi, con la nascita di circa 10/12 piccole imprese artigiane ".
Con quali produzioni?
"Prioritariamente si svilupperanno attività dell'artigianato artistico, ma anche del manufatturiero tradizionale".
Le iniziative imprenditoriali sono tutte nuove attività?
"In gran parte si recupereranno attività già in essere; per altre si avvierà un bando specifico cui potranno partecipare giovani imprenditori".
E per quanto riguarda il secondo comparto, cosa prevedete?
"Attività di tipo museale con una particolare specializzazione verso le attività artigiane, quelle che con gli anni sono in parte scomparse o, comunque, si sono trasformate grazie alla innovazione tecnologica".
Appare evidente che l'Amministrazione Comunale intende dare vita ad un circuito culturale e produttivo imperniato sulle risorse locali e sulle tradizionali attività artigiane del territorio. Certamente una buona iniziativa che si auspica possa avere un immediato successo e sappia lanciare a tutto il territorio, il messaggio del recupero delle risorse locali non solo a fini conservativi ma anche produttivi e di reddito.
I cittadini di Lunamatrona attendono fiduciosi l'arrivo dei finanziamenti regionali pensando al loro immediato investimento ed a nuovi appuntamenti progettuali con altre leggi regionali del settore turistico ed agricolo.

(s.m.)

 

 

TUILI

Il paese in festa per l'arrivo del nuovo parroco don Locci
"In nome del Signore"
Il sacerdote: collaborazione con la comunità

"Benvenuto colui che viene nel nome del Signore". Con questo cartello, appeso sopra il bel portale di bronzo della parrocchiale di San Pietro, la comunità di Tuili ha accolto il nuovo parroco, Don Edmondo Locci, 65 anni, che arriva dal vicino comune di Gonnoscodina. C'erano anche le bandierine che scendevano dal campanile, la chiesa addobbate a festa, il coro dei ragazzi e degli adulti che cantava. Il discorso del sindaco Pietrino Tronci, la gioia del vescovo Monsignor Antonino Orrù. Una festa in piena regola, una felicità esteriore, ma anche interiore che si leggeva nei volti dell'assemblea che ha gremito, come non accadeva da tempo, la chiesa di San Pietro. Don Locci, parroco di Gonnoscodina per cinque anni, ha accolto con grande entusiasmo e determinazione il suo nuovo mandato. "Ogni cambio di parrocchia in una comunità avvicinerà alla chiesa alcuni che sono lontani, mentre altri che sono vicini potrebbero allontanarsi. Questa seconda ipotesi non si verifichi mai tra voi", ha detto Don Locci, pronto alla collaborazione con tutte le forze vive di Tuili. "Nella chiesa c'è un posto per tutti", l'assemblea applaude e spera tanto nel nuovo parroco. E che Don Locci rappresenti una garanzia per il futuro della parrocchia di Tuili lo hanno testimoniato i tanti fedeli di Gonnoscodina, in testa il giovane sindaco Greca Onnis, che lo hanno accompagnato nella nuova sede. Oltre cento, hanno gioito assieme ai tuilesi, cantato con loro e poi partecipato al rinfresco nei locali dell'oratorio. La sua esperienza di parroco è iniziata nel 1963 a Mogoro, poi a Carbonia e undici anni in Germania tra gli emigrati italiani, dove ha appreso la lingua tedesca ed insegnato quella italiana ai figli degli italiani, oltre ad occuparsi della cura spirituale delle sue famiglie. Quindi, per sette anni, cappellano sulle navi della Marina Mercantile, dal 1979 al 1986, percorrendo tutti i mari del mondo. Ultime tappe del suo cammino da parroco Guspini, il suo paese d'origine, Gonnoscodina e adesso Tuili. "Sono entusiasta di questa bella chiesa e di tutti voi fedeli", ha aggiunto Don Locci. E la comunità è pronta a lavorare con la sua nuova guida.

Antonio Pintori


 

SERRENTI

Un apposito convegno sull'uso della pietra di Serrenti
Dalla pietra lavoro e cultura
Amministratori ed esperti a confronto sui materiali naturali
Sabato 3 novembre, presso il Centro Servizi Turistico-Culturali Casa Corda a Serrenti, si è tenuto il convegno sul tema "Architetture in pietra e altri materiali naturali, materiali e architetture tra innovazione e tradizione". Il convegno, organizzato dal Comune di Serrenti con il contributo dell'Assessorato agli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione Autonoma della Sardegna, ha trattato i temi dell'uso della pietra di Serrenti e di altri materiali biocompatibili nel recupero e nelle nuove costruzioni. Il convegno è stata la prima occasione pubblica in cui la Casa Corda, dopo l'inaugurazione di ottobre, ha ospitato una iniziativa che ha visto la partecipazione di numerosi tecnici ed appassionati che sono arrivati da tutta la regione ed hanno seguito con attenzione i lavori.
Sono intervenuti il Sindaco Fulvio Tocco ha trattato il tema del recupero della Casa Corda, delle politiche comunali di recupero e valorizzazione del Centro Storico e del patrimonio architettonico locale. L'ing. Alberto Atzeni, dirigente del settore urbanistico del Comune di Serrenti, ha invece tracciato una breve storia dell'evoluzione urbanistica del comune e dei diversi atti di pianificazione che ne hanno caratterizzato lo sviluppo, soprattutto negli ultimi trent'anni; ha anche illustrato le linee generali e le prospettive che porrà il nuovo Piano Urbanistico Comunale, da approvare a breve termine.
E' poi intervenuto l'ing. Marco Muscas, Sindaco di Samassi e coordinatore della Rete italiana delle Città della Terra Cruda, evidenziando le opportunità offerte dal lavoro di rete e l'esperienza positiva che si sta sviluppando attorno al tema delle costruzioni in terra cruda e sull'uso di materiali tradizionali.
Sono quindi intervenuti il Prof. Antonello Sanna (docente facoltà di Ingegneria di Cagliari) e l'ing. Alessio Bellu (tecnico locale), che hanno trattato il tema della pietra di Serrenti tra innovazione e tradizione. I due tecnici hanno seguito, tra l'altro, la progettazione e la direzione lavori della struttura che ospitava il convegno.
Una volta avviata la parte più tecnica del convegno è giunto l'intervento del Prof. Antonio Vernier (docente Facoltà di Ingegneria di Cagliari) e dell'Ing. Maria Elena Lai (tecnico locale) riguardante Caratteri e prestazioni della pietra di Serrenti nell'edilizia urbana. L'intervento ha preso spunto dalla Tesi di Laurea dello stesso Ing. Lai ed è stato seguito con notevole attenzione dal numeroso pubblico.
L'ing. Enrico Fodde, ricercatore, ha poi trattato sui saperi artigianali locali, spaziando in un interessantissimo intervento dallo spacco degli enormi blocchi di cava di pietra di Serrenti al recupero di edifici medioevali in Inghilterra.
Alla fine del convegno il Prof. Antonello Sanna e l'ing. Alessio Bellu hanno accompagnato gli attenti partecipanti attraverso la Casa Corda e, anche grazie ad una minuziosa ricostruzione fotografica, hanno mostrato tutte le fasi di lavoro che hanno portato alla realizzazione del Centro di Servizi. La visita e la fotografia sono state anche accompagnate da numerosi racconti di episodi e riflessioni sul tema del recupero, dell'intervento pubblico e privato e delle possibili scelte di fronte ad un bene architettonico importante ma spesso particolarmente degradato.
Ai lavori hanno partecipato anche le imprese di costruzioni di Serrenti e in particolare la Sarda Trachiti, che oramai da anni e con elevata professionalità si occupa dell'estrazione e della lavorazione di materiali lapidei e in particolare di pietra di Serrenti.
La pietra di Serrenti, date le sue notevoli caratteristiche, è infatti richiestissima dai progettisti e dai committenti, e grazie alla sua versatilità può essere utilizzata dalla pavimentazione stradale alla creazione di oggetti artistici di pregio.

(red.)

GONNOSFANADIGA

Originale mostra di funghi in legno
Scultore per passione

Scolpire il legno è sempre stata la sua passione, sin da ragazzino quando lasciandosi guidare dalle forme abbozzate dalla natura, trasformava piccoli tronchi in animaletti. Poi è passato ad un genere più sofisticato e impegnativo, realizzando cornici ad intaglio arricchite di motivi sapientemente elaborati. E oggi è arrivato a realizzare una collezione sicuramente singolare: 80 funghi di ogni tipo, realizzati con una precisione e una fedeltà tale che potrebbero facilmente confondersi con quelli veri. Efisio Piras, panettiere con l'hobby del legno, è stato così convinto da alcuni amici ad esporre le sue opere in occasione di sagre e mostre, e il successo non è mancato. Numerose associazioni, enti e scuole lo hanno invitato a presentare la sua particolare collezione, e lo ha fatto anche in occasione della serata culturale che si è tenuta nel monte granatico, fornendo ai vari visitatori ogni informazione utile sul fungo in genere e sulle peculiarità delle varie specie.

(red.)

 

 

SERRAMANNA

Una grande folla ha accolto le spoglie di S. Ignazio
Tre giorni di festa
Dal 23 al 25 ottobre, a Serramanna, si sono svolti grandi festeggiamenti per la sosta delle venerate spoglie di Sant'Ignazio da Laconi. All'arrivo delle sacre spoglie in piazza Matteotti la popolazione si è vestita di misticismo.
Dopo l'accoglienza da parte delle maggiori autorità civili e religiose del territorio, una gran folla di fedeli ha accompagnato in processione le spoglie del santo nell'omonima parrocchia, dopo aver attraversato il viale che da alcuni anni porta il suo nome, ha fatto seguito la celebrazione di una Messa solenne.
Bandiere variopinte, luminarie e scritte di benvenuto hanno fatto ala al passaggio del Santo anticipando quella che è stata una grande festa che per tre giorni ha tenuto impegnata tutta la nostra comunità.
Cinquant'anni dopo la canonizzazione, la sua urna, che si trova nel santuario dei Frati Cappuccini a Cagliari, è stata portata in pellegrinaggio in molti centri della Sardegna. Ed anche Serramanna ha accolto con un commosso omaggio l'urna dell'umile fraticello di Laconi, amato e consacrato da migliaia di fedeli.
Alle 21,30 del 23 ottobre, sempre in chiesa si è tenuta una veglia di preghiera. La mattina successiva si sono susseguite due messe e dopo momenti dedicati alla conversione ed alla penitenza, alle ore 11 è partita l'urna.
Giovedì 26 ottobre si è svolto il rito dedicato alla consacrazione della prima parrocchia della Sardegna intitolata a S. Ignazio, con sistemazione delle reliquie ai piedi del nuovo altare in granito appena completato, che è stato possibile realizzare grazie alle generose donazioni dei parrocchiani.
La chiesa è stata consegnata all'Arcivescovo di Cagliari Monsignor Ottorino Alberti. Ai piedi dell'altare sono state collocate le reliquie di S. Ignazio, Antonia Mesina e Padre Pio.
Il passaggio del Santo a Serramanna ha significato un momento di grande riflessione ed un esempio di vita soprattutto per i tantissimi giovani presenti alle diverse cerimonie.
Secondo quanto ha detto il parroco don Bruno Pittau, artefice numero uno della formazione della parrocchia. Questo è stato un momento storico ed indimenticabile per tutta Serramanna, che ha segnato l'anniversario dei trecento anni della sua nascita, i cinquant' anni della santificazione ed i trenta anni della nostra chiesa.
Tre giornate dense di appuntamenti e cerimonie religiose di grande significato per tutti i Serramannesi.
Per dare rilevanza maggiore all'avvenimento religioso , persino le poste italiane hanno disposto l'emissione di un annullo speciale filatelico raffigurante l'effigie di Sant Ignazio da Laconi.

Tito Boassa

 

 

SAMASSI

In arrivo influenza e polemiche
Il Direttore Generale rassicura la popolazione sanitaria:
30.000 scorte di vaccino contro l'influenza
Tardano a diminuire di intensità le polemiche sul rischio che la popolazione sanitaria ed in particolare gli anziani, possano trovarsi senza vaccino antinfluenzale.Dopo le prime risposte date dagli Uffici del Servizio di Igiene pubblica, scende in campo il Direttore Generale della Asl dr. Franco Trincas che rilascia al nostro giornale notizie rassicuranti.

"Nel modo più assoluto devo dichiarare che la polemica è del tutto fuorviante e pericolosa " ma comunque vi sono state critiche relativamente alle scorte in qualche ambulatorio del nostro territorio "dichiaro che a tutt'oggi siamo in grado di somministrare, se fosse necessario e richiesto, circa 30.000 dosi del vaccino contro l'influenza. Voglio chiarire che abbiamo fatto uno sforzo generale per dotarci di una scorta di gran lunga superiore a quella degli anni trascorsi" .

Per quanto riguarda il disguido della mancata apertura dell'ambulatorio di Samassi,riconosce una vostra responsabilità?
"Anche questa vicenda pare una voluta contraffazione della verità e, quindi un'altra polemica sterile: abbiamo affisso un cartello chiaro e leggibile con l'indicazione esatta del giorno di apertura, non capisco come abbiano potuto sbagliare tante persone."
"Comunque, prosegue il dr.Trincas, voglio utilizzare la Gazzetta del Medio Campidano per rassicurare tutta la popolazione di Samassi e dei centri della ASL, che non mancheranno vaccini, che la struttura è in grado di somministrarli con la massima efficienza e che, nell'ipotesi di ulteriori quantità, saremo in grado di impinguare le nostre scorte in tempo reale".
Ringraziamo il dr.Trincas per le sue dichiarazioni che rassicureranno le fasce più deboli e più esposte della nostra popolazione sanitaria. Da parte nostra vogliamo solo rimarcare come siano inopportune e pericolose le polemiche svolte sulla pelle degli anziani.

(s.m.)


 

VILLACIDRO

Riunione della commissione consiliare agricoltura
Per l'Enolearia 4 miliardi di danni

Nella seduta straordinaria del 30 ottobre, la commissione Consiliare Agricoltura e ambiente presieduta da Marco Mocci, ha esaminato la grave situazione in cui versa il settore olivicolo villacidrese a causa del perdurare della siccità.
I dirigenti della cooperativa Enolearia Monte Linas, invitati a partecipare ai lavori, hanno dichiarato che i danni derivanti dalla siccità sono ingenti: da una lavorazione media di 50.000 quintali di olive si prevede una riduzione a 10-15.000 quintali, con una perdita per mancato conferimento del 70-80%, che in termini economici si aggira attorno ai 3-4 miliardi di lire.
Un grave danno per la cooperativa, che vedrà vanificati tutti quegli interventi e iniziative intraprese per propagandare e collocare i propri prodotti non solo in Sardegna, ma anche nei paesi dell'Unione Europea.
La commissione ha quindi chiesto con carattere d'urgenza una udienza con la quinta Commissione del Consiglio regionale per esaminare la situazione ed attivare tutti gli interventi legislativi che consentano di far fronte ai danni subiti.

(a.n.)


 

SAN GAVINO

Strada statale 197 Guspini-Sanluri
Trenta chilometri di pericoli
Bisogna che i sindaci si attivino in tutte le sedi politiche ed istituzionali affinché l'Anas esegua tutti i lavori necessari a rendere il tratto Guspini - Sanluri più sicuro". E' l'appello che i consiglieri comunali del gruppo "Lista civica per San Gavino" Carlo Secci, Mauro Casu, Nicola Ennas e Nicola Garau hanno rivolto al sindaco Fedele Melas dopo i ripetuti incidenti mortali che si sono verificati ultimamente su questo tratto della statale 197. Sono sei Comuni interessati: Sanluri, San Gavino, Guspini, Villacidro, Gonnosfanadiga e Pabillonis. Quattro i punti ad alto rischio: incrocio San Gavino - Villacidro, bivio per Gonnosfanadiga, incrocio Gonnosfanadiga - Pabillonis, ponte sul rio Terramaistus.Ogni giorno su questo tratto della statale il traffico è piuttosto sostenuto. Sono migliaia gli automobilisti che la percorrono e notevole è anche il transito di pullman e mezzi pesanti diretti alla zona industriale di Villacidro e alle aree artigianali di San Gavino e Guspini. Ventinove chilometri d'asfalto dove i lunghi rettilinei invitano alla velocità e al sorpasso, ma dove bisogna fare i conti con la strettezza della carreggiata, che in alcuni punti non consente un transito incrociato di due mezzi pesanti, con la presenza di incroci e bivi, quasi sempre su una curva, e dei numerosi innesti con le strade campestri. Una situazione che è stata spesso segnalata dai sindaci, ora invitati a far fronte comune per chiedere "con urgenza l'intervento dell'Anas affinché predisponga atti concreti per attenuare la pericolosità della statale".

(a n.)

 

 

ARBUS

La Provincia stanzia 500 milioni per il "Progetto Life"
Un'area protetta per i cervi
Soggetto proponente non più Legambiente Sardegna ma l'amministrazione provinciale di Cagliari che stanzierà 500 milioni di lire. I comuni di Arbus, Guspini e Gonnosfanadiga parteciperanno con la quota di cento milioni di lire ognuno. Parteciperà anche il Centro turistico studentesco Roma, con una quota pari a 40 milioni di lire. Gli altri partner partecipanti senza quota di adesione sono: associazione turistica Proloco Arbus, Arcinova Guspini, Legambiente Sardegna, Associazione volontari protezione civile Arbus, Associazione Elafos Guspini, Gruppo Territorio Ambiente Lavoro Arbus, Dipartimento di protezione delle Piante Università di Sassari, Helmar Schenk (referente scientifico del progetto), Comunità Montana n°18, Legambiente Guspini, Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale Cagliari. Il progetto Life Natura 2, va ad integrarsi con il progetto Life Natura '97 "Dune di Piscinas Monte Arcuentu" che oltre a valutare come prima il grado di accettabilità delle popolazioni locali per la costituzione di un vero e proprio Parco Naturalistico, ha messo a segno una serie di iniziative a favore della tutela e valorizzazione ambientale, coinvolgendo le diverse Associazioni di Volontariato di Arbus e Guspini. Life Natura '97 ha avuto dalla Comunità Europea un finanziamento di un miliardo e 520 milioni per l'attuazione di un progetto mirato alla salvaguardia di alcuni siti di interesse comunitario, consentendo concretamente una serie di iniziative a favore della tutela e salvaguardia ambientale su una superficie di circa 13.000 ettari ricadenti soprattutto nel territorio Arburese. All'Associazione Proloco Arbus sono stati assegnati 20 milioni per la realizzazione di depliants, magliette e capellini; al Gruppo Territorio Ambiente e Lavoro sono stati assegnati 30 milioni per la realizzazione di cartellonistica stradale e sentieristica; alla Associazione Protezione Civile Arbus sono stati assegnati 35 milioni per la realizzazione di staccionate a protezione del sistema dunale di Piscinas e 15 milioni per la piantumazione di essenze autoctone in aree degradate; alla Associazione Elafos Guspini, sono stati assegnati 10 milioni per la pulizia e realizzazione di fonti di abbeverata per i cervi; 17 milioni sono stati assegnati ad Arcinova Guspini per il censimento delle discariche abusive e la pulizia delle spiagge ricomprese nell'area Life (Piscinas); a Legambiente sono stati assegnti 25 milioni per la sistemazione e bonifica del rio Naracauli e rio Piscinas. Anche gli allevatori presenti nell'area interessata hanno avuto un risarcimento per i danni subiti dal pascolo dei cervi negli erbai, 130 milioni per 25 allevatori. Il progetto Life Natura '97 è stata anche un'occasione di lavoro per una trentina di disoccupati che hanno potuto lavorare tre mesi percependo uno stipendio di oltre 2 milioni al mese. La richiesta di rifinanziamento del progetto Life Natura 2, trasmesso al Ministero dell'Ambiente per poi essere presentato alla Comunità Europea ha come titolo: Conservazione delle Dune di Piscinas, del Cervo sardo e della Caretta Caretta. L'obiettivo globale è quello di contribuire alla protezione degli Habitat e delle specie elencate nelle direttive "Habitat" ed "uccelli selvatici" nell'ambito di uno sviluppo socio-economico dell'Arburese-Guspinese .

Ugo Bonino


 

VILLACIDRO

Festeggiata la giornata dell'unità nazionale
In ricordo dei caduti
Domenica mattina, 4 novembre, si sono svolte due manifestazioni parallele per festeggiare la giornata dell'unità nazionale e per commemorare i caduti di tutte le guerre. Il corteo degli ex combattenti, delle associazioni di volontariato, dell'arma dei carabinieri e degli amministratori locali, con in testa il sindaco Giorgio Danza, si è dato appuntamento alle 9,30 nella chiesa di Santa Barbara per assistere alla santa messa celebrata da don Giovannino Pinna. Al termine del rito religioso, il corteo si è diretto nella piazza Municipio, accompagnato dalla banda musicale "Santa Cecilia". Dopo gli interventi di alcuni ex combattenti e del sindaco è stata deposta una corona di alloro sulla lapide che riporta i nomi dei militari caduti in guerra.
Alle 11,15 una delegazione del locale circolo dell'associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall'internamento e dalla guerra di liberazione (A.N.R.P.), composta dal presidente Francesco Nonnis, medaglia d'argento al valore militare sul campo e da un membro del direttivo, Giovanni Deriu, si è recata nella piazza Sisinnio Mocci per deporre una corona di alloro e di fiori alla memoria del martire villacidrese delle Fosse Ardeatine e di tutti i martiri della resistenza della guerra di liberazione. La delegazione è stata accompagnata dai vigili del Comune, da alcuni rappresentanti dell'Auser, dell'Aido. e dell'Avis di Villacidro e dal professor Lorenzo Di Biase, segretario dell' Anppia di Guspini.

(m.c.)

 

 

GUSPINI

Il paese accoglie don Pittau in un clima di festa e di nuove speranze
Benvenuto a Guspini
Dal 31 ottobre il sacerdote villacidrese è il nuovo parroco di S. Nicolò.
Assistere all'insediamento di un nuovo parroco, al di là del fatto religioso e del cerimoniale liturgico che mantengono costante una forte valenza, è indubbiamente un'esperienza ricca di emozione e di fascino.
Partendo dalla chiesa medievale di S. Maria, il neoparroco è stato accompagnato fino alla chiesa di S.Nicolò, da migliaia di cittadini provenienti da vari paesi del Medio Campidano. Dalle rappresentanze dei Cavalieri di Malta e delle associazioni. Dai sindaci di Guspini e Villacidro affiancati dalle guardie municipali che portavano il Gonfalone. Dagli onorevoli Carlo Dore dei Democratici e Gian Mario Selis dei Popolari. Dai parenti e da numerosi sacerdoti della Diocesi preceduti dalla importante presenza di S.E. Mons. Antonino Orrù vescovo di Ales.
Sono le 16.30 del giorno 31 ottobre. Un pomeriggio dal cielo grigio reca speranze di piogge che tardano ad arrivare. In questo strano autunno dai connotati estivi, mentre ci preoccupano la siccità, il morbo della Lingua blù e la mucca pazza, Bin Laden e il Fondamentalismo islamico, le campane della Parrocchia suonano a festa. E' arrivato il nuovo parroco.
Anche Lui è Villacidrese, come il compianto don Spettu che lo ha preceduto. E' nato nel 1939 e fu ordinato sacerdote nel 1965. Due prelati con caratteristiche assai diverse, ma consoni nel progetto evangelizzatore cristiano e ugualmente determinati.
Le straordinarie esperienze missionarie fatte da don Pittau sia all'estero (in Vietnam) che in campo nazionale fra gli operai di Torino e le Comunità, ne hanno fatto un sacerdote dalla grinta e dal temperamento pragmatico, moderno.
Un vero talento organizzativo e manageriale nato in trincea, che sa muoversi con estrema disinvoltura sia negli apparati istituzionali dei Palazzi sia nei luoghi dove alberga la miseria e la sofferenza.
Molto prima che arrivasse a Guspini, nella cittadina è giunta l'eco della sua fama e delle sue capacità di "realizzatore".
E per questo ci rallegriamo e gli facciamo tanti auguri di buon lavoro.

Evaristo Puxeddu

 

 

 

GUSPINI

Commemorazione dei caduti di tutte le guerre e dei deportati
Una lapide in ricordo delle vittime
Dopo il meritato successo ottenuto con la consegna dei "diplomi" agli ospiti della Casa di riposo di Guspini, per la frequenza al corso d'alfabetizzazione, la Cooperativa "La Clessidra" che ne gestisce la struttura, ha realizzato un'altra iniziativa di valore sociale e culturale: lo scorso 5 novembre con la collaborazione del Comune e dell'Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia dall'Internamento e dalla Guerra di Liberazione (Anrp), che ha sede proprio nella Casa degli anziani, è stata collocata una lapide in memoria dei caduti in guerra e dei martiri della Patria. Sotto la regia di Martino Contu, direttore della Comunità Alloggio, si sono alternati gli interventi delle autorità cittadine. Nel corso della manifestazione, partecipata da un pubblico numeroso e, soprattutto, da un folto gruppo di ragazzi delle scuole elementari, sono intervenuti: il Sindaco di Guspini Tarcisio Agus, l'Assessore ai Servizi Sociali, Rossella Pinna ed il Segretario generale nazionale dell'Anrp prof. Enzo Orlanducci. Il Sindaco Agus ha posto l'accento sul significato sociale e culturale dell'iniziativa rammentando quanto sia importante il valore della memoria storica.
Fra le bandiere e stendardi delle delegazioni presenti, spiccava in prima fila: il tricolore retto dal pluridecorato ottantunenne Francesco Nonnis, villacidrese, medaglia d'argento al valor militare nonché croce di guerra al merito. L'Associazione Nazionale dei Carabinieri era rappresentata dalla sezione di Villacidro intitolata al carabiniere Walter Frau, vittima di un attentato banditesco nel centro dell'isola. Erano presenti anche il Maresciallo dei Carabinieri della stazione di Guspini, l'Auser di Villacidro, l'Associazione dei Marinai d'Italia, L'Associazione dei Mutilati e degli Invalidi di Guerra, l'Anpia, il Cisom e altre Associazioni Guspinese, nonché alcuni reduci del corpo degli alpini che, con gli squilli di tromba hanno intonato il Silenzio. Ed è stato proprio lo squillo di quella tromba ad emozionare Nicola Serpi, alunno dell'insegnante Lina Casula, della quinta elementare di Guspini. "Sono profondamente emozionato - ha affermato Nicola - perché gli squilli di trombe degli ex alpini mi hanno fatto tornare in mente le tragiche immagini dell'Olocausto e di tante vittime della guerra cadute per difendere la libertà".
Una sensibilità colta dall'Assessore Rossella Pinna che, collegando la cerimonia con le tragiche vicende del terrorismo internazionale ha spiegato quanto sia importante favorire oggi il rapporto fra giovani e anziani, anche sui temi della guerra e della pace.
Poco prima che terminasse la cerimonia è stata deposta una corona d'alloro sulla lapide appena scoperta, da due anziani e da altrettanti ragazzi delle scuole elementari.
Il nuovo parroco di Guspini Don Angelo Pittau, insieme con Don Fanari, alla fine, hanno celebrato la messa di fronte al bellissimo parco che ha fatto da cornice all'iniziativa. Prima dell'arrivederci l'équipe della Cooperativa.
"La Clessidra", ha offerto un gradevole rinfresco, ovviamente, con torta tricolore.

Sergio Pibiri

 

 

SARDARA

Si è spento Monsignor Atzori
Una vita dedicata all'apostolato
Tanti sono i sacerdoti che nati a Sardara, dopo aver intrapreso la carriera sacerdotale, hanno dato lustro al paese per le loro opere, per semplici gesti quotidiani che hanno contribuito a rendere migliore esistenza altrui. È questo il caso di Monsignor Abramo Atzori che si è spento martedì 30 ottobre, all'età di 92 anni dopo una vita dedicata all'apostolato. Nato a Sardara il 6 maggio 1909, fu ordinato sacerdote il 10 agosto del 1932 in una cerimonia che viene ricordata per una diffusa commozione in quanto questo traguardo fu raggiunto dopo ben dodici anni di preparazione e perché alla celebrazione partecipò tutto il seminario regionale al completo. A breve venne nominato vice-rettore del Seminario di Ales, e nel 1939 divenne rettore del Seminario di Villacidro. Fu in questa sua occupazione che Monsignor Abramo diede veramente tutto se stesso, guidando decine di giovani che videro in lui un vero modello di vita sacerdotale.
Di questo periodo si racconta ad esempio che, a causa della guerra, tutte le famiglie richiamarono a casa i seminaristi, ma nonostante questo Don Abramo non volle abbandonare il seminario e vi rimase per tutto il periodo della guerra rischiando in quel luogo la sua stessa vita. Successivamente divenne il direttore responsabile della rivista cattolica "Nuovo Cammino" e abbandonò quest' incarico solo dopo 42 anni.
Negli ultimi anni, Don Abramo, che ormai era diventato quasi cieco, si era dedicato alla poesia, redigendo alcuni libretti di cantici per lo più a carattere naturalistico e religioso e alcune trattazioni di carattere storico su Sardara e le sue tradizioni. In essi Monsignor Abramo ha rivelato implicitamente il suo grande cuore, la sua autentica fede e il suo amore per la terra natia. I versi delle poesie sono qualche volta un po' ermetici, altre volte, invece risultano più espliciti.
Un testo abbastanza emblematico è quello dal titolo "Foglie rosse" nel cui frontespizio sono riportati i seguenti versi:
"Foglie rosse,
che il vento
turbinando
accumula
in un cantone dell'orto,
che pensate ora che il muro
d'ombra
è come una coltre
su una spoglia inerte?
Foglie rosse, andate
senza dispetto
nel sonno delle cose morte.
Foglie rosse,
fruscianti nella tramontana,
fu dono esser state,
fu Grazia."
Questi versi risultano ancora più suggestivi se li si legge sotto l'ottica di quanto lo stesso autore scrive nella presentazione dell'opera.
"Hai qualche volta ascoltato, isolandoti nel silenzio, l'armonia dei flutti sugli scogli, la modesta musica delle onde che si frangono sulla risacca, il monotono sciacquio dei remi che si affrettano a fianco della tua barca? Che il momento magico di quell'ascolto si ripeta alla lettura di queste pagine che solo ti offrono parole poveramente ritmate, più che versi torniti e aggraziati: questa la mia presunzione, e questo l'augurio per te, caro benvenuto lettore. Ma forse ti devo una spiegazione per il titolo di questo libro. Le foglie, mi pare sono immagini di primavera e d'autunno, di freschezza e di caducità. Ma perché rosse? Perché rosso è il colore del sangue e del fuoco: emblema del sacrificio e dell'amore. E anche perché, e questo è un ricordo antico, di foglie rosse, ad ogni autunno, il giardino del mio seminario ne era per ogni parte sommerso".
Queste sono le parole di Monsignor Abramo che, grazie alla loro autenticità di sentimenti, caratterizzano la sua personalità meglio di qualsiasi discorso che potrebbe risultare retorico e che rilette ora, dopo la sua morte si arricchiscono di significato.
Di una cosa non si può che essere convinti: molti sono coloro che conservano nel cuore i grandi consigli e la modestia di un grande personaggio che ha saputo donare tutta la propria vita per il bene altrui.

Simona Ibba

 

 

 

Dico la mia
Due pesi e due misure

L'Amministrazione comunale ha deliberato la denominazione delle "aree di circolazione" ancora senza titolazione. Alcune di queste denominazioni sono originali, come Via Dei Mandorli, Via Dei Gelsi e Via Norbio; altre sono ovvie, come Via Monte Omo, Via Ischiscedda e Via Gutturu Mannu. Una piazza è stata intestata a Sisinnio Mocci; dinanzi a questo nome molti si chiedono chi era costui? La loro curiosità non può essere pienamente soddisfatta perché di lui si hanno poche e scarne notizie. Nasce a Villacidro il 31 dicembre 1903; sino all'età di 18 anni fa l'apprendista fabbro. Nel 1922 si trasferisce a Roma; da qui sempre per lavoro si reca prima in Croazia poi in Argentina, dove matura l'adesione al partito comunista. Nel 1930 rientra in Europa, e precisamente in Francia, da dove viene espulso, e si trasferisce in Russia. Dalla Russia va a combattere in Spagna, per la libertà dei popoli. Chiusa la campagna di Spagna rientra in Italia; dopo un breve periodo di confino, trascorso a Ventotene, lo troviamo affiliato alla resistenza romana; scoperto viene arrestato e sfortunatamente finisce tra le vittime delle fosse Ardeatine. Questa in sintesi è la vita di Sisinnio Mocci; di lui in verità non si conosce molto di più.
Ritornando alla toponomastica stradale si apprende che una strada è stata intestata al sacerdote dott. Giuseppe Ortu. Di questo sacerdote si hanno notizie più precise e accurate, perché è stato parroco della chiesa di santa Barbara dal 1908 al 1924, anno in cui si ritira a vita privata, per contrasti con il vescovo. Cessa di essere parroco ma non di adoperarsi per la crescita morale, sociale e culturale dei Villacidresi.
Sisinnio Mocci è un eroe della resistenza antifascista, ma Dott. Ortu per i Villacidresi non è meno importante, considerando tutto il bene che ha fatto. Al primo è stata intestata una Piazza, al secondo un sentiero, o mulattiera. Questo camminamento, cui si accede dopo aver disceso alcuni gradini in pietra, parte da Piazza S'Osteria e si collega con la Via Gramsci. Volendo si può anche percorrere la sopraelevata, in questo caso, però, si deve scavalcare il parapetto dello storico ponte e proseguire sopra la copertura della fluminera. Questa delibera comunale non onora la memoria del sacerdote, che per i Villacidresi è stato parroco, medico, avvocato e inoltre ha insegnato a leggere e a scrivere ad una moltitudine di ragazzi e di adulti.
Senz'altro Sisinnio Mocci merita l'intestazione di una Piazza, ma la memoria di dott. Ortu andava onorata meglio. Oggi, invece, dopo sessant'anni dalla morte riceve un riconoscimento che sa di scherno. Ma…così va il mondo! A quanto pare le tessere di partito valgono anche dopo la morte. Mi auguro che almeno san Pietro non ne tenga conto.


sul congresso dei Ds
di Sergio Pibiri
Probabilmente, per i diessini, il Medio Campidano è già provincia giacché a Serrenti sta la sede della giovane Federazione del partito, ed ha ospitato i lavori del 2° congresso. Ed, infatti, un chiaro sollecito al partito, per la nascita della nuova provincia è stato espresso da molti delegati, nel corso del lungo dibattito svoltosi nell'ultimo fine settimana d'ottobre. Fra i temi affrontati dall'ampia relazione svolta dal segretario uscente, Antonio Marroccu, ha avuto un largo spazio quello riguardante il fenomeno del terrorismo internazionale: verso il quale, Ds, condanna gli autori e i mandanti e ritiene legittime le iniziative di lotta intraprese dagli Stati Uniti d'America e dalla Gran Bretagna. Sulle forme di lotta al terrorismo si è sviluppata un'appassionata discussione che, alla fine dei lavori, si è fatta la sintesi in uno specifico ordine del giorno, approvato all'unanimità.
Altro argomento dominante, che poi è quello che ha originato il congresso anticipato, è stata la sconfitta elettorale alle politiche del 13 maggio, con il reinsediamento di Berlusconi a Palazzo Chigi. In questo caso però la chiarezza si è fatta desiderare, perché i sostenitori delle mozioni contrapposte si sono rimpallati le responsabilità e, i responsabili veri, della strategia e della tattica elettorale, sono ancora da individuare e non pagheranno alcun pegno politico e, magari si riproporranno nuovamente alla guida del partito. Anche i temi della globalizzazione e dell'unità interna hanno avuto il loro spazio nel confronto fra i delegati, i dirigenti del partito (primo fra tutti il segretario regionale Antonello Cabras) e i rappresentanti delle istituzioni: il senatore Rossano Caddeo, il deputato Pietro Maurandi e i consiglieri regionali Pier Sandro Scano, Gianbattista Orrù, Siro Marroccu.
Cabras ha, appunto, messo in rilievo la necessità di "ritrovare l'unità del partito se si vuole concorrere a far crescere il sistema Sardegna". Un modo forse per esorcizzare il rischio di un campanilismo esagerato che impedisce alle aree interne dell'isola di crescere adeguatamente. Per il segretario di Ds: "Crescere insieme all'Europa è un imperativo sul quale bisogna convergere anche per utilizzare al meglio gli strumenti e le risorse che l'Unione Europea mette a disposizione". Preoccupato del pericoloso fenomeno dello spopolamento in atto nelle zone interne si è detto anche Salvatore Mallocci, segretario regionale della Flai/Cgil, il quale ha affermato che "da esso ne sono immuni solo le aree del Cagliaritano e del Sassarese" e, dunque chiede che la Federazione del Medio Campidano si batta per una politica che rimuova le cause dello squilibrio e ne favorisca lo sviluppo.
Il pluralismo assunto come valore per la democrazia interna al partito e la coalizione dell'Ulivo, nonché la partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni, ad iniziare da quelle che riguardano le candidature nei collegi elettorali, sono stati altri temi che hanno impegnato i 156 delegati, in rappresentanza di 1412 iscritti. Sui quali temi occorrerebbe fare uno sforzo in più per non continuare a dare l'impressione che la politica sia un'esclusiva delle sole persone che occupano i Palazzi del potere. Per quanto riguarda il futuro dell'Ulivo, l'auspicio prevalente è parso essere quello di andare oltre la coalizione, per sfociare in una nuova forza politica. Anche perché in Sardegna si potrebbe già avviare l'esperimento del nuovo soggetto politico motivato, appunto, da un rinnovato autonomismo inteso come concreta capacità d'autogoverno che mette a frutto le potenzialità della specialità regionale.
Sul piano degli equilibri interni, è' stato un congresso dall'esito scontato, poiché il risultato delle assemblee di base (31), aveva già assegnato una larga vittoria alla mozione "Fassino", con il 76,9 per cento dei voti, lasciando a quella capeggiata da Giovanni Berlinguer il 22,9 e solo un voto alla mozione "Morando". E tuttavia, ciò che appariva scontato e lineare fin dalla vigilia, non lo è stato per i "colonnelli" della stessa mozione di maggioranza (Fassino). E' accaduto che, alla presa d'atto della rinuncia di Antonio Marroccu a ricandidarsi alla guida della segreteria della Federazione, non ha fatto seguito quella sulla proposta del candidato a sostituirlo, fatta dallo stesso Marroccu. Per chi, fra i delegati, non conosceva le lotte interne ai partiti (ora si palesano anche in Ds), per aggiudicarsi le quote di potere interno ad esso, ed all'esterno (istituzioni ed enti), quella mancata contestuale presa d'atto appariva come una divisione e, quindi, secondo tradizione comunista, doveva essere sanata.
Ciononostante, per tutta la tarda serata del primo giorno congressuale, al candidato proposto da Marroccu (l'ex sindaco di Sardara, Angelo Maxia), è stata contrapposta la candidatura (della stessa mozione "Fassino") dell'attuale sindaco di Samassi, Marco Muscas, ma sponsorizzata anche dalla mozione "Berlinguer".
Da qui il paradosso politico: la mozione vincente, che con i numeri poteva esprimere il segretario senza cenno di difficoltà, veniva messa a repentaglio da qualche gruppo che intendeva sferrare un colpo basso ai fratelli Marroccu.
Troppo clamoroso e lacerante la rottura che peraltro introduceva elementi di forte instabilità nel governo della stessa Federazione. Ma come al solito, la notte porta "consiglio", e così è stato: l'indomani, giorno di votazioni, i due candidati (Maxia e Muscas) si sono incassati il fragoroso applauso liberatorio della platea dei delegati, mentre i voti espressi all'unanimità per il nuovo segretario federale sono andati al giovane trentenne, Gian Luca Becciu, serrentese, di professione ingegnere che ha ringraziato tutti per la fiducia dimostratogli e per l'unità ritrovata.

 

 


SARDARA

La festa di Ognissanti nella tradizione popolare
Le semplici cerimonie di un tempo
I ricordi dei cari che ci hanno lasciato, si fanno più intensi nei primi giorni di Novembre.

Nonostante le belle giornate quasi estive, nell'aria aleggia un non so che di mestà, quasi di tristezza e il pensiero corre veloce a chi ci ha lasciato, a chi ha percorso prima di noi la strada che conduce là dove tutto ha origine.
Entrando nel cimitero di Sardara, trasformato in questi giorni in un variopinto e profumato giardino, viene da pensare veramente alla pace eterna. Sparsi un po' dovunque, i fedeli si attardano in raccoglimento presso le tombe dei loro congiunti. Qualcuno passeggia nei viali rinnovando i ricordi delle persone conosciute e che ora non ci sono più; ma anche nel commemorare i morti quanta differenza c'è tra il presente ed il passato?
Oggi si va sempre di fretta e quasi ci si vergogna di manifestare i propri sentimenti e certe usanze di un tempo fanno solo sorridere. Ci si mette a posto la coscienza portando un bel mazzo di fiori sulle tombe, spesso più per gli occhi della gente che per effettivo desiderio di farlo.
Eppure è bello ricordare le semplici cerimonie di un tempo: quanta ingenuità e quanta fede derivata!
La vigilia di Ognissanti era il giorno de "is setti cosas", cioè i sette frutti, che si dovevano mangiare come buon auspicio. Era anche il giorno in cui veniva gustato per la prima volta con gli amici il vino novello e le prime castagne che "is cabesusesus" portavano dal Nuorese.
Era il giorno in cui si accendevano "is lamparas", una sorta di lucerne realizzate con acqua in cui galleggiava l'olio d'oliva, cui venivano adagiati degli stoppini ricavati da un pezzetto di corda infilato su una canna. Si accendevano per le anime dei parenti defunti. Alla cerimonia spesso partecipavano i bambini che rimanevano stupiti nel guardare quelle bacchette luminose galleggianti.
La cena dell'1 Novembre poi, acquisiva tutto un rituale particolare, in quanto al termine del pasto, si lasciava la tavola apparecchiata, colma di molteplici vivande. Si dovevano in modo particolare cucinare le pietanze che i defunti della casa prediligevano e non doveva assolutamente mancare la pasta. Questa veniva condita con il sugo che poteva contenere in genere carne di galletto o "is cordolinus feurrazus".
Nella stanza da pranzo, inoltre, non dovevano esserci posate, ma si doveva invece lasciare qualche lumicino in maniera che la stanza non risultasse completamente buia.
Le pietanze della tavola dei morti venivano poi consumate il mattino seguente da tutti i membri della famiglia come segno di buon auspicio. Per tutta la notte inoltre il sacrestano aveva il compito di suonare le campane, "su toccu". La sua fatica veniva ricompensata adeguatamente, con cibo raccolto casa per casa da alcuni questuanti.
Queste tradizioni a Sardara sono quasi del tutto scomparse, si ritrovano ancora in molti paesi del Nuorese che forse risultano essere legati maggiormente al passato.

Simona Ibba

 


 

 

 

Sagre


GONNOSFANADIGA

Da venerdì a domenica Mostra mercato dell'olio, dell'agroalimentare e dei mestieri locali
La città dell'olio in festa

Convegno sulla ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica tra le vecchie cultivar di olivo della Sardegna

Gonnosfanadiga, la "Città dell'olio", ospiterà la XV Mostra mercato dell'olio, dell'agroalimentare e dei mestieri locali. La manifestazione, che si articolerà in tre giornate da venerdì a domenica, prevede una serie di iniziative atte alla presentazione dei prodotti oleari e alla degustazione di quelli tipici. Nell'ambito dell'iniziativa si inserisce il concorso regionale degli oli extravergini di oliva "Novelli", riservato ai produttori che commercializzano con la propria etichetta. E' inoltre previsto il convegno, curato dall'Ersat, sul tema "La ricerca scientifica e l'innovazione tecnologica tra le vecchie cultivar di olivo della Sardegna". Il convegno rientra nel programma operativo multiregionale "Valorizzazione delle risorse frutticole mediante tecniche di essiccazione delicata". "Nel Mezzogiorno d'Italia, in cui la variabilità genetica delle specie da frutto ha trovato piena espressione, la essiccazione della frutta costituisce - afferma il presidente dell'Ersat Giovanni Tuveri - un'attività produttiva marginale e fortemente arretrata. Il ricco patrimonio frutticolo autoctono delle regioni meridionali manca della necessaria caratterizzazione e selezione delle cultivar per l'essiccazione". Attualmente il processo di trasformazione viene realizzato da piccole imprese locali con mezzi improvvisati di tipo agricolo - artigianale e i risultati non rispondono alle esigenze di mercato. "L'offerta della frutta essiccata del Meridione, piccola e impreparata sul mercato -sottolinea il presidente dell'Ersat - si scontra con il progressivo risveglio di un consumo alimentare consapevole, più attento rispetto al passato agli aspetti nutrizionali, igienico sanitari e sensoriali dei prodotti alimentari".
Il progetto operativo multiregionale si sviluppa con l'obiettivo di selezionare varietà locali di olivo, mandorlo, albicocco e susino da destinare a processi di essiccazione delicata, con il minor danno termico, e realizzare un processo essiccativo riproducibile nel campo delle piccole e medie imprese del territorio.
"Tra la ricerca scientifica e l'impresa - aggiunge Giovanni Tuveri- si collocano, nell'ambito del progetto, l'attività dei divulgatori dell'Ersat ed il convegno, che ha la finalità di presentare i contenuti della ricerca e le innovazioni tecnologiche alle imprese agricole ed agroalimentari isolane".
Il convegno è in programma sabato nel Centro analisi (zona artigianale) alle 10. Dopo i saluti del sindaco di Gonnosfanadiga Franco Porta e del direttore generale dell'Ersat Vicenzo Pisanu, sono previste sei relazioni di tecnici, esperti e docenti universitari.
La comunicazione conclusiva di Giovanni Bandino del Consorzio interprovinciale per la frutticoltura indicherà lo "Stato dell'arte della Dop dell'olio extravergine d'oliva di Sardegna".

Antonietta Nolli

 

 


SAN GAVINO

Prospettive di sviluppo per l'oro vermiglio
Voglia di zafferano

Grandi possibilità economiche per i produttori

Lo zafferano potrebbe diventare uno dei volani per il rilancio dell'economia del Medio Campidano. Questo territorio, infatti, è il maggiore produttore nazionale di questa spezie. Si coltiva su circa 22 ettari contro i sette dell'Abruzzo e un ettaro dell'Emilia Romagna.
La produzione è racchiusa tra San Gavino, Turri e Villanovafranca. Un ruolo centrale lo assume San Gavino con i suoi 19 ettari. Da un censimento effettuato dal centro Ersat di Guspini sono settanta le aziende che producono zafferano. A Turri e Villanovafranca sono state censite 27 aziende. Ci sono ottime prospettive per uno sviluppo ulteriore della produzione dello zafferano. I terreni di San Gavino sono particolarmente idonei a questa coltura che potrebbe raggiungere un'estensione doppia di quella attuale e le produzioni troverebbero facilmente spazio nel mercato caratterizzato da una domanda fortissima. Anche l'Ersat si sta adoperando per incrementare lo sviluppo di questa produzione. Il produttore può trarre dalla vendita dello zafferano un elevato guadagno considerando che viene pagato cinque milioni al chilo e la resa per ettaro è di circa quattro chili. In questi anni l'Ersat ha organizzato corsi di preparazione per gli operatori del settore e sta seguendo con molta attenzione gli aspetti della commercializzazione. Ha predisposto anche un progetto finalizzato all'ottenimento del marchio di Denominazione di origine protetta per lo zafferano prodotto in Sardegna.
La Pro loco di San Gavino dedica a questa spezie una mostra, che quest'anno si terrà dal 16 al 18 novembre, presso la struttura polivalente del parcheggio dell'ospedale.

Antonietta Nolli



 

 

Lavoro & Economia

 


GUSPINI

L'Azienda Foreste Demaniali apre il cantiere forestale di Gentilis
Quattordici nuovi posti di lavoro

Con la revoca della concessione delle terre di Gentilis (che prevedeva la scadenza nel 2014 ) si è potuto, infatti, consentire all'azienda foreste demaniali la gestione di nuovi cantieri forestali, con una ricaduta occupazionale di 14 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato.
La cooperativa nuova agricoltura operante nel settore produttivo dell'apicoltura e della forestazione e verde pubblico, ha ampliato e diversificato negli ultimi anni la propria attività produttiva con lo sviluppo dell'attività agrituristica insediata inizialmente in località Gentilis, a Montevecchio e in Loc. Sa Tella a Guspini. La presenza della cooperativa ha costituito e consentito una proficua gestione relativa alla predisposizione ed attuazione di progetti di forestazione, valorizzazione e salvaguardia ambientale, formazione e qualificazione del personale impiegato, tutelando, inoltre, con la propria presenza l'ambiente dal rischio incendi.
Questo quanto affermato dal sindaco di Guspini Tarcisio Agus nella lettera inviata al presidente della Cooperativa suddetta, con la quale ringrazia la Cooperativa per la puntuale presenza e per il lavoro svolto in questi anni nel territorio, ma soprattutto per il grande senso di responsabilità mostrata nell'interesse della comunità, che ben si intona con lo spirito costruttivo di operosità e concretezza che ha animato e anima in genere le cooperative e in particolare la cooperativa CooNag. In particolare il Sindaco Tarcisio Agus ha apprezzato la perseveranza delle iniziative e delle attività da parte della Cooperativa anche a fronte di molteplici difficoltà che avrebbero indotto altri imprenditori ad abbandonare la sfida imprenditoriale.
E' certamente rilevante che la Coo.N.ag continui nel proprio cammino denso di risultati economici ma anche sociali; gran parte del proprio risultato non va quantificato solo in reddito di fine anno ma anche in creazione di nuovi posti di lavoro e in formazione di professionalità utili nel contesto imprenditoriale della intera Regione Sardegna.

Laura Lusso

 

 


VILLASOR

Nostra intervista al sindaco di Villasor Efisio Pisano e al direttore della Sadam Isz Rubens Magnoni
Comune e zuccherificio: risposte sul fronte della crisi
Ventilati pericoli di crisi dello stabilimento saccarifero. Pervenute in redazione numerosissime richieste di ulteriori informazioni. Per dare corso alle attese dei lettori e consapevoli dell'importanza di una trasparente informazione soprattutto per le centinaia di famiglie che vedono con preoccupazione il loro futuro. Iniziamo un reportage con le posizioni dei vari attori dello sviluppo del laborioso centro agricolo del Campidano.

Intervista al sindaco Efisio Pisano
Sig. Sindaco, ha letto la nostra inchiesta sulla prossima campagna bieticola? Cosa ne pensa?
Il problema, come sempre, è legato al numero di ettari da coltivare a barbabietola.
Nell'annata precedente si era arrivati alla soglia dei 4.000 ettari.
E le perdite si aggiravano, mi dicono, sui 4 miliardi. Basta fare un po' di conti per capire quante saranno le perdite ora, con solo 2.000 ettari da coltivare causa la penuria d'acqua.
Ed allora, quali soluzioni a suo parere?
Serve un serio impegno del Commissario Governativo delle risorse idriche (Il Presidente della Giunta Regionale. ndr) per assicurare l'acqua che serve a coltivare almeno 6.000 ettari.
Eppure tra finanziamenti miliardari, bandi Por, iniziative del Consorzio di Bonifica, si sperava che il problema venisse affrontato e, almeno in parte, risolto.
Sono già stati spesi 40 miliardi per ristrutturazioni, 12 miliardi banditi con i bandi Por, il Consorzio dice di voler razionalizzare i programmi etc., tutto va bene ma quello che serve è l'acqua, solo l'acqua!
Lei ritiene l'attuale situazione altamente preoccupante?
Certamente. Io so che la Sadam non ha interesse a stare a Villasor rimettendoci e, sia chiaro, una campagna basata su meno di 6.000 ettari non è economica, la Sadam ci perde.
Tutto ciò butta nello sconforto i produttori agricoli ed i lavoratori dipendenti Sadam oltre alle migliaia di persone coinvolte nell'indotto. Cosa propone il sindaco di Villasor?
A fronte di una situazione straordinaria ci vuole una soluzione straordinaria. E' preferibile, se non ci sarà la soluzione auspicata, decidere il "fermo biologico" cioè il blocco per un anno dell'intera campagna, calcolando il costo del "fermo-macchina" risarcendo i mancati guadagni.
Sig. Sindaco non crede che, in tal modo, si certificherebbe il fallimento del settore?
No, nel modo assoluto. Ipotizzo il salto di una stagione ed il calcolo economico di tale rinuncia.
Non dimentichiamo che l'impresa svolge anche un ruolo sociale; non teme che così si potrebbe bloccare lo sviluppo economico e sociale di un'intera comunità?
Al contrario, con questa mia proposta io intendo salvare la struttura senza distruggerla.
Teme che questa sua proposta possa aprire una serie di polemiche tra gli imprenditori agricoli, i dipendenti e gli addetti coinvolti nell'indotto?
Voglio solo lanciare una forte denuncia ed un preoccupato campanello d'allarme. Come sindaco sono chiamato su più fronti a rispondere sia ai produttori di barbabietole che di carciofi: entrambi rivendicano consistenti quote di irrigazione che temo non siano disponibili. (s.m.)

 

 

VILLACIDRO

Firmato a Cagliari l'accordo preliminare sindacati e C.M.E. srl

Si del sindacato alla vendita della Scaini

5 novembre ore 11- organizzazioni sindacali e rappresentanti del gruppo di imprenditori acquirenti, alla presenza del liquidatore della Nuova Scaini Spa, sottoscrivono un accordo preliminare.
Contratto preliminare, promesse d'acquisto, progetto industriale, rioccupazione degli ex lavoratori etc. sono i termini che ritornano nel documento con una certa frequenza e denotano una prima reale concretezza delle intese in corso." Ritengo con moderata soddisfazione, dice Walter Saiu segretario Fiom, che questa possa essere la volta buona".
Di fronte alle parti in campo c'è una struttura aziendale ancora suscettibile di rilevanti interessi industriali e capace di produrre occupazione e reddito diffuso.
Il primo passo è il perfezionamento entro il corrente mese di novembre dell'accordo preliminare con specifico riferimento agli aspetti retributivi (i sindacati chiedono il riconoscimento della professionalità acquisita e della anzianità maturata) e quelli relativi al mansionario da adottare per il personale ex Scaini che verrà assunto.
Il secondo traguardo, definito e perfezionato il primo, riguarderà la quantificazione dei crediti maturati dai 149 lavoratori relativamente alla Cassa integrazione guadagni a suo tempo bocciata e che vengono quantificati in circa 3 miliardi. Si dovrà individuare il soggetto che se ne dovrà far carico. Da ambienti sindacali emergono i nomi della famiglia Piva, tra la cordata degli imprenditori acquirenti, e altri soggetti del settore manifatturiero di quella vasta provincia industriale di Brescia collegati con la C.M.E. srl, società impegnata nell'acquisto.
Dal Piano Industriale presentato alle OO.SS. il 25 ottobre u.s., in tema di assetti produttivi si prevedono tre aree di intervento relativamente alla produzione di batterie, alla nuova iniziativa Air-Sud ed a nuovi potenziali sviluppi del sito produttivo.
La riattivazione degli organici è articolata in tre fasi che comprendono: a) l'esecuzione dei lavori di manutenzione straordinaria, di messa a norma e primo avvio di produzione nei primi sei mesi; b) la realizzazione degli investimenti di ammodernamento e la contemporanea produzione con assetti tecnici nei successivi 18 mesi; c) incremento della produzione sino all'obiettivo della capacità di 750 mila batterie anno. Globalmente la nuova proprietà dichiara di essere in grado di occupare 92 unità lavorative tra impiegati, operatori specializzati e operatori qualificati con l'impegno di riconoscere un oggettivo privilegio nell'assunzione agli ex dipendenti Scaini.
L'intera operazione comporta un investimento globale di 12.400 milioni che sarà bene verificare attentamente da parte sindacale soprattutto nella articolazione delle imputazioni di spesa e nell'individuazione del soggetto pagatore.
La valutazione della struttura aziendale (unità produttiva) si attesta sui 6 miliardi, certamente al di sotto del valore reale sostengono in molti; la manutenzione straordinaria viene quantificata in 700 milioni pur rappresentando nella strategia di avvio della fase iniziale (la più delicata dopo anni di forzata inattività) la fetta più consistente in termini di organici: 45 contro i 71 finali; le nuove attrezzature di produzione sono dimensionate solo su 80 milioni ed infine gli interventi di messa a norma raggiungono la cifra di 2.500 milioni pur a fronte di progettazioni già approvate ed esecutive sia per il nuovo impianto di stoccaggio del Gpl sia per le opere del Cpi.
In sostanza imputazione di costi che paiono sottovalutati o sottodimensionati in rapporto all'intervento proposto e costi, al contrario, che potrebbero essere eccessivamente onerosi e tendenzialmente gravanti sul socio di minoranza a rischio di diventare vere mine vaganti.

cipputi

 

 


 

 

 

Ambiente


GUSPINI

Oltre 150 discariche abusive, vere bombe ecologiche a tempo. Non solo azioni di repressione ma anche prevenzione
DISCARICHE ABUSIVE: i comuni devono intervenire!

Subordinare il rilascio delle licenze edilizie alla presentazione di un certificato di smaltimento rifiuti. Maggiore vigilanza nei cantieri. Controlli sui trasporti delle macerie. Ispezioni sugli smaltimenti rifiuti industriali e agro-zotecnici. Coinvolgimento delle scuole

Il gruppo ambientale "Amici della natura" di Guspini ha da lungo tempo attivato una attenta campagna contro tutte le forme di inquinamento nel nostro territorio.
Recentemente ha effettuato una articolata indagine sul degrado delle nostre campagne, delle periferie e, spesso, anche di alcune aree dei centri storici, denunciando la presenza di centinaia di discariche abusive a cielo aperto. "la situazione, scrivono nel loro memoriale, è caratterizzata da oltre 150 discariche abusive "dove è possibile trovare di tutto: residui di lavorazioni edili, materiali ferrosi, pneumatici ed anche batterie di auto e di camion!
Le responsabilità sono da individuare certamente nell'insensibilità e nella inciviltà di una minoranza dei nostri concittadini ,ma anche nella non funzionalità delle discariche autorizzate, dell'assenza di una cultura della raccolta differenziata (da parte delle amministrazioni comunali e dei cittadini ) e nella colpevole incuria delle pubbliche amministrazioni aggravata dalla carenza di una politica dei controlli sia in fase preventiva che repressiva.
Le aree interessate dalle discariche abusive, secondo l'indagine degli "Amici della natura" sono soprattutto quelle di pianura dove si praticano le attività agricole e agro-zotecniche. Bovini, ovini, orti, oliveti, frutteti etc. devono convivere con vere e proprie bombe ecologiche ad alto inquinamento del suolo e, conseguentemente, delle falde acquifere. L'intera catena alimentare può subire gravi sconvolgimenti con le nefaste conseguenze sugli animali da allevamento e, tramite loro (carne, latte, uova) sulla salute dei cittadini.
La forte e documentata denuncia del gruppo ambientale certamente arriverà sui tavoli delle nostre amministrazioni pubbliche (comuni, Asl, organi di Polizia, etc.) che, confidiamo, sapranno assumere immediate contromisure per abbattere il fenomeno delle discariche abusive. Da parte nostra ci limitiamo a rilanciare la denuncia e consigliare alle autorità preposte di adottare immediatamente azioni di controllo, di prevenzione e di repressione del fenomeno. Non v'ha sottovalutata anche la previsione di trasformare i rifiuti in materie prime da reinserire nel ciclo produttivo, trasformando in tal modo una passività economica (costi della discarica, della raccolta, oltre ai costi sociali, etc.) in una occasione di profitto e di autofinanziamento per le comunità. Tutto ciò si può affrontare con una politica della raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio di tutti i residui sia civili ( rifiuti solidi urbani) che industriali ( lavorazioni manifatturiere in genere comprese quelle del settore dell'edilizia) o agro-zootecnici ( scarti di lavorazioni agricole, reflui di allevamenti intensivi, residui oleari, etc.). Una prima risposta, comunque, deve essere la bonifica tempestiva di tutte le aree coperte da discariche abusive, ma anche la programmazione di una campagna capillare di sensibilizzazione del cittadino utente sin dai banchi di scuola. Perché non utilizzare la sensibilità(ed è tanta!) di tanti giovani che svolgono attività di volontariato ambientale ed ecologico per diffondere la cultura della natura da tutelare e dell'ambiente sano e produttivo? Si potrebbero avviare iniziative promozionali tra i giovani (concorsi a premio, giornate ecologiche, caccia al tesoro in montagna, etc) che durino nel tempo e non abbiano il sapore della mera vetrina di una singola mattinata. La Gazzetta si pone al servizio di tutti coloro che dimostreranno di combattere seriamente e proficuamente per una qualità della vita dei cittadini che inizi dalla tutela dell'ambiente e della natura.

(s.m.)

 

 

Recuperare per riciclare

La produzione complessiva dei R.S.U in Italia è pari a 26 milioni di tonnellate annue con la presenza di quasi il 50 per cento di volume degli imballaggi.
In Sardegna si registrano ben 730.000 tonnellate annue di R.S.U. di cui: il 18 per cento va alla termodistruzione; il 3 per cento per ottenere il compost; il 70 per cento alle discariche controllate e il 9 per cento alle discariche non controllate.
I dati inoltre evidenziano come le quantità siano raddoppiate negli ultimi venti anni e non esista alcuna inversione di tendenza che faccia supporre una diminuzione a breve termine. La gestione integrata dei rifiuti rappresenta l'unica via percorribile per la pianificazione attraverso la definizione dell'organizzazione e degli strumenti atti alla gestione.
Alla raccolta differenziata spetta il compito di incidere in maniera sensibile sulla riduzione delle quantità di R.S.U. destinati alla discarica. Il D.L. 22/97 fissa al 35 per cento entro il 2003 la quota di rifiuti che dovrà essere inviata al recupero; non solo, entro la fine del 1999 si sarebbe dovuto raggiungere il 15 per cento.
Relativamente alla raccolta differenziata finalizzata al recupero della materia, si riscontra che solo l'Italia settentrionale appare abbastanza vicina all'obiettivo del 15 per cento, con la Lombardia che va ben oltre i minimi previsti, contro appena 1 per cento della Sardegna, con una media nazionale del 7 per cento del totale dei R.S.U. prodotti.
La raccolta differenziata non può essere comunque il solo elemento determinante ai fini della riduzione dello smaltimento in discarica se non si indicherà l'effettiva destinazione di recupero della raccolta a causa dell'attuale carenza di impianti di recupero.
Inoltre il recupero dei materiali da riciclare è necessariamente limitato alla capacità di riciclaggio e ogni strategia di raccolta differenziata deve essere confrontata con l'effettiva capacità di conferimento ai riciclatori.
Nelle diverse strategie adottabili per affrontare e risolvere il problema rifiuti, oltre ai materiali da raccogliere (carta, vetro, plastica, alluminio, ingombranti) devono essere definite le tipologie dei materiali (imballaggi terziari, secondari, primari, altri materiali non imballaggio) e la tipologia di raccolta (monomateriale, multimateriale, con cassonetti, porta a porta con campane presso reti commerciali, servizi pubblici, terziario). Per poter effettivamente utilizzare quanto raccolto in modo differenziato (vetro, carta, plastica ecc.) occorre aumentarne la qualità cioè: depurandolo da eventuali sostanze indesiderate, selezionandolo per tipologie uniformi e scartando quanto risulta di più difficile impiego.
Scarti e impurità sono normalmente rifiuti ad alto contenuto energetico e quindi utilizzabili per la combustione.
La gestione della raccolta differenziata di tipo monomateriale consente di arrivare ad una adeguata qualificazione di materie prime secondarie grazie a specifici circuiti di raccolta in funzione del tipo di materiale da recuperare e alla tipologia dell'impianto di primo trattamento con un grosso limite sulle percentuali di raccolta che non riesce a superare il 7 per cento sul totale prodotto, così come risulta da rilevazioni in campo nazionale.
La multiraccolta prevede che in un unico contenitore stradale, munito delle idonee indicazioni per l'utenza, si ha la possibilità di raccogliere gli imballaggi di carta, cartone, plastica, alluminio e banda stagnata, il che significa che ben quattro frazioni merceologiche dei rifiuti da imballaggio primario, compatibili fra loro, possono essere raccolte insieme.

Paolo Serra

 


 

 

 

Alla scoperta del nostro territorio


Piscinas: Sahara d'Italia

Vi sono in Sardegna un incredibile numero di paesaggi, ma pochi sanno che alcuni angoli di quest'antichissima isola, riservano sorprese che spesso sono tali anche per i sardi. Un tipico esempio sono i "deserti", parti di costa che hanno sviluppato un impressionante sistema di dune di sabbia, modellate continuamente dal vento e arginate talvolta dalla mano dell'uomo con opere di forestazione. Sembra un lembo di deserto africano, non a caso è stato ribattezzato il "Sahara d'Italia".
Dune che si affacciano su un mare verde e trasparente e che penetrano all'interno per oltre due chilometri, non lontano dagli avamposti minerari di Ingurtosu e Naracauli, tra gallerie abbandonate e carrelli per il trasporto dei minerali corrosi dalla salsedine.
E' il maestrale, vento dominante in questo tratto di costa, che disegna il paesaggio. Bisogna vederlo finche' c'è tempo, prima che arrivi la speculazione edilizia o un incendio non si porti via la macchia mediterranea.
Come descriverlo? Un pezzo di Sahara o di Australia, una serie di dune sabbiose che si accavallano sempre più alte , anche decine di metri fino a fondersi con la macchia e le rocce.
Il vento è il signore incontrastato, piega gli alberi e modella le montagne di sabbia, spingendole verso l'interno, costruendo e modificando le bianche distese che spesso ospitano superbi esemplari di ginepri, la pianta odorosa e resistente per eccellenza. Questi luoghi ci offrono spunti ed occasioni fotografiche impareggiabili.
Si tratta di un vero "deserto" in miniatura vasto circa 4 kmq, dove alle montagne di sabbia alte fino a 50 mt ancora "vive" cioè in movimento, si alternano quelle ormai consolidate, dove vegetano bellissimi ginepri plurisecolari: non è facile descrivere la suggestione del luogo, che si mantiene anche se vi si giunge nei pochi giorni in cui viene frequentata (ovviamente ad agosto) da qualche decina di bagnanti e visitatori, Le morbide montagne di sabbia che il maestrale mirabilmente lavora ,differiscono tuttavia dalle dune desertiche poiché appena le condizione ecologiche lo consentono, e questo avviene in più punti, sono colonizzate e consolidate da una vegetazione adattatasi al difficile ambiente. I costoni delle colline circostanti, detti "schinas" in sardo schiene, solo raramente presentano la roccia affiorante, poiché sono sempre ricoperti da fitta macchia mediterranea fino al fondo delle vallate
La risorsa vegetazionale di quest'area è tra le più complesse della Sardegna. Si può riscontrare la presenza di numerose specie e sottospecie endemiche, di interesse fitogeografico e monumentale, come per esempio: Juniperus oxycedrus, Juniperus turbinata, Quercus calliprinos , Rhamnus alatermus, Olea europaea, Pistacia lentiscus, Quercus ilex e Quercus suber. La vegetazione è caratterizzata da formazioni ginepro fenicio, frammisto ad elementi della macchia mediterranea (lentisco, alaterno). In successione si ritrova la macchia mediterranea termoxerofila, costituita da fillerea e lentisco, in cui si può ritrovare anche la quercia spinosa. Più avanti, proseguendo nelle successione, nelle aree collinari è presente la formazione di climax a leccio.
E' caratteristica quindi, seppure tipica della macchia mediterranea, la flora dei luoghi, dai profumi intensi e dalle infinite tonalità di verde che in primavera si tinteggiano dell'azzurro del rosmarino e del giallo delle ginestre selvatiche.
Ugualmente ricca ed interessante è la fauna ospitata da questo vastissimo territorio.
La risorsa faunistica assume valenza internazionale per la contemporanea presenza di habitat naturali (dune costiere) e di specie animali di rilevante interesse, quali: il cervo sardo, differente dal comune Cervo europeo per taglia e peso inferiori, palchi (rami che costituiscono le corna) ramificati più semplicemente, e il mantello più scuro e austero. Purtroppo quest'esemplare fa parte delle specie a rischio.
Il gatto selvatico (Felix silvestrus lybica), la martora (Martes martes); e, per quanto riguarda le specie ornitiche: l'avocetta (Recuvirostra avosetta), la pernice di mare (Glareola planticola) e il gabbiano corso (Larus audouinii). In forse è la riproduzione della tartaruga marina (caretta caretta) che viene avvistata sempre piu' spesso, e certi autori la danno come abituale frequentatrice delle spiagge deserte di Piscinas.
Una passeggiata mattutina sulle dune ci puo' riservare delle piacevoli sorprese come qualche esemplare di cervo sardo che si attarda sulle dune, una volpe che fruga tra le tane dei conigli e con un po' di attenzione possiamo trovare il il Typhoeus Hiostius (piccolo scarabeide endemico) che si ciba degli escrementi del coniglio selvatico. Le dune non sono il vero ambiente del cervo sardo, infatti il timido mammifero frequenta le montagne di sabbia nelle sue peregrinazioni notturne alla ricerca di germogli o vi transita di passaggio da un macchione all'altro , ma il modo sicuro di vedere il cervo, animale assai elusivo a causa dell'intenso bracconaggio che lo ha portato al limite dell'estinzione è di percorrere a piedi o in auto le stradine sterrate ai limiti della vegetazione mediterranea dove la macchia si fonde nella sabbia , percorso che va' effettuato solo al tramonto o all'alba per aver qualche chance di riuscita. Nei mesi di settembre -ottobre l'intera area rimbomba dei bramiti dei maschi in amore che instancabilmente tranne nelle ore più' calde difendono il loro harem dai concorrenti , di solito maschi più' giovani senza femmine a disposizione .

Mauro Sanna

 


 

 

 

Girovagando nel territorio di Villacidro

 




UNA DI' CUN IS CRABONAIUS
(UN GIORNO CON I CARBONAI
)

Il carbonaio e il capretto per Natale
Quest'altro episodio è emblematico del duro lavoro e delle penose situazioni di un tempo. Sono protagonisti mio padre e un carbonaio che aveva la capanna poco sotto Genna s'uvara.
Era un toscano, ma non ricordo il nome, aveva una mano mutilata.
Una quindicina di giorni prima di Natale, io ero rimasto di guardia all'ovile. Era un periodo critico e in foresta ci bazzicavano si e no trecento persone e non tutte, erano affidabili. Un bambino di 12 anni a far la guardia all'ovile? Meglio di niente, anche perché si era convinti che la presenza di una persona servisse a far desistere qualche male intenzionato.
Nel tardo pomeriggio il carbonaio, scendendo da Arrietupas, lasciò la strada carreggiabile e prese un sentiero che portava direttamente all'ovile.
"Senti", mi disse, "Ci sono i capretti per Natale? Ne vorrei uno."
Io risposi di sì e non mi limitai alla risposta, feci un gesto che non avrei dovuto fare, aprii la porticina della capannuccia, feci uscire i capretti e glieli feci vedere, addirittura toccare. Se lo avesse saputo mio padre, è certo, mi avrebbe sgridato forte!
L'uomo, contento, si avviava per i fatti propri non prima che io gli avessi raccomandato che avrebbe dovuto chiedere il capretto a mio padre, poiché io non ero autorizzato a prendere tali decisioni. I1 carbonaio però, o non mi capì o si dimenticò di parlare con mio padre. Così, alla vigilia di Natale ce lo vedemmo arrivare all'ovile tutto pimpante, assaporando già la gioia di mangiare carne di capretto almeno per le feste. Con suo disappunto però, si sentì dire da mio padre che capretti non ce n'erano, in quanto quelli presenti erano già promessi. Ad averne avuti quell'anno! certamente se ne sarebbero venduti ben più di quelli vendibili! ma il numero di capretti disponibili per quanto riguardava quelli nati a novembre, era sempre limitato; anche perché occorreva pensare alla nuova leva e lasciare un congruo numero di nati, pena l'invecchiamento del gregge in pochi anni. Le femmine e qualche maschio dunque dovevano essere allevati e ciò riduceva ancor di più quelli disponibili alla macellazione.
L'uomo, al sentire che non c'era un capretto, se la prese con me, non riuscendo a capire l'errore in cui era incorso. Mio padre chiese anche a mio zio se non ne avesse qualcuno in più, ma invano. C'era niente da fare e l'uomo si mise persino a piangere dicendo:
"Datecene almeno un pezzo, tanto che si può far festa anche noi, siamo buttati in questo posto sperduto, cercate di capire anche la nostra situazione!"
Ma pur capendola, i capretti non si potevano far apparire con un semplice gesto.
Visto che non c'era nulla da fare, se ne andava sconsolato; forse si dirigeva in paese, ma con poche probabilità di trovare, a quell'ora, non un capretto, ma anche altra carne, dal momento che abitualmente la gente faceva provviste per tempo.
Sceso il sentiero che portava al rio, riprese a salire nella sponda opposta, attraversando il campo di cuasoli, dalla parte in cui tramonta il sole, lungo la strada che portava al paese.
Lui piangeva, anche mio padre, forse, piangeva in cuor suo, per non averlo potuto accontentare. Senza dir niente a nessuno, gli diede un urlo di richiamo, facendogli cenno di tornare. Il carbonaio non se lo fece ripetere e in un balzo fu di nuovo nell'ovile. Vi erano tra i capretti non promessi e non da allevare, due cuainus, nati in ritardo e dunque neppure ancora maturi per essere macellati. Erano come la manna scesa dal cielo per una situazione che si era creata in famiglia: mia madre aspettava l'ultimo figlio e mio padre aveva deciso di riservare i due caprettini per macellarli in occasione del lieto evento, perché alla puerpera avrebbe fatto bene un po' di carne e di brodo leggero.
Ne prese uno, lo macellò e lo diede all'uomo che andò via subito tutto felice, ringraziando mio padre, ma non mancando di fare un cenno di disapprovazione a me che mi riteneva responsabile dell'incidente.
Mio zio rimproverò mio padre perché si era ricreduto. Ma lui rispose semplicemente:
"Mi nd'est partu mali!".
Ho avuto pietà di loro!

Signor Virgilio
Per chi sta vivendo il girone di ritorno della vita, ossia la seconda parte degli anta, non apparirà nuovo il nome di un personaggio un tempo molto noto e ormai sicuramente caduto nel dimenticatoio. Si tratta di signor Virgilio. Signor Virgilio e basta, poiché è quasi certo che in paese difficilmente qualcuno sapesse quale fosse il suo cognome.
Di fatto, pare che l'uomo, un personaggio per quei tempi, fosse venuto a Villacidro come carbonaio, non mi è dato sapere in occasione di quale taglio di foresta, se in quello di Villascema, eseguito nella seconda parte degli anni quaranta, o in quello di Magusu operato dal 1948 a 1952.
L'uomo, finita la sua campagna di carbonaio, o comunque di uomo impegnato nei lavori della foresta, si stabilì a Villacidro trovandosi un'attività che almeno stagionalmente doveva assicurargli il pane per tirare avanti. Si era procurato una carrozzella a tre ruote, appositamente attrezzata di vaschette e di uno spazio adatto ad impilare i coni e così equipaggiato se ne andava in giro per le vie polverose del paese a vendere gelati.
Signor Virgilio era ormai avanzato negli anni, aveva capelli e barba bianca e, se non ricordo male portava un paio di occhialini e un cappello afflosciato dal logorio.
"Est una bidda totu arziadas!" E' un paese con tante salite! Egli, dunque, spesso si trovava ad aver bisogno di aiuto per muovere la carrozzina e per questo erano pronti a farsi avanti i ragazzini che gli stavano continuamente alle calcagna. Lo aiutavano volentieri dal momento che, per riconoscenza, l'uomo dava a colui o coloro che lo aiutavano, un cono gelato del valore di dieci lire, che era il formato più economico del tempo.
Credo che fumasse la pipa o il sigaro, o l'uno e l'altro, e in più, è molto probabile, che ciccasse, masticasse cioè il tabacco, come usavano molti allora. Mentre fumava o masticava, capitava che alcune briciole di tabacco cadessero nell'impasto del gelato e se lo ritrovassero tra i denti i malcapitati clienti. Un fiore d'igiene, si direbbe oggi.
"Gelati, gelati!!"
Chiamava nell'attraversare le strade e in particolare la via Roma, che allora era la via principale del paese.
In questa attività si trattenne a Villacidro per alcuni anni, finché, a un certo punto, sparì dalla circolazione, senza che nessuno sapesse che fine avesse fatto. Viveva solo l'uomo e dunque non c'era chi si preoccupasse di lui.

In quegli anni Luigi, figlio di un buon possidente del paese, studiava medicina all'università di Cagliari e dormiva in città; la sera qualche volta usciva per andare a vedere qualche film o per incontrarsi con qualche amico. In una delle viuzze del quartiere Castello, mentre all'imbrunire usciva per i fatti suoi, un uomo, un barbone gli tese la mano chiedendogli l'elemosina.
Luigi guardò in faccia il barbone e quasi incredulo esclamò:
"Signor Virgilio!"
Signor Virgilio, vistosi riconosciuto, scoppiò in un pianto dirotto e cercò di sgattaiolar via per sfuggire a quel disonore.
Luigi aveva in tasca quella che oggi i genitori moderni chiamano la paghetta, i soldi che gli occorrevano per andare avanti durante la settimana lontano da casa, li diede tutti a signor Virgilio abbracciandolo, intanto questi si divincolava e riuscì a sgattaiolare, andandosi a perdere nel silenzio e nell'ombra, dalla quale era improvvisamente apparso, per non farsi vedere mai più.
Nessuno seppe più nulla di lui.

Passeggiavo per Cagliari uno di questi giorni e nel girovagare ho vista parcheggiata una carrozzella-gelateria, ben più moderna di quella che usava signor Virgilio e nel vederla è ricomparsa nella mia mente quella antica e l'antico uomo ex carbonaio che la conduceva.
Ho voluto raccontare questo aneddoto per rammentare, se ce ne fosse bisogno, che i carbonai erano dei gran lavoratori, sfruttati anche troppo forse e forse anche per questo, povera gente.
Villacidro 29 aprile 2001


Su craboni de Frau
Il carbone del fabbro
E parlando di carbone e di carbonai non può mancare un cenno a SU CRABONI DE FRAU, il carbone che veniva utilizzato dai fabbri. Questo era simile al carbone normale, ma era prodotto dall'erica, perché aveva la caratteristica di bruciare a fiamma viva e produrre tanto calore, tale quale serviva per arroventare il ferro da lavorare.
Di questo tipo di carbone non si occupavano i carbonai toscani, ma in ogni paese vi erano degli uomini che lo facevano andando in foresta in ogni stagione, magari col tacito consenso delle guardie campestri, ben vigili allora, nella custodia del patrimonio comunale. Erano persone solitamente considerate senz'arte né parte, che vivevano di espedienti, come quello, appunto, di fabbricare quel particolare carbone o di cercare pertiche o scope o quant'altro la foresta potesse offrire, che poi vendevano per un tozzo di pane ai contadini o artigiani che ne facessero richiesta. Tra gli altri, vanno ricordati tziu Giuannicu Aru, tziu Pabassedda, tziu Loi Orrù, tziu Licu, tziu Antiogangiu Enas.
La produzione del carbone per fabbro era un lavoro difficilissimo, che richiedeva una specifica specializzazione. Non si produceva con una carbonaia del tipo descritto; ma in una cavità dove posavano la legna, che poi ricoprivano di terra. Queste carbonaie erano di dimensioni ridotte, non producevano mai più di un sacco di carbone per volta; più di una volta, come d'altronde succedeva anche ai carbonai toscani, il lavoro di tanti giorni andava in fumo a causa del vento o di qualche altro incidente.
Per produrre il carbone non esistevano le feste: A tal proposito, mio padre raccontava di aver visto tziu Giuannicu Aru, il giorno di Pasqua, sotto un vento e una pioggia sferzante, mentre cercava di salvare la carbonaia, sentirlo gridare al vento:
"Mincidissu siast, sa dì santa chi est oi!".
Possa essere maledetto in questo santo giorno!
E sì, persone e lavori d'altri tempi! ma per mettere insieme il pane di pranzo con quello per la cena occorreva fare grossi sacrifici che oggi è difficile capire.

Su Dindu

 

 

Spazio giovani

FUMETTI

Un compagno d'avventura tra superstizioni e leggende indiane

MAGICO VENTO: lo sciamano bianco dei Sioux
Per chi legge fumetti da tanti anni, il selvaggio West generalmente viene abbinato alla figura oramai leggendaria del ranger Tex Willer, primo e più famoso personaggio nella storia del fumetto di casa Bonelli. Il mitico ranger dalla cravattina nera e dalla camicia giallognola è diventato una icona del fumetto avventuroso, tanto che anni fa gli è stata dedicata una pellicola interpretata dall'allora in auge Giuliano Gemma.
Il film in questione non ebbe un grande successo, anzi, per dirla tutta fu un vero e proprio flop, tanto che il caro e mai troppo rimpianto Gian Luigi Bonelli (padre di Sergio attualmente editore della casa milanese) decise che mai più avrebbe tentato l'avventura cinematografica con uno dei suoi personaggi.
Nonostante questo incidente di percorso, la storia del nostro eroe dalla pistola fulminante e dal cazzottane pesante come quello del miglior Bud Spencer (insomma un vero e proprio Superman col cinturone) è stata davvero ricca di successi, lo dimostrano ancora oggi i migliaia di lettori più o meno giovani che seguono la collana regolare e i vari speciali e specialoni.
Se Tex dopo più di cinquant'anni riesce ancora a dettar legge nel panorama fumettistico nostrano, come non si può parlare di un altro eroe molto più giovane nato in casa Bonelli e che vive più o meno nella stessa selvaggia epoca del ranger e dei suoi pards.
Questi è il buon Ned Ellis al secolo Magico Vento, un ex soldato che in seguito ad un grave incidente si ritrova una scheggia di metallo conficcata nella testa che gli fa perdere la memoria tanto da non sapere più niente di se stesso e tanto da essere adottato dalla tribù dei Lakota (e dal vecchio sciamano Cavallo Zoppo), una delle tante genti Sioux.
Gli indiani lo accolgono come un "uomo strano", proprio perché è tipico di queste genti avere un enorme rispetto delle persone con dei difetti della personalità che sconfinano nel mistero che da loro un'aura di maestosità e saggezza.
In breve Magico Vento farà breccia con la sua bontà nei cuori dei suoi compagni di tenda, riuscendo a divenire una loro guida, uno sciamano amato e rispettato da tutte le tribù indiane.
Dopo un inizio in sordina, la creatura del bravissimo Gianfranco Manfredi, che in molti avevano visto (analizzando superficialmente il personaggio) come uno scopiazzamento di Tex coi capelli lunghi e una via di mezzo con Dylan Dog (tra questi ahimè anche chi vi scrive!), ha dimostrato di poter dire la sua nel mondo avventuroso del mercato fumettistico italiano e si è stabilizzato nelle classifiche di vendita come testata più venduta alle spalle dei mostri sacri della casa editrice, Tex, Dylan Dog e Nathan Never.
Questo grosso riconoscimento riconosciutogli dal pubblico di lettori non è stato casuale, perché sotto le intricate e intriganti vicende del nostro eroe c'è la mano sapiente e matura del grande narratore che è Manfredi.
Personalmente ritengo che, da vecchio lettore di Ken Parker (tutt'ora a mio giudizio e non solo, il miglior antieroe mai creato in Italia dalla mente di Berardi e dalla matita di Milazzo), questo fumetto sia la migliore produzione seriale oggi presente in Italia, sia per le storie narrate (una sorta di fusione tra storia reale, fantasy e horror) che per l'intreccio davvero appassionante della trama che lascia sempre e costantemente il lettore col fiato sospeso e con la voglia di far passare velocemente i 30 giorni che lo separano dall'uscita del numero seguente.
Come ogni fumetto che si rispetti in casa Bonelli, anche Magico Vento è affiancato da un compagno d'avventura che rientra negli standard della casa editrice milanese essendo ispirato allo scrittore Edgar Allan Poe (del quale prende il soprannome), probabilmente tributo di Manfredi alla genialità ed all'ispirazione che ha fruttato la lettura dei suoi racconti.
Il creatore del personaggio, oltre che scrivere delle vere e proprie saghe western-horror, ha avuto il pregio notevole di sapersi circondare (arricchendo la collana) di un cast di disegnatori di tutto rispetto tra cui spiccano i nomi di Corrado Roi, Ivo Milazzo e Pasquale Frisenda (l'attuale copertinista), veri maestri nel creare le atmosfere horror-fantasy, punto di forza della serie.
Ecco, se dovessi riassumere in poche parole cosa rappresenta questo fumetto, mi sentirei di affermare che si tratta di una lunga storia che tratta argomentazioni di pura fantasia sviluppate in un contesto realistico e storico, come è lo sfondo paesaggistico del selvaggio West di fine '800.
In pratica, anche se non sempre, usando termini più congeniali ed appropriati al mondo del cinema, trattasi di una sorta di horror mascherato da western.
L'introduzione di tematiche horror basate su superstizioni e leggende indiane, non fa altro che regalare all'intera vicenda narrata un alone di mistero che stimola la lettura anche ai lettori dai palati più esigenti.
Generalmente chi vi scrive non si sbilancia mai (o quasi) nel consigliare la lettura di questo o quel fumetto, ma, si spera, che per questa volta i lettori della Gazzetta possano fidarsi del giudizio di un lettore-disegnatore di vecchia data, che tante ne ha viste e tante ne ha raccontate, sempre e costantemente con la passione di chi crede ancora che ai giorni nostri sia importante rifugiarsi, almeno per qualche ora al giorno, nel mondo della fantasia e della creatività.
Grazie Manfredi, grazie Magico Vento, che il vostro Apaloose cavalchi ancora per tanti anni le avventurose praterie della fantasia. Buona lettura a tutti.

Giuseppe Nieddu

 


 

 

 

Cultura

 

Personaggi storici

Un villacidrese sostenitore del più rigido liberismo economico, precursore dell'autonomia sarda
Giuseppe Todde, un economista dimenticato
Di Giuseppe Todde, a parte chi ha fatto studi specifici su di lui, la maggior parte dei Villacidresi conosce solo la via che porta il suo nome e la casa dove abitò. Cerchiamo, quindi, di colmare, almeno in parte, questa lacuna. Giuseppe Todde nasce a Villacidro il 21 maggio 1829 da Carlo, medico condotto, e da Rita Usala. Si laurea in leggi a 21 anni, il 3 ottobre 1850, nell'Università di Cagliari; volendo approfondire gli studi delle scienze politico-sociali si trasferisce a Torino. Qui segue i corsi dei professori Melegari, Mancini e del grande economista Francesco Ferrara; conseguita la specializzazione rientra in Sardegna nel 1853, e ottiene la supplenza del professor Giuseppe Siotto Pintor nell'insegnamento di Diritto pubblico presso l'Università di Cagliari. L'anno successivo insegna anche Economia politica, e contemporaneamente collabora sia al giornale politico Lo Statuto, e sia al periodico dell'avvocato Fulgheri, L'eco dei comuni. Nel 1856, vinto il concorso a cattedra, si trasferisce a Sassari, dove insegna oltre a Economia politica anche Diritto commerciale. In quegli anni le campagne del Capo di sopra sono infestate da numerosi banditi, tra i quali primeggia Giovanni Tolu. Sfruttando le occasioni offerte dalle battute di caccia grossa il giovane professore s'incontra più volte con i banditi; da questi incontri raccoglie molte informazioni sulle cause del banditismo, che più tardi gli permetteranno di scrivere un accurato saggio sull'argomento. Nel 1859 cessa la collaborazione con Lo Statuto e scrive per La Gazzetta del popolo. L'anno accademico 1862 lo vede docente all'Università di Modena; terminato l'anno scolastico rientra definitivamente in Sardegna, e a Cagliari con l'insegnamento di Economia e di Diritto commerciale inizia la carriera accademica, che lo vedrà, negli anni 1888/89 e 89/90, Rettore Magnifico. All'insegnamento abbina, con successo, la libera professione. Nel 1862 inizia un breve sodalizio con l'avvocato Giuseppe Fulgheri, e si dedica anche alla politica, riuscendo a farsi eleggere consigliere comunale prima e consigliere provinciale poi. Con Fulgheri elabora e redige lo statuto della Società agricola-industriale per l'acquisto dei terreni boschivi che l'Amministrazione comunale di Villacidro, a partire dal 1864, vende tramite asta pubblica. Il sodalizio con l'avvocato Fulgheri è di breve durata perché quest'ultimo va d'accordo solo con chi condivide le sue idee. Negli anni della piena maturità, spinto dagli amici, tenta la conquista di un seggio al parlamento, quello di Santadi, ma deve cedere lo scranno al candidato governativo Bernardino Falqui Pes.
Come studioso è talmente apprezzato, negli ambienti accademici, che Vilfredo Pareto lo annovera tra i maggiori economisti del momento e tra i massimi esponenti della scuola liberista (Maurandi). I suoi scritti vengono accolti sempre con vivo interesse e pubblicati dalla rivista di Firenze, L'Economista. Essendo un sostenitore del più rigido liberismo economico è, di conseguenza, un'antisocialista viscerale. Il socialismo per G. Todde non è altro che la somma di tutti gli errori sull'economia, concentrati in un'unica dottrina. Queste sue idee sono sviluppate in un saggio del 1875, Le due scuole di economia politica, e nella prolusione che tiene per l'inaugurazione dell'anno accademico 1882/83, intitolata Socialismo e scienza. Fedele al suo liberalismo, nel saggio Note sull'economia politica, scrive che comunismo e socialismo sono solo delle sette economiche, non dottrine vere, e che niente hanno a che vedere con i concetti ortodossi e scientifici dell'economia classica. In pratica al comunismo tedesco di Marx non riconosce valenza scientifica, perché parte, secondo lui, da presupposti sbagliati.
I problemi, però, che maggiormente stanno a cuore al prof. Todde sono quelli riguardanti la Sardegna, ai quali dedica diversi studi; il più importante è quello intitolato, appunto, La Sardegna. Questo scritto, pubblicato nel 1895 è di un'attualità sorprendente; prima analizza i mali endemici dell'isola: viabilità, banditismo, grassazioni, pubblica sicurezza, povertà del suolo, decadenza delle miniere, trasporti, cattivo funzionamento del credito, ed esosità delle tasse; poi propone i rimedi. La Sardegna, sostiene, deve avere per un ventennio un'amministrazione separata dallo Stato italiano, e per tutto questo periodo deve diventare il porto franco del Mediterraneo; bisogna, inoltre, ridurre i noli marittimi, sopprimere i monopoli e il dazio interno, abolire ogni nuova imposta, escludere i parlamentari sardi da qualsiasi incarico negli enti locali, istituire un Libro della proprietà, ecc… Questo scritto fa del Todde il precursore dell'autonomia sarda.
In campo agricolo, avendo ereditato dal padre un cospicuo patrimonio terriero, incrementa la coltivazione delle mandorle, e in questo settore fa da traino agli gli altri agricoltori villacidresi. Essendo Villacidro, in quegli anni, infestato da grassatori e razziatori, costruisce le case coloniche dei suoi poderi munite di feritoie, come le abitazioni del lontano West, per potersi meglio difendere dai male intenzionati. Impegnato anche nel sociale si fa promotore, nel 1888, del rimboschimento del Carmine; e nel 1890, assieme al giovane Giuseppe Piga, noto Peppicu, e al vecchio Giovanni Sanneris, costituisce una società di mutuo soccorso. Uomo di profonda fede religiosa è per tanti anni obriere maggiore della festa di sant'Efisio; da questo suo impegno è rimasto il restauro della statua del santo. <<Uomo modernissimo, scrive di lui De Francesco, dicitore geniale prodigo d'epigrammi.>> Per questo suo carattere non disdegna la vita di società; fa numerosi viaggi nella penisola, sia per svago personale, sia per incontrare amici e colleghi di studio. Gli piace anche ospitare a casa sua; memorabile è rimasta la visita che gli fecero nel 1882 (il 17 maggio) Scarfoglio, Pascarella e D'Annunzio. Il 7 gennaio 1897 muore a Cagliari dove è sepolto.
Per sua esplicita volontà la sua ricca biblioteca viene donata all'Università di Cagliari.

Salvatore Curridori

 

 


Lunamatrona

Rassegna cinematografica

Immagini, parole e suoni dal Sud

Una preziosa rassegna per conoscere e discutere Immagini, parole e suoni dal Sud, attraverso il cinema e il teatro. Promossa dal Comune di Lunamatrona (Assessorato alla Cultura), patrocinata dalla Regione Sardegna, con inizio mercoledì 14 Novembre alle ore 21 nel cinema Tre Campane (ingresso gratuito).
Con il film Placido Rizzotto di Pasquale Scimeca, dedicato alla figura e la tragica vicenda del sindacalista della Camera del lavoro ucciso dalla mafia scopriamo la Sicilia del dopoguerra. Il 21 Novembre con il film Sangue vivo di Edoardo Winspeare uno spaccato di vita della penisola salentina tra legalità e illegalità ,un dramma interpretato da attori non professionisti ,che mantiene valida la lezione neorealista. Il 28 Novembre, il film Delitto impossibile del regista Antonello Grimaldi, racconta una vicenda ambientata nel mondo giudiziario sardo, ispirata al romanzo Procedura di Salvatore Mannuzzu. Il regista sassarese sarà presente per incontrare il pubblico.
La rassegna si chiude nella Sala Consiliare sabato 1 Dicembre ore 21, con lo spettacolo teatrale Sos Laribiancos storia di una comunità decimata dalla guerra, ispirata al testo di Francesco Masala, messa in scena dalla compagnia Cada die teatro.

 

 

 

SU CONTU

Licu imbovatontus

Licu fiat unu piccioccu tranquillu, ma mandroi: chi essit scipiu a chi hiat inventau su traballu d'hiat essi sparau.
Biviat de scapadorius poita ca no teniat gana de traballai, ma sa vida fiat difficili e sa brenti su imprus de is bortas buida. A sa fini si fiat biu costrintu a circai traballu po podi poi calincuna cosa in brenti, ma hiat decidiu ca su traballu depiat essi su prus possibili leggeru po non si radiai meda.
Circa circa, nci fiat capitau in domu de un omini chi pariat una brava persona e Licu d'hiat domandau: "Neri su tziu, mi olit po serbidori? Casti ca deu sunfru a is arrigus e non pozzu fai traballus meda grais."
"Abarra tranquillu ca chi traballas po mei non t'has a sponziai meda is pabas!".
" E ita traballu hia deppi fai?".
" Ti pongiu a furai."
" Custu mi parri su traballu chi cuncodrat cun mei! ".
e aici Licu hiat agatau faia.
S'incrasi Licu cun su meri bessint in bidda poita ca a su meri ddi serbiat una funi. Su meri intrat in sa bottega e Licu abarrat in foras.
Su meri si poit a armeggiai cun sa funi, fadendu unu carachiri 'e burdellu e spoddiendidda nc'hiat ghettau su cabudu a foras de sa fontana a nca ddo y fiat Licu chi cumenzat a da imboddiai.
Candu su meri penzat ca sa funi chi hiat pinnicau Licu fiat abbastanza longa zerriat: "Sega puru Licu!".
Cussu non si ddu fait nai dua bortas e segada sa funi, si ponit a curri che unu maccu cun funi e totu.
Prus a tradu su meri arribat e ddi domandat: "Naram' Licu, poita ti ses fuiu?".
" Candu unu furat, chi no est lepidu de gamba est mellus chi cambiai faia asinunca fai fini maba!".
"Cumenti 'e furuncu mi parris propriu abillu! Impari eus a fai fortuna!".
Una dì Licu cun su meri fiant passendu in su sartu e hiant biu unu messaiu chi fiat erendu cun su cuaddu e Licu ddi fait a su meri: " Poita non provau a ndi furai su cuaddu?".
" E cumenti fadeus?".
" Lessit fai a mimi! Sezza-sì innoi e cumenzit a zerriai agittoriu ca a s'atru nci penzu deu".
Su meri hiat postu in menti e hiat cumenzau a zerriai: "Agittoriu! Agittoriu!".
Su messaiu intendendo is su zerrius currit a bì ita fiat succediu.
"Poita seis zerriendu bon'omini?".
" Zerriu poita g'hapu biu unu messaiu arendu cun s'arau scetti!".
"E candu mai se biu arendu senza de cuaddu o bois e s'arau scetti? Chini est cussu tontu?"-hiat arrespondiu su messaiu.
"Ddu portu ananti su messaiu chi arat aici!".
S'aradori si girat e bidi ca effettivamente attaccau a s'arau suu ddo y fiat nisciuna bestia e hiat cumpreniu ca su bestia fiat issu.
In custu modu Licu hiat cumenzau sa carriera de furoi.

Simona Ibba

 


 

 

 

Scuola

 

FURTEI

Un concorso per le scuole elementari e medie

Pace, libertà, democrazia

Un messaggio degli alunni al presidente Ciampi

L'apertura del nuovo anno scolastico 2001/2002 è stato caratterizzato dall'invito che il Sindaco Ignazio Congiu ha rivolto a studenti ed insegnanti delle scuole elementari e medie, per lo svolgimento di un tema sulla pace nel mondo, alla luce dei gravi fatti accaduti in America. Nella lettera inviata agli studenti, il Sindaco a nome dell'intera comunità di Furtei ha espresso piena solidarietà al popolo americano per la grave tragedia accaduta, esortando lo stesso per il bene dell'umanità ad abbandonare sentimenti di vendetta che non generano altro che nuovi scenari di guerre e tragedie, solo attraverso il superamento degli squilibri e del divario esistente tra i paesi ricchi e i paesi poveri, con il dialogo costruttivo ed il confronto si possono trovare soluzioni positive ed allontanare conseguentemente la crudeltà della guerra e ciò che essa genera, odio, miseria e terrore. L'iniziativa, patrocinata dalla Presidenza della Repubblica, è stata pienamente accolta e condivisa dalla Prof.ssa Ileana Pilloni, nuovo Direttore Scolastico di Furtei.
I temi più significativi, svolti dagli studenti delle classi terze, quarte, e quinte delle scuole elementari , e delle tre classi delle scuole medie, verranno premiati dall'Amministrazione comunale ed inviati al Presidente della Repubblica Ciampi a testimonianza dei sentimenti di pace, di libertà e democrazia che animano la Popolazione di Furtei. (a.n.)

Alessandra Piras

 

 

GUSPINI

Presentazione di un libro per bambini

Uno sguardo alla storia

Un messaggio contro la guerra, un elogio alla pace

"Uno sguardo alla nostra storia - dal 1914 al 1948" è il libro pubblicato dagli scrittori Agnese Caddeo e Lorenzo Di Biase, arricchito dagli straordinari acquerelli del pittore Lugi Masili. Edito dalla Anppia (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti). Il testo per la sua semplicità espositiva è destinato particolarmente ai ragazzi delle scuole Elementari e Medie. La cerimonia di presentazione si è tenuta sabato 3 novembre nel salone di Monte Granatico a Guspini. "Un libro semplice ma ricco di contenuti", ha sottolineato il Sindaco di Guspini Tarciso Agus. Alla presentazione del libro hanno partecipato, oltre a un foltissimo pubblico, i ragazzi delle scuole elementari, una rappresentanza dei Marinai in pensione, dei Carabinieri e degli Alpini a cui è andato un particolare ringraziamento e saluto del Sindaco Agus. Iride Peis Concas, scrittrice di Guspini, ha espresso notevole apprezzamento per il contenuto e la struttura del testo "un messaggio" ha detto " che da un quadro generale e chiaro dei valori della Libertà". "Siamo protagonisti a pieno titolo e ne siamo fieri"ha comentato la scrittrice elogiando le pagine dedicate a "Noi Sardi" per la fattiva partecipazione alla nascita della Democrazia.ha messo poi in risalto la valenza dei disegni, che passo passo illustrano i molteplici avvenimenti e dove è facilmente riscontrabile il movimento delle immagini che trasmettono la dinamicità delle scene. Un libro importante che aiuta a coltivare la memoria, ha sostenuto lo scrittore Giuseppe Pontremoli "Noi siamo così perché prima di noi c'è stata tanta gente che ha lottato dando spesso la vita per la Libertà e la Pace" Pontremoli con la sua calda voce ha letto la storia di "Rosa Bianca" che contemporaneamente alla proiezione di diapositive e al sottofondo musicale della flautista Cristina Scalas e il violinista Luigi Zucca, ha fatto rivivere con grande emozione la tragica storia di fanciulli innocenti deportati nei campi di concentramento nazisti. Pagine di storia, storia che è bene conoscere e non dimenticare, ha sottolineato l'autrice Agnese Caddeo, che aiutano a vivere meglio il presente e a costruire il futuro con più consapevolezza.

Ugo Bonino

 


 

 

 

Sport


Calcio. Campionato nazionale di serie D

La Villacidrese non conosce ostacoli

Archiviata la pratica Coppa Italia, la Villacidrese passa indenne la sfida contro l'Olbia e conquista in Gallura, contro il Tempio, un prestigioso successo che la conferma regina del girone B.
Una vittoria ciascuna e un pareggio non bastano alla Villacidrese per passare il turno e proseguire il cammino in Coppa Italia. Questa la sentenza degli ultimi avvenimenti calcistici che hanno visto scontrarsi le due più accreditate contendenti alla vittoria finale nel girone B delle serie D nazionale, Villacidrese e Olbia. Due squadre che con le loro prestazioni stanno segnando il girone sardo-lombardo del torneo 2001/2002, innalzandosi a protagoniste e papabili destinatarie del successo finale. Due domeniche fa la grande sfida tra Villacidrese e Olbia, ospitata al comunale di Villacidro, ha fatto registrare un equilibratissimo pareggio (1-1), mentre nel ritorno di Coppa Italia disputato al Nespoli, gli olbiesi hanno superato i biancocelesti per 4-2, annullando la sconfitta per 3-4 rimediata in Campidano alcune settimane fa, garantendosi la permanenza nel torneo. Un episodio che non ha per niente scalfito le velleità di primato finora esternate dalla compagine guidata da Bernardo Mereu che, tornata in Gallura, ha espugnato il Manconi di Tempio per 4-2. Una gara che le cronache ci consegnano come difficile e combattuta fino al termine, durante la quale i biancocelesti, passati in vantaggio nei primi minuti, si sono fatti raggiungere e superare durante il primo tempo. Supportati da un calorosissimo pubblico e da un grande carattere e encomiabile volontà di non mollare mai fino alla fine, hanno raggiunto e superato gli avversari con un chiaro e netto risultato. Una situazione alla quale la squadra di Mereu sembra aver fatto la mano, e grazie alla quale sono state portate a casa importantissime vittorie.
Una particolarità, questa, rimarcata in più occasioni, soprattutto da alcuni dirigenti dell'Olbia, che male hanno digerito il pareggio esterno contro la capolista maturato quindici giorni fa, che nulla ha dato o tolto alle due dirette concorrenti se non la convinzione, ai galluresi, di essere più forti, e ai villacidresi di esserlo ancor più con l'aggiunta di quella sagacia indispensabile in un campionato difficile e tutto ancora da decidersi. Ma ridurre alla sola casualità e a una buona dose di fortuna l'attuale posizione in classifica della Villacidrese è senz'altro ingiusto. La squadra di Bernardo Mereu sta imponendo a questo girone tutta la sua personalità e i risultati finora conseguiti lo stanno dimostrando ampiamente.
Che la fortuna, poi, le stia strizzando l'occhio è soltanto un buon segno.
Un segnale importante dal quale si dovrebbe trarre insegnamento per maturare quella condizione necessaria al superamento dei momenti meno esaltanti che si spera, quest'anno, siano di gran lunga inferiori a quelli passati. Siamo certi che la società villacidrese sia in possesso di queste doti con le quali garantirsi l'amalgama indispensabile al superamento di ogni qualsiasi difficoltà.

(f.b.)

 

 

CALCIO. Eccellenza

Importante vittoria rossoverde

Dopo tre sconfitte consecutive arriva il successo della Gialeto.

La quinta giornata del campionato regionale Eccellenza ha segnato la sonora sconfitta rimediata dalla Gialeto contro il Sant'Elena di Quartu. Il risultato tennistico di 6-1 è quanto emerso da una gara pazzesca, a tratti, dai risvolti incredibili. I rossoverdi erano passati addirittura in vantaggio grazie al primo gol della stagione di Bebo Murroni, poi, per alcune decisioni cervellotiche del direttore di gara, i ragazzi dell'ex Sergio Fadda sono riusciti a ribaltare il risultato con due penalty trasformati dal bomber Stocchino, seguite dalle espulsioni di Fabio Conti e Sanna, grazie alle quali i biancoverdi locali hanno potuto spadroneggiare, rifilando sei reti al malcapitato Piras. Da segnalare sul 2-1, il calcio di rigore fallito da Carlo Lai che poteva riaprire la partita. Tra le due squadre si è notata una differenza di valori e se i locali hanno corso dei rischi lo devono soprattutto alla mancanza di concentrazione dei propri attaccanti in zona tiro. Nelle fila della formazione serramannese si sono distinte le prove di Simone Lai, dell'estremo difensore Piras e di Bebo Murroni.
I quartesi hanno disputato una delle migliori partite in assoluto, sia come qualità che quantità di gioco espresso.
Non è andata meglio nel turno successivo contro il Selargius, nel quale i gialetini hanno rimediato una secca sconfitta per 1-4, realizzando la rete della bandiera grazie al rigore messo a segno da Giuseppe Cirina. La compagine di Giampaolo Zaccheddu ha dominato in lungo e largo, esprimendo ottime trame di gioco, orchestrata dall'impareggiabile Congiu. I Selargini hanno dimostrato di essere un complesso ben organizzato e solido in tutti i reparti, durante il quale hanno messo a nudo le deficienze dei rossoverdi, che hanno disputato una partita veramente incolore. Per la Gialeto è questo l'ennesimo passo falso giunto da una sconfitta che ci sta tutta, vero preludio ad una classifica deficitaria. E' chiaro che a questo punto servirebbe una scossa, necessaria per portarsi fuori da una situazione che si sta facendo sempre più precaria. Ma proprio domenica scorsa è arrivato il giorno del gran riscatto: la formazione di Carlo Carcangiu è riuscita a violare per 2-1 il difficile campo di Buddusò. I rossoverdi hanno giocato con una squadra rabberciata per le assenze di Fabio Conti, ancora appiedato per un turno dal giudice sportivo, e Francesco Pilloni, bloccato da un infortunio. Col rientro di Claudio Sanna e l'impiego dei giovani Giuseppe Carboni, Giacomo Dettori, Luca Meloni e dell'esordiente Mauro Lilliu, la squadra è sembrata più tonica e molto determinata. Dopo l'iniziale vantaggio realizzato da Carlo Lai con un magistrale calcio di punizione, la squadra locale è riuscita a pervenire al pareggio su calcio di rigore trasformato da Budroni.
Nel secondo tempo la svolta della partita viene impressa dal rigore trasformato da Giuseppe Cirina, grazie al quale i gialetini passano in vantaggio per 2-1, mantenendo intatto fino alla fine questo preziosissimo risultato. La formazione rossoverde, dopo la sostituzione di Deiana con Andrea Zucca, ha contenuto molto bene la veemente reazione del Buddusò, culminata con i due legni colpiti nella fase finale della partita. Buon viatico per il prossimo impegno di domenica prossima, 11 novembre, quando alle 15.00 in Bia Biddarega scenderà il Taloro Gavoi, rivelazione della primissima fase del torneo. Infatti, dopo aver messo a segno tre vittorie iniziali, sono stati notevolmente ridimensionati, incassando ben quattro sconfitte di seguito.
Naturalmente sarà una partita da affrontare con la massima determinazione, utilissima per raggranellare punti indispensabili per abbandonare le posizioni di coda della classifica. Ecco perché è necessario il massimo apporto da parte del pubblico di fede rossoverde, affinché accompagni i propri beniamini nel raggiungimento di un altro successo.
Intanto la Polisportiva Gialeto, tramite il presidente pro-tempore Tonino Carboni, ha convocato l'assemblea generale straordinaria dei propri associati da tenersi nei locali societari in via Beatrice 1, in prima convocazione per giovedì 15 novembre 2001 alle ore 13,45 ed in seconda convocazione venerdì 16 novembre alle ore 18.
L'ordine del giorno prevede l'elezione del Consiglio di Amministrazione, la discussione ed eventuale approvazione del nuovo statuto societario e le varie ed eventuali.
Il presidente Carboni si augura che siano tantissimi i soci che presenzieranno ai lavori per portare un fattivo contributo di idee e proposte, nel tentativo di superare il grave momento organizzativo che investe tutta la Polisportiva.

Tito Boassa

 

 

Calcio: Promozione

A due passi dalla vetta

La nuova Monreale torna alla vittoria assestandosi con sedici punti al secondo posto in classifica. E domenica c'è il Dolianova.
Dopo la sconfitta di Tortolì vinta poi grazie al giudice sportivo, il pareggio di Mandas dopo essere passati in vantaggio per 4-1, la sconfitta col Guspini, sul neutro di Pabillonis, ha palesato tutti i difetti dei sangavinesi quando ci si allontana dal Santa Lucia. La squadra è apparsa lenta, stanca e priva di mordente con il solo Gori che ha cercato invano di guadagnarsi la pagnotta, ma i guspinesi, con le buone o con le cattive, hanno arginato la punta. In campo solo una squadra, il Guspini che ha corso, lottato e dimostrato che per ottenere dei risultati non basta avere le carte migliori, ma saperle giocare. Busanca recupera Blanco, ben lontano dal giocatore che si è visto nelle prime giornate, in difesa Deidda e Pilleri hanno sofferto la mobilità di Vaccargiu e Puddu, sulle fasce Moreal e Saba hanno avuto la meglio su Blanco e Ibba ed a centro campo, l'ex Valdes ben coadiuvato da Pisano e Delrio hanno dominato su Farris e Desogus.
Il vantaggio guspinese arriva sugli sviluppi di un calcio di rigore per atterramento di Pilleri su Vaccargiu che lo stesso sigla spiazzando Sitzia. La N.M. pare tramortita e le azioni da goal per i guspinesi fioccano una appresso all'altra.
Solamente un attento Sitzia e la scarsa precisione delle punte locali impediscono che la partita si chiuda subito.
I sangavinesi hanno la possibilità di pareggiare con Desogus che si fa parare il rigore procurato da Gori. Nella ripresa ci si attende una reazione dei sangavinesi ma Galatiotto, subentrato a Puddu, e Vaccargiu continuano a procurare dei seri grattacapi. Al 50° arriva il pareggio di Gori che dura solo due minuti. Vaccargiu si fa largo fra tre avversari e sigla il due a uno. La N.M. tenta di reagire ma Pilleri e Deidda sono in continua difficoltà.
Deidda viene espulso per atterramento su Galatiotto lanciato a rete all'ottantesimo, mentre Pilleri, in giornata negativa, provoca un altro rigore per fallo di mano. Il rigore battuto da Galatiotto chiude la partita con il risultato di tre a uno.
Tutt'altra musica è stata suonata contro l'Assemini, sconfitto al santa Lucia per 2-1. A stimolare la prova dei sangavinesi è stata certamente la notizia della vittoria del Decimomannu sul Dolianova, per la quale l'imperativo era vincere! Ritorno all'antica per Busanca che schiera la squadra col 3-5-2 guidato da Sanna, Felleca e Surano in difesa, Marras, Mocci, Farris, Desogus e Blanco a centrocampo e davanti Gori e Manunza.
Rubiu schiera i suoi con spietate marcature sulle punte locali affidando l'attacco agli sguscianti Murgia e Mattana mentre a centro campo gli ottimi Trogu, Locci e Cabiddu dettano i tempi della manovra.
Il primo tempo scivola via senza patemi d'animo con il pubblico che comincia a rumoreggiare per il goal che non arriva. Al rientro dagli spogliatoi l'orologio non compie un giro di lancetta che i locali si trovano in vantaggio. Quattro passaggi ed è goal. Il solito Gori è pronto a sfruttare al meglio il cross di Blanco insaccando con un perfetto diagonale che non da scampo all'ex Scarano. Manunza non punge e Busanca lo sostituisce con Ibba che dopo due minuti su azione personale trafigge Scarano con un bolide di sinistro. I sangavinesi tirano i remi in barca e l'Assemini ne approfitta riducendo le distanze con Trogu. La partita si conclude col risultato di due a uno per i locali che sfiorano il terzo goal altre due volte con Gori.
La squadra è apparsa meno lucida delle precedenti uscite casalinghe ma su ciò ha influito senza dubbio la partita di giovedì sia dal punto di vista fisico che psicologico. Ora c'è tutta la settimana per preparare al meglio la trasferta di Dolianova che farà capire dove può arrivare la Nuova Monreale.

(s.l.)


Calcio. Promozione

Villacidro, sei punti in due gare

Continua l'escalation del Villacidro che nelle ultime due gare interne raccoglie l'intera posta a disposizione e si colloca alle spalle delle compagini più accreditate alla vittoria del campionato
Nessun ostacolo sembra frapporsi fra la giovane compagine canarina e il campionato di Promozione regionale. Quattordici punti in classifica alle spalle di Dolianova, Decimomannu, Nuova Monreale e Guspini, accreditati da tutti quali protagonisti di questo girone di Promozione, sono il risultato delle prestazioni espresse durante questa prima fase del torneo dalla squadra allenata da Rossano Loi.
L'ultimo esaltante risultato maturato al comunale contro il Barisardo per 6-1 è solo un aspetto di quanto questa giovane squadra sia in grado di produrre. Grazie alle sue migliori caratteristiche quali velocità, concretezza e determinazione ha fatto di un sol boccone un avversario venuto a Villacidro con l'intenzione di non prenderle, e che dopo alcune frazioni di gioco si è dovuto arrendere alla dilagante supremazia dei ragazzi di Rossano Loi.
Una gara all'insegna del bel gioco e dal risultato tennistico, prettamente diverso da quello disputato appena una settimana fa contro l'Assemini e vinto con lo striminzito risultato di 1-0. Due gare che, seppur vincenti, hanno reso evidente l'aspetto differente di un gruppo attento e ben condotto, capace di adattarsi a qualsiasi avversario.
Dall'esuberanza e belle trame di gioco si è passati a prestazioni più attente e meno roboanti capaci di garantirsi con il minimo sforzo l'intera posta.
Questo è il Villacidro di quest'anno, giovane ma sagace, attento in difesa e velocissimo in contropiede, capace di dettare i suoi schemi e impensierire avversari di rango deputati a vittorie importanti in questo torneo. Questi ragazzi, senza paure o timori reverenziali stanno regalando ai propri beniamini momenti di gioia e d'insperata notorietà, che soltanto qualche mese fa apparivano irraggiungibili.
Il lavoro del mister e le scelte della società stanno producendo il risultato che mai, più che in altro momento, è apparso legittimo e frutto di un impegno serio ed attento.
Tuttavia, solo con l'andar del tempo saremo in grado di capire se, quanto rilevato in questo frangente, sia la vera essenza di un gruppo che, con tanto coraggio, è riuscito a spogliarsi dei suoi vecchi fantasmi e indirizzare la rotta verso orizzonti diversi dai soli personalistici.

Federico Barbarossa

 

 

Calcio. Campionato Terza Categoria

Ancora instabile il cammino del G.S.

Il G. S. Serramanna dopo un inizio col botto, ha racimolato nelle tre gare successive due miseri punticini, in virtù di due pareggi, uno casalingo con la Fortitudo Guspini e l'altro esterno con l'United Serrenti, subendo poi, nella quarta d'andata, la prima sconfitta del torneo col Pabillonis 97.
Nell'incontro con la Fortitudo, finito 1-1, la formazione di Goffredo Dettori è scesa in campo con un unico intento, quello di vincere, ma la squadra guspinese ha ribattuto colpo su colpo, andando persino in vantaggio e costringendo i locali a rimediare prontamente grazie ad un rigore trasformato da Giuseppe Putzolu. E' stata una partita bella, divertente e combattuta, con numerose occasioni da rete da entrambe le parti. Nella terza di andata si è giocata la gara sul campo di Serrenti contro l'United pareggiando per 0-0. Le opposte difese hanno avuto quasi sempre buon gioco nell'annullare gli attacchi avversari, spesso disordinati e poco produttivi. Nelle fila dei serramannesi da annotare gli infortuni capitati ai due bomber Giannino Antico e Giampiero Amati.
Nell'ultimo incontro disputato in trasferta col Pabillonis 97, la squadra di Serramanna ha rimediato una sconfitta di misura per 1-2, al termine di una gara serrata e a tratti spettacolare, con continui capovolgimenti di fronte. Hanno prevalso i locali, ma Carcangiu e compagni non hanno demeritato sfiorando ripetutamente il pari.
Domenica 11 novembre si giocherà in casa al campo di Bia Biddarega alle 11.00contro l'Acsi Villacidro.
I ragazzi di Dettori sono attesi ad un pronto riscatto. La vittoria è d'obbligo …

Tito Boassa


 

Pallavolo maschile. Serie B2

Già crisi tecnica

La Don Bosco è a zero punti in classifica

Terza sconfitta consecutiva per la Don Bosco Sardegna che domenica, in trasferta, ha perso con la Indomita 3_0. Il campionato di B2 per la neo promossa Don Bosco Sardegna si preannuncia piuttosto difficoltoso. Il girone F composto da cinque squadre sarde, (Garibaldi, La Maddalena, Arcosiana Uta, Deledda Quartu e la Don Bosco) e da nove tra Lazio, Umbria, Abruzzo, Campania. Una situazione che si ripercuote sugli spostamenti per le trasferte e che crea alcuni problemi di ordine pratico ed economico, in quanto per raggiungere le varie sedi interregionali dirigenti e atleti devono utilizzare l'aereo più auto; una spesa non indifferente da sostenere, che penalizza le squadre sarde, costrette a fare i conti con una continuità territoriale che stenta a decollare. <Se questa decantata continuità territoriale resterà sulla carta - afferma Petronio Floris, presidente della Don Bosco Sardegna - i conti delle società sportive sarde saranno sempre più un rebus, nonostante la sponsorizzazione confermata della Regione Sardegna>. Per affrontare questo nuovo campionato, sicuramente impegnativo come confermano i primi risultati, la dirigenza ha nominato un nuovo allenatore; la scelta è caduta su Claudio Marcello, ex Alfieri Cagliari, che lo scorso anno ha portato la squadra ai play off per la B1. Confermata la squadra nell'ossatura portante: a Galletta, Locci, Mamusa, Vacca, Malloci e Denotti si sono aggiuti due Under 22, i centrali Gabriele Cristiano della Pallavolo Cagliari e Antonio Ulgheri dell'Alghero Pallavolo. Altri rinforzi vengono da giocatori con notevole esperienza nella serie B: lo schiacciatore-ricevitore Andrea Loi proveniente dal Decimomannu, l'opposto Fabrizio Sanna e il libero Vittorio Secchi provenienti dall'Arcosiana Uta e il palleggiatore Dario Prisco per due anni alzatore del Deledda Quartu. Ha lasciato invece la Don Bosco lo spagnolo Antonio Jimenez, andato all'Audax Quartucciu in qualitˆ di allenatore-giocatore.

Antonietta Nolli

 

 

Mountain bike

Serpilonga 2001

Si è svolta a Sinnai il 1° novembre 2001 la 3a edizione della gara in mountain bike di medio fondo più importante in Sardegna.
Come nelle passate edizioni, il numero dei partecipanti è stato numerosissimo, circa 600 bikers, ed almeno mille persone che hanno seguito la corsa durante il percorso.
Il percorso si è snodato nei tornanti che portano al monte Serpeddì, con partenza e arrivo presso il campo sportivo S. Isidoro, per una lunghezza di 40 km, di cui i primi 20 prevalentemente in salita, con strappi in forte pendenza, e i restanti in discesa, molto ripida e pericolosa a causa del fondo dissestato che provoca frequenti forature.
Per il secondo anno consecutivo la M.T.B. P. Irgas di Villacidro ha preso parte alla manifestazione con diversi atleti con ottimi piazzamenti: nei primi cento classificati (che corrispondono ai migliori bikers in Sardegna) sono arrivati 26° Davide Ecca (47° nel 2000), 56° Francesco Figus, 71° Antonello Zuddas (ottimo rientro all'attività agonistica dopo anni di assenza dai vertici del ciclismo sardo). Gli altri piazzamenti: 120° Marcello Curridori, 121° Roberto Podda, 160° Giorgio Pirastu , e infine Davide Saiu e Mario Congiu nelle prime 250 posizioni.
La gara è stata vinta, come da pronostico, da Vittorio Serra della Monolite Sinnai (organizzatore della gara) e vincitore nel 2000 (4° nel 2001) dell' Iron Bike, gara che si svolge fra le montagne al confine fra l'Italia e la Francia e che rappresenta in pratica il campionato del mondo a tappe in mountain bike.

 

 

SERRAMANNA. Calcio giovanile

Conti e resoconti

Campionato Regionale Juniores.

La squadra juniores della Gialeto ha riportato negli ultimi tre incontri disputati una vittoria, un pari ed una sconfitta, confermando un'andatura costellata di alti e bassi.
Nella quinta d'andata la partita casalinga con il Decimomannu si è conclusa con un salomonico pareggio. L'incontro è stato molto tirato e combattuto e il risultato conseguito va a premiare ambedue le formazioni. Da segnalare la marcatura per i serramannesi ad opera di Antony Ortu, che, al 20° del secondo tempo, è riuscito ad impattare il vantaggio degli ospiti, riequilibrando il risultato sull'1-1.
Nel sesto turno, trasferta a San Sperate e squillante vittoria dei ragazzi di Beppe Ibba per 4-2.
Dopo l'iniziale vantaggio conseguito grazie al gol di rapina del solito Ortu, la Gialeto ha operato una pressione asfissiante sugli avversari, chiudendo triangoli e sfruttando le corsie laterali, dalle quali sono partiti numerosissimi cross dal fondo. Azioni che hanno determinato un successo meritatissimo e fortemente voluto da ragazzi di Serramanna che hanno realizzato quattro goals e mollato la presa nel finale consentendo agli avversari di mettere a segno l'altra marcatura. Le altre tre segnature sono state realizzate ancora da Antony Ortu, Pino Limoncino e Riccardo Conti.
Sabato scorso, invece, si è registrato l'inatteso tonfo casalingo contro il Carbonia per 0-1. La vittoria degli ospiti, seppur ottenuta col minimo scarto, è stata meritata soprattutto in virtù della gara incolore disputata dai rossoverdi. Sul piano del gioco i minerari hanno prevalso in termini di continuità rispetto ai locali., che hanno fatto registrare un comprensibile calo fisico rispetto alle ultime prestazioni.
Tocco e compagni sono apparsi lenti, prevedibili, e incapaci di saltare l'avversario; non hanno avuto fantasia e hanno sfruttato poco e male le fasce, pur giocando in superiorità numerica per ben 40 minuti.
Sabato prossimo 10 novembre, verrà disputato l'incontro esterno con le Riunite Villacidro. Una partita che offre alla formazione gialetina un'occasione di riscatto dopo l'ultimo insuccesso casalingo.
I giovanissimi, guidati da Carlo Lai e inseriti nel girone B del campionato regionale, hanno rimediato nella quarta di andata un'altra sconfitta per 0-3 ad opera del Sinnai.
Domenica scorsa sono stati impegnati in casa col Decimomannu al quale hanno ceduto per ben 13-1.
Il prossimo impegno prevede un turno fuori casa contro il Quartu 2000: un altro incontro proibitivo per i ragazzi rossoverdi.

Gli allievi, guidati da Gigi Lisci, dopo aver osservato nella giornata inaugurale un turno di riposo, hanno giocato a Mandas impattando con un risultato di pareggio: 0-0. E' stata una partita a senso unico, nella quale diverse occasioni da rete non sono state sfruttate a dovere da Abis e compagni.
Domenica prossima, 11 novembre alle 10,30 al campo "Sa Lua",ci sarà l'incontro col Samatzai 85, dal quale tutti si aspettano il primo successo.
Intanto, prosegue alacremente l'attività della scuola calcio della Gialeto, ottimamente coordinata dal sagace Paolo Pilia, che si avvale della collaborazione di Giancarlo Murgia e Carmine Desogus.
Sta per prendere il via l'attività agonistica che vedrà impegnate durante la stagione sportiva le formazioni dei Primi Calci, dei Pulcini e degli Esordienti.

(Tito Boassa)

 

 

Mountain Bike

Mariano Mereu
campione sardo

Nella sesta edizione del Memorial "Chicchina Secci", disputata a Nuoro, Mariano Mereu si è laureato campione sardo d'inverno di mountain bike, specialità cross country. Il portacolori del Pool Bike Serramannese ha vinto il titolo assoluto tra gli allievi, mentre un altro esponente del team Serramannese, Valerio Curridori, si è imposto nei master 4. Un altro piazzamento di rilievo è il terzo posto conquistato da Enrico Picciau nella "Serpilonga" di Sinnai
Gli oltre seicento partecipanti hanno dato vita ad uno spettacolo suggestivo e ricco di colori che ha avuto come palcoscenico i meravigliosi versanti del monte Serpeddì, sui quali si è snodato un tracciato di circa quaranta chilometri. Un percorso apparso fin dall'inizio difficile e impegnativo che ha visto innalzarsi a protagonista il favoritissimo della vigilia Vittorio Serra. In questa sfida tra i migliori bikers della Sardegna c'è da registrare il piazzamento al terzo posto di Enrico Picciau, che per l'ennesima volta ha dato ampia dimostrazione della sua capacità tecnica e un'invidiabile condizione fisica. (t.b)
Cattolica. Meeting nazionale ciclismo
Giancarlo Saiu
campione in erba
Nei giorni 14 -16 settembre si è svolto a Cattolica un meeting nazionale di ciclismo che ha visto partecipare circa 2.200 bambini provenienti da tutte le regioni italiane, di età compresa tra 6 e 12 anni. Ad accompagnarli allenatori, dirigenti e genitori per assistere all' importante manifestazione dei "Giovanissimi" nelle prove di gimcana, sprint e corsa su strada.
Le società ciclistiche italiane si sono confrontate sin dal mese di aprile nelle prove settimanali a livello provinciale o regionale; solo le società che nelle prove regionali hanno conseguito il maggior punteggio hanno potuto partecipare al meeting . Fra le società isolane il Centro di avviamento al ciclismo di Capoterra si è classificata al primo posto, seguita dalla società di Sarroch, Tempio e Orani.
Dopo tante ore di viaggio, fra l'entusiasmo dei bambini e dei genitori finalmente si è raggiunta la destinazione. Scongiurata la pioggia, che fino all' ultimo rischiava di compromettere la manifestazione, si è dato inizio alle prove.
Giancarlo Saiu di Villacidro, ciclista di 12 anni, ha conseguito nella prova su strada il titolo di campione italiano per la categoria G 6 conquistando la medaglia d'oro.
Dopo tanti riconoscimenti, coppe e medaglie, un riconoscimento nazionale conclude brillantemente la fase dei "Giovanissimi"; il prossimo anno debutterà con gli Esordienti, speriamo con la medesima grinta e determinazione.

(f.s.)

 

 

VILLASOR. Calcio femminile

Nausicaa in trasferta a Villasor

Una squadra accomunata dall'amicizia e dalla passione per il pallone
Il calcio moderno è diventato uno sport universale, giocato nelle strade e negli stadi di quasi tutti i paesi. Ma è anche diventato un fenomeno sociale e culturale che investe e rappresenta tutte le contraddizioni della nostra società di massa.
Chi, si domanda il celebre scrittore Vasco Pratolini, tra i nati maschi del secolo non ha preso a calci una palla di gomma, di pezza o di carta straccia nelle piazze del suo paese? Quindi grande "evento" di massa caratterizzato dalla mascolinità del gioco. Eppure si ritrovano anche origini di gioco "al femminile" scorrendo le storie di Omero. Nel libro VI dell'Odissea, il naufrago Ulisse, addormentatosi sulla spiaggia dell'isola dei Feaci, viene destato da Nausicaa:" la palla dunque lanciò la regina ad una ancella, fallì l'ancella e scagliò la palla nel gorgo profondo".
A Villasor il rito del gioco del pallone si compie quotidiano, faticoso,nobile e gioioso tra 18 giovani donne-atlete che corrono,inseguendo schemi di gioco e strategie di squadra per mantenere, conquistata, la vetta del loro campionato. Giovanissime (tra i 13 ed i 20 anni), volitive, in gran parte studentesse nell'età votata ai sogni ed alle attese, loro sezionano meravigliosamente con stupito candore, il loro tempo-lavoro, tempo-gioco e tempo-divertimento riuscendo a combinare pause ed impegno e tempo libero in una società di giovani mortificata dalla inoperosa ed improduttiva noia o dal "tempo-che-fugge".
Silvano Tuveri, giovane Presidente, e Piergiorgio Usai, solido allenatore, introducono i temi più cari alla squadra : prima di essere una calamita sportiva, la squadra è una calamita di amicizia tra le giovani atlete; più un impegno artigiano da hobbista che da sportivo che sogna i grandi traguardi. Il collante che lega le nostre ragazze,ripete l'allenatore Usai,è il buon inserimento umano più che l'aspetto tecnico di gioco.Tra l'altro, prosegue il Presidente Tuveri, se così non fosse ben difficilmente queste ragazze sarebbero riuscite a coniugare tutti i loto problemi di studio e di lavoro con le esigenze del tempo libero e della vita di relazione con i propri coetanei, con un impegno di allenamento abbastanza sostenuto nel corso della settimana. Inizialmente, aggiunge il Presidente, gli allenamenti si tenevano tutti i giorni mentre ora l'impegno è di sole 2 ore alla settimana, dalle 18,30 alle 20,30. Studiano al liceo classico, all'artistico, all'alberghiero etc, sognano ovviamente il successo della squadra dimostrando una forte propensione allo studio della strategia del gioco.La tecnica, dice l'allenatore, si acquista col tempo ma la preparazione fisica ed il senso del gioco di squadra deve essere costante e tra le mie ragazze, questi valori, sono di ottimo livello. Luana è felice della sua scelta di far parte della squadra di calcio ma ribadisce un concetto ripreso poi da tutte le altre compagne: molti credono che il calcio femminile sia cosa diversa da quello maschile, che a livello agonistico sia di livello inferiore, non è vero.
Melissa ribadisce che molte per sone, soprattutto i maschi, tendono a sottovalutare lo sforzo fisico che anche una squadra femminile deve sopportare "tecnicamente forse pecchiamo leggermente, ma, vi assicuro, stare in campo e conquistare punti è dura anche per noi."
Eleonora rincara la dose "quando ci vedono giocare, leggiamo nei visi della gente stupore e sorpresa".
Certamente le caratteristiche "tecniche" sono specifiche se confrontate ad una squadra maschile, dice con forza e competenza la giovanissima Debora di appena 13 anni, la nostra preparazione è rivolta ad acquisire scioltezza e agilità e non solo potenza".
Una squadra completa e matura con giovani atlete ben consci del loro ruolo individuale e di gruppo.Un grande "valore aggiunto" è la compattezza della squadra, dichiara il Presidente, il difetto maggiore è la "scarsa puntualità".
Un forte sostegno di sponsor e di pubblico è ciò che meritano queste 18 giovani campioni.

(corner)

 

 

Campionato regionale serie D. Girone A. Seconda giornata

1 a 1 tra Villasor e Santadi


Domenica 4 novembre. Sul campo Atletico Santadi - Ascf Villasor
Formazioni
Santadi: Lampis, Siddi, Giuntoni (Cuccu), Lampis F., Piras, Nonnis, Ravot, Bullegas, Trudu (Desogus), Melis.
Villasor: Mannias, Picci, Canino (Ena), Pinna, Abis, Mameli, Vargiu (Pilloni), Abis E. (Meloni), Tuveri, Zonca, Schirru.
Marcatori: Melis al 31° del primo tempo, Ena al 40° del secondo tempo.

Alla fine il risultato appaga un po' tutte e due le formazioni scese incampo. Può sicuramente gioire l'allenatore del Santadi perché ancora una volta ha potuto verificare la durezza difensiva della sua squadra,nonostante si trovasse di fronte una squadra tecnicamente e tatticamente più dotata.Può invece avere qualche rammarico l'allenatore del Villasor, Giorgio Usai, per aver assistito ad una partita non esaltante da parte delle sue ragazze. Senza nulla togliere al Santadi, il risultato è imputabile a qualche santo piovuto dal cielo. Infatti il Villasor,pur non avendo giocato al 100 per cento delle proprie potenzialità (forse ha inciso lo stress del viaggio), domenica sul campo era l'unica squadra capace di cucire qualche trama offensiva senza affidarsi,come spesso fatto dal Santadi, ai lanci lunghi. Nel primo parziale il Villasor ha un po' sofferto il gioco degli avversari che al 27° passano in vantaggio con un goal riconosciuto tale solo dall'arbitro in campo che ha confuso una netta e chiara carica al portiere per un goal da convalidare! Poi la buona giocata del n°4,del portiere della squadra granata e l'incredibile fallosità dimostrata, ha evitato che il Villasor potesse fare sconquassi. A tutto si aggiunga anche una palese incompetenza arbitrale (non è il caso di chiamarla "direzione") ed una buona dose di fortuna per spiegare il risultato finale della gara sportiva. Nonostante una ripresa tutta votata in attacco, il Villasor non riesce a trovare da subito quel pareggio che gli avrebbe aperto forse la strada della vittoria.
Dopo una serie di cambi ed una partita oramai a senso unico con il Villasor perennemente all'attacco nell'area avversaria del Santadi con lo sviluppo di un forceing oppressivo ma non producente, all'84° arriva, liberatorio, il goal. Certamente una partita tutta caratterizzata dal Villasor senza nulla togliere al Santadi. Ma si sa: la palla è tonda, il calcio è strano ed imprevedibile e quello femminile lo è ancor di più!

Ester Abis

 


 

 

 

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